Dalla Camera il primo ok al ddl sulla legittima difesa: ma davvero stravolge le leggi precedenti?

Legittima difesa, dalla Camera il primo ok al ddl in attesa del Senato. Ma davvero stravolge le leggi precedenti? Vediamo cosa cambia

di Tiziana Cecere*

Uno degli istituti del diritto penale più discussi risulta senza ombra di dubbio, quello della ‘Legittima difesa’, tanto è vero che ha avuto nella storia del diritto italiano un’evoluzione notevole, laboriosa e complessa.

Dai tempi del Diritto romano la legittima difesa tutelava l’integrità personale, della vita e del pudore.

Nel Decretum Gratiani (Concordia discordantium canonum, una raccolta di fonti di diritto canonico redatta dal vescovo Graziano di Chiusi e magister) venne riaffermato il diritto di difesa come un vero e proprio diritto naturale. Nel corso delle elaborazioni dei pratici italiani l’istituto venne man mano considerato sotto un profilo più restrittivo tanto è vero che da Ugo Grozio (un giurista, filosofo, teologo, umanista, storico, poeta, filologo) venne ammessa a legittima difesa solo quella relativa alla persona, così come anche il Codice napoleonico individuò nelle disposizioni della legittima difesa solo i reati contro la persona insistendo per i requisiti della difesa da un’ingiusta e attuale aggressione.

Di lì in poi, susseguendosi numerose elaborazioni dell’istituto grazie alle dottrine filosofiche e giuridiche, si giungeva a definire i principi fissati dal legislatore italiano che vennero fissati in:

ingiustizia del male minacciato, la sua gravità e la sua inevitabilità.

Per curiosità giuridica, occorre sapere che la legittima difesa nel codice penale italiano del 1889 era regolato dall’art. 49, n.2, sotto il titolo della

“imputabilità e delle cause che la escludono o la diminuiscano”.

Passando all’attualità: l’articolo 52 del codice penale stabilisce come

non sia punibile chi – costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta – si difenda con violenza sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

Sussiste un rapporto di proporzione se viene usata un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere: a) la propria o la altrui incolumità; b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.

Collegato a ciò, sentiamo sovente parlare di eccesso colposo di legittima difesa, cioè a fronte di una reazione di difesa eccessiva: non c’è volontà di commettere un reato ma viene meno il requisito della proporzionalità tra difesa e offesa configurandosi un’errata valutazione colposa della reazione difensiva.

Una novella del 2006 è intervenuta su questo specifico punto introducendo una presunzione iuris et de iure di proporzionalità tra offesa minacciata e reazione attuata attraverso l’uso di un’arma (legittimamente detenuta) o di un altro mezzo di coazione fisica, quando la necessità di autodifesa sorga all’interno di uno dei luoghi individuati dall’art. 614 c.p. ovvero in uno dei luoghi dove viene esercitata un’attività commerciale, imprenditoriale o professionale, e sia necessario difendere l’incolumità personale oppure i beni patrimoniali propri od altrui.

Di contro secondo la giurisprudenza vigente della Corte di cassazione, la legittima difesa sussiste anche quando chi si difende ha impiegato armi non regolarmente detenute (Cassazione penale Sezione V sentenza del 12/10/2016 n. 49615).

Per quanto riguarda il pericolo alla propria incolumità, sussiste la legittima difesa putativa che si realizza quando chi si difende crede di essere in pericolo mentre non lo è.

L’articolo 59, comma 4 del codice penale assimili la legittima difesa putativa alla legittima difesa vera e propria.

Certamente per valutare la concretezza del pericolo all’incolumità è necessaria una valutazione caso per caso ma ex ante (Cassazione Penale Sezione IV sentenza del 03/05/2016 n. 33591, Cassazione penale Sezione I sentenza del05/03/2013 n. 13370).

Al momento esiste una presunzione di proporzione tra difesa e offesa e questa opera ogni volta che il fatto sia commesso nell’abitazione privata, nel proprio negozio, nella propria impresa o nel proprio ufficio. A ciò se ne aggiungono altri due: la concretezza del pericolo alla propria incolumità e la regolare detenzione dell’arma. Questi due requisiti sono stati comunque limati.

L’articolo 59, comma 4 del codice penale, inoltre, esclude dalla valutazione della concretezza del pericolo all’incolumità tutti i casi di errore putativo.

Va da sé che i criteri per valutare la proporzione tra offesa e difesa risultino attualmente flessibili.

Il nostro legislatore ha di recente nuovamente considerato una proposta di legge per dare un volto nuovo alla legittima difesa.

La nuova legittima difesa ottiene l’approvazione della Camera e prevede l’inasprimento delle pene per furto e rapina e la difesa privata “sempre legittima”.

Le notizie che ci giungono sono che si intende modificare rispetto al testo originale del ddl sulla legittima difesa che ha come obiettivo quello di tutelare da “veri e propri incubi” giudiziarie chi – costretto dalle circostanze e dalla situazione di pericolo – si trova a “fronteggiare” un’aggressione nella propria casa, nel proprio ufficio o nella propria attività commerciale.

Nel testo emergerebbe che la difesa sia legittima qualora l’aggressore apporti una minaccia esibendo “armi proprie o improprie o ancora con travisamenti o altri accorgimenti idonei a determinare uno stato di paura”.

Il disegno di legge sulla legittima difesa apporterebbe una modifica all’art. 52 del codice penale a cui aggiungerebbe una tutela estesa alle immediate vicinanze di abitazioni e negozi e un comma in cui specifica come venga identificato come “offesa” qualsiasi.

Il testo dovrà passare al vaglio dal Senato e dopo il “lascia passare” andrà in seconda lettura alla Camera e pare entro l’anno in corso la riforma della legittima difesa dovrebbe diventare operativa a tutti gli effetti.

Speriamo, comunque sia, che nessuna modifica possa scalfire due principi fondamentali: quello di proporzionalità tra offesa e difesa e quello dell’accertamento dei fatti all’interno di ogni specifico caso e ogni specifico processo penale.

Comunque appare che l’ultimo ddl sulla legittima difesa non introduca veri e propri stravolgimenti nella disciplina dell’istituto oggi in vigore certamente a dispetto degli slogan molto d’effetto che stanno inevitabilmente accompagnando l’iter parlamentare della proposta legislativa in commento.

Le strutture portanti della attualità del pericolo e della necessità difensiva, vero discrimen funzionale a stabilire dove comincia e dove finisce l’ambito operativo della legittima difesa, non risultano difatti, attinti dalle variazioni che il progetto di modifica legislativa si propone di apportare.

Auspichiamo comunque che nessuna modifica possa scalfire due principi fondamentali: quello di proporzionalità tra offesa e difesa e quello dall’accertamento dei fatti all’interno di ogni specifico caso e ogni specifico processo penale e che non si allarghino le maglie della presunzione di legittima difesa rischiando di legalizzare il far west.

*avvocato penalista

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