Castel del Monte: non c’era alcun hamman. Svelato il mistero

Il misterodi Castel del Monte svelato da Pino Gadaleta. Non c’era alcun hamman. La ricostruzione storica

di Pino Gadaleta

È veramente da mettere in dubbio

che l’intelligenza umana

possa creare un cifrario

che poi l’ingegno non riesca a

decifrare con l’applicazione necessaria.

(E. Allan Poe, Lo scarabeo d’oro)

Il mistero e l’enigma hanno il sorriso della Gioconda e hanno ben poco a che fare con la nudità lapidea di un castello, a meno che non sia abitato da un fantasma come succede nel cinquecentesco castello di Monopoli. Ma questo è un altro mistero che potremo raccontare in seguito se i miei eroici lettori lo richiederanno esplicitamente.

Un castello ha molte storie da descrivere:

assalti, battaglie, amori tra dame e cavalieri, intrighi e tradimenti, decapitazioni come quella di Anna Bolena, storie di amanti occasionali di Giovanna II d’Angiò a Castel dell’Ovo che poi erano precipitati in mare utilizzando una porta che si apriva sulla sottostante scogliera. Fu Maria d’Angiò, sorella minore della regina Giovanna I, che violentata da un “prode” cavaliere della famiglia Del Balzo lo fece suicidare lanciandolo dai merli di Castel dell’Ovo in mare.

Il castello, il “castrum” medievale per intenderci,

ha una funzione strategico-militare e residenziale, non è un luogo di culto e nemmeno un ospizio destinato all’uccellagione o al sollievo di bagni terapeutici allietato da danzatrici orientali.

Nel Chronicon di Domenico di Gravina (1348-1350) si deducono importanti conferme sul castello murgiano-ottaedrico: sono confermate l’esistenza di mura di cinta e delle stalle; è narrato un episodio in cui Castel del Monte fu trasformato in un mastodontico stazzo o ovile in grado di ospitare ben 30mila pecore, predate dallo stesso Domenico ai suoi avversari angioini-tarantini. Molto probabilmente si tratta di una iperbole che sta per “numerose greggi”. Dove poi abbiano reperito i mungitori per tante pecore non lo sappiamo, forse dalla numerosa guarnigione di soldati ungheresi di Luigi I d’Ungheria che occupavano il castello, che tra un bagno e l’altro nell’hamman, fungevano da pastori, e poiché il castello era privo di cucine, come sostengono le solite guide cripto-burlatrici, erano a dieta, a base di latte!

Castel del Monte per molti costituisce un mistero,

poiché ha una pianta ottagonale, quindi legato al n. 8 che coricato simboleggia l’infinito. Esistono diversi edifici storici nell’antichità a pianta ottagonale: il centro termale di Hierapolis in Turchia del V sec d.C., l’aula ottagonale delle terme di Diocleziano a Roma, la cappella palatina di Carlomagno di Aquisgrana, la Cupola della Roccia a Gerusalemme.

Un mistero, quello dell’Ottaedro, che si rifà a una lettura di un codice tanto intraducibile quanto fantasioso, il cosiddetto codice di Voynich. Si tratta di un manuale vergato in caratteri incomprensibili su pagine di pergamena di vitello e recante strani simboli, piante, costellazioni e donne bagnanti disegnate con acquarello.

Il manuale non ha titolo ed è identificato come codice di Voynich dal nome del compratore, un polacco collezionista di libri rari, che lo acquistò nel 1912 dai Gesuiti di villa Mondragone di Frascati. Attualmente è custodito presso la Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale, negli Usa. Il manuale di formato 16X22 cm spessore 5 cm, ha 204 pagine, ritenuto un falso scritto per scroccare soldi a qualche amante dell’arcano.

Fatto sta che ad oggi nessuno lo ha decifrato.

Il Manoscritto nel 1600 è stato acquistato da Rodolfo II di Asburgo, personaggio con molte propensioni all’alchimia, a costi molto elevati da John Dee, astrologo di corte della regina Elisabetta I, che a sua volta la aveva ricevuto dal duca di Northumberland frutto di rapine ai monasteri inglesi durante il regno di Enrico VIII.

Nel gennaio del 2018 due ricercatori americani hanno ipotizzato, grazie all’uso dell’Intelligenza artificiale, che il codice utilizzi alfagrammi di origini ebraiche e uno studioso di costumi ebraici antichi ha ipotizzato che le donne raffigurate nel codice sia legato a un rito di purificazione delle puerpere.

Vi è rappresentata una illustrazione che secondo i nostri “studiosi” suggerisce la filosofia e la ragione della costruzione che sottostà a Castel del Monte.

È raffigurato un sole raggiante al centro di colore celeste e intorno un tracciato che sembra la pianta di un castello recante sei torri semicircolari. Vi sono quattro canali captivi di acqua da quattro sorgenti collegati alla pianta. Da qui l’ipotesi della esistenza di un’hamman che Federico di Svevia aveva voluto che fosse dotato Castel del Monte. Ovviamente il sole al centro rappresenta Federico II; infatti Manfredi annunciava la morte dello Svevo:

“Tramontato è il sole del mondo che riluceva in mezzo alle genti”. 

Inoltre nella figura del codice di Voynich appaiono due figure umane maschili contrapposte, una rappresentata con lo scettro gigliato, l’altra con il mappamondo crociato, segni inconfondibili del potere sovrano svevo. Salvo rammentare che questa iconografia è utilizzata per rappresentare molti sovrani cattolici non solo svevi.

A guastare però l’interpretazione del castello con annesso hamman è la datazione del manoscritto effettuata recentemente con il radiocarbonio. Il manoscritto infatti è stato redatto tra il 1404 e il 1438. Ben due secoli dopo la costruzione di Castel del Monte. Ohibò!

Ma i fautori del Castello con annesso centro benessere non si sono persi d’animo. Hanno subito replicato che il codice di Voynich è una copia amanuense di un precedente manoscritto di Ruggero Bacone (1214, Lichester -1292 Oxford). Un francescano che insegnò a Parigi, scienziato e filosofo che tra il 1245 e il 1255 (quindi molto distante da Andria e dalle vicende federiciane) aveva vasti interessi culturali tanto da essere appellato Doctor Mirabilis. I suoi scritti riportano con chiarezza i suoi concetti e i suoi studi scientifici con disegni congrui ai temi trattati e del tutto incompatibili con quelli rappresentati nel codice di Voynich.

Quale è la fonte che ha permesso di attribuire a Ruggero Bacone la paternità del codice di Voynich?

Un insospettabile personaggio, un grande investigatore del mistero dei nostri tempi. Famoso tra l’altro per aver spiegato che nella porta ovest della basilica di san Nicola sull’architrave sono scolpiti re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda che suffraga l’ipotesi che il Graal sia stato custodito nella basilica nicolaiana.

Si tratta del mitico Martin Mystere che nel fumetto n.167 titolato “Obiettivo l’apocalisse” attribuisce la redazione del codice di Voynich a Ruggero Bacone.

Anche i fumetti sono una fonte storica. Interessante vero?

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