La seduce e le spilla 110mila euro: barese condannato per estorsione e truffa. Relazioni trappola: cosa accade?

La seduce e le spilla 110mila euro: barese condannato per estorsione e truffa. Relazioni-trappola in cui si può cadere. Ma cosa accade?

di Tiziana Cecere*

tiziana cecereIl giudice monocratico del Tribunale di Aosta Marco Tornatore ha condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione un 49enne originario di Bari, accusato di estorsione e truffa ai danni di un’imprenditrice cinquantenne della media Valle da cui, secondo l’accusa, aveva ottenuto 110mila euro dopo averla fatta innamorare.

Pare per quanto riportano i media che l’uomo, già legato sentimentalmente e con 2 figli, si fosse avvicinato all’imprenditrice, conoscendo la posizione economica della stessa, prima amichevolmente carpendo piano piano la fiducia della donna e il suo consenso, poi seducendola e inducendola a innamorarsi.

Cosa accade in queste relazioni e come mai una relazione amorosa può talvolta diventare una trappola dalla quale si ha difficoltà a uscire da soli?

Certamente nel periodo storico in cui viviamo caratterizzato “dal tutto e subito”, dalla facilità degli agganci e delle relazioni sessuali e sentimentali in cui si assiste alla perdita dei valori antichi, quelli professati dai nostri nonni, stiamo assistendo a una caduta a picco nel precipizio della “sotto stima”, del venire meno “della consapevolezza dell’Io”.

È in continua crescita il numero delle donne, preda di truffe sentimentali e vittime di reati sessuali

o di crimini terribili poiché il libertinaggio sessuale, la mancata stima e la mancata tutela del proprio corpo, prendono ormai il sopravvento, lasciando spazio a qualunque tipo di relazione malsana.

Attualmente non esistono norme incriminatrici per le condotte di “condizionamento del pensiero” come quello probabilmente patito dall’imprenditrice vittima di truffa, non sussistendo più nel codice penale il reato di plagio.

Bisognerebbe reintrodurre la fattispecie incriminatrice del “plagio” dichiarata illegittima dalla Consulta con la sentenza n. 96 dell’8 giugno 1981, che sanciva l’incostituzionalità del ridetto reato eliminandolo dall’ordinamento giuridico penale, in quanto ritenuto lesivo del principio di tassatività della norma penale, a teorie che invece considerano superflua la creazione di un reato ad hoc, valutando efficace la tutela svolta da altre norme incriminatrici già presenti nel nostro ordinamento, o altre tesi che ravvisano l’esigenza di una norma a tutela dell’integrità psichica, a condizione che rispetti il principio di determinatezza e tassatività in modo da non inficiare le libertà costituzionalmente garantite dall’art. 25 Cost.

La vera difficoltà applicativa ai casi concreti dell’interpretazione delle norme e della riconduzione delle condotte del reo nell’alveo di norme incriminatrici insiste nell’attribuzione alle condotte plagianti di un’effettiva posizione indefinita rispetto ad altre condotte penalmente irrilevanti e/o considerare non devianti. 

Occorrerà procedere nella comparazione delle diverse tecniche di brainwashing e soffermarsi sulla valutazione della parola: “condizionare”, senza mai sottovalutare che il condizionamento, il controllo mentale, la persuasione coercitiva, il controllo del pensiero, il plagio psicologico  sono determinati da eventi, stimoli, dal vissuto emotivo, dai bisogni primari dei singoli individui, insiti nel processo di apprendimento del vivere quotidiano.
Va da sé che l’eliminazione del reato di plagio dall’ordinamento abbia creato un vuoto di tutela enorme, alla luce, della diffusione sempre più pregnante nel tessuto sociale di condotte attuate da persone senza scrupoli che con strumenti di persuasione e un certo carisma innato riescono a destrutturare emotivamente e psicologicamente altri soggetti inducendoli a commettere azioni lesive verso se stessi e predatorie verso i loro patrimoni.

*avvocato penalista

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