Una persona che si ama cammina con le spalle dritte, il volto alto, sorride. Cos’è la bellezza?

Il concetto di bellezza. Una persona che si ama cammina con le spalle dritte, il volto alto, sorride e non ha paura di mostrarsi agli altri

di Marco Magliozzi e Stella Maurogiovanni*

Bellezza: “Qualità di ciò che appare o è ritenuto bello ai sensi e all’anima, definizione Treccani.

Parlare di bellezza non è mai facile, essendo un concetto, per sua natura, contemporaneamente astratto e reale, soggettivo e oggettivo, passeggero e duraturo nel tempo.

Dare quindi una definizione universalmente condivisa risulta complicato ma una cosa è certa: ognuno di noi, a seconda della propria natura, della scala dei valori personali, delle convinzioni, della percezione del bello e delle proprie esperienze, ha strutturato con gli anni un’idea soggettiva di ciò che lo attrae.

La storia ci insegna che la bellezza è il frutto di un complesso insieme di fattori. Prendiamo come esempio l’epoca preistorica, analizzando la famosa statuetta della Venere di Willendorf, una raffigurazione in pietra di una donna risalente a circa 25mila anni fa, le cui forme, oggigiorno, tutto esprimono eccetto attrazione, sinuosità, fascino: all’epoca il concetto di bellezza era infatti quasi completamente integrato con la capacità della donna di procreare e saper badare alla prole. Non a caso la donna raffigurata ha un aspetto florido, con seno e fianchi prosperosi, con pochissimi o addirittura assenti dettagli del viso, in quanto aspetto totalmente secondario.

Andando avanti nei secoli il sistema di convinzioni e valori dell’essere umano si modifica, si evolve, cambia. La Venere di Milo, statua di marmo risalente al 130 a.C. e raffigurante la dea dell’amore, il celebre dipinto di Botticelli (Rinascimento) ritraente la Nascita di Venere, sono tutti grandi e fantastici esempi di opere che ci invitano a considerare l’idea di bellezza come un qualcosa in continua trasformazione. Con il passare dei secoli spariscono gli enormi seni, il corpo si fa più sinuoso, il viso è ricco di dettagli e molto più espressivo.

Il concetto di bellezza, quindi, muta assieme all’evoluzione umana. E non solo: la geografia, il contesto, la cultura, svolgono un ruolo fondamentale in questo processo di cambiamento.

In uno studio presentato al convegno del 2009 dell’American academy of Otolaryngology – Head and neck surgery foundation (Aao-Hnsf) svoltosi a San Diego, alcuni ricercatori hanno dimostrato che le preferenze estetiche di un gruppo di soggetti brasiliani erano nettamente diverse da quelle di altri soggetti che vivono in altre zone del mondo. Per effettuare la ricerca, sono state richieste le preferenze estetiche relative a tre tipi di naso, visualizzati attraverso immagini computerizzate e tratte dai profili di sei donne di età compresa tra i 18 ed i 30 anni. Si è visto così che la posizione bassa della radice del naso, tra la piega della palpebra superiore e il livello della pupilla, è quella considerata “più attraente” dai brasiliani (53%), mentre la posizione considerata “regolare” è solo al secondo posto (36%). Per definire il “peggior profilo” i brasiliani hanno invece scelto compatti la radice alta del naso (73%).

Sussistono quindi canoni di bellezza universalmente condivisi?

La risposta appare essere negativa, anche se è giusto affermare che, a seconda del contesto e della cultura di appartenenza, esiste una maggiore condivisione di regole auree che determinano ciò che è bello.

A ciò possiamo aggiungere il concetto di bellezza soggettiva, il quale è frutto di una attenta disamina psicologica.

Non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace”, recita un comunissimo proverbio.

È proprio vero, ma cosa spinge una persona a valorizzare determinate persone, luoghi, cose, situazioni, anziché altre?

Come esseri umani siamo il frutto di imprinting, apprendimenti (attivi o passivi), ed esperienze. L’unione di questi fattori crea anche quelli che sono dei personali canoni che influenzano la nostra attrazione o non attrazione, la nostra autostima, l’idea soggettiva della propria bellezza, il vivere serenamente o meno serenamente il rapporto con il nostro corpo.

Quelli che in Pnl (programmazione neuro linguistica) vengono definiti metaprogrammi, determinano a loro volta il modo in cui canalizziamo la nostra attenzione: ad esempio una persona maggiormente “centrata verso se stessa” tradurrà e valuterà il mondo circostanze attraverso dei canoni di bellezza del tutto personali, mentre una persona con “centratura esterna” tenderà a valutare il mondo attraverso dei canoni acquisiti o suggeriti da altri.

La nostra autostima svolge un ruolo fondamentale nel “vederci” o meno belli.

Quanto effettivamente crediamo in noi stessi influenza positivamente o negativamente il nostro sentirci affascinanti, attraenti, eleganti, positivi. Molto spesso ad attrarre il prossimo non è una bellezza oggettiva piuttosto il modo in cui ognuno di noi usa la propria bellezza, interiore ed esteriore.

Ognuno di noi crea, con ciò che ha, il meglio che può”.

Dopo questa disamina relativa ai mutamenti dei canoni ad essa collegati nei diversi periodi storici a ad alcuni importanti cenni psicologici, la truccatrice, beauty blogger e influencer Stella Maurogiovanni, contribuirà ad arricchire l’articolo con il suo personale pensiero, sviluppato dopo più di un decennio di lavoro nel campo.

Definire la bellezza come detto precedentemente è cosa assai difficile. Nel corso degli anni ho truccato decine, centinaia, migliaia di donne e uomini, di età più disparate, di etnie e ceti sociali differenti. Ho visto sfoggiare orgogliosamente nasi pronunciati, labbra sottili, guance incavate o chili di troppo così come ho visto persone con una percezione totalmente distorta di sé, vergognarsi di difetti pressoché inesistenti.

Parlando con ognuno di loro mi son resa conto che avere una forte autostima è di gran lunga più importante che avere un volto o un corpo perfetto. Ho capito che credere fortemente che ogni singola imperfezione ci doni carattere e unicità sia l’unico modo per distinguerci dalla massa, ormai unita e conforme nel perseguire ideali di bellezza troppo standardizzati e dettati dalle mode del momento, purtroppo molto superficiali ed effimere.

Una persona che si ama cammina con le spalle dritte, il volto alto, sorride e non ha paura a mostrarsi agli altri. Una persona che si ama tiene particolarmente al suo aspetto estetico, curandosi cercando di apparire al meglio con il make-up, cercando di valorizzare i punti di forza e camuffando le piccole imperfezioni, ma è capace di uscire di casa anche senza un filo di trucco o con i capelli legati.

Una persona consapevole dei propri pregi e difetti non si maschera,

stravolgendosi i connotati con tonnellate di prodotti ma cerca di capire, spesso attraverso i consigli di esperti del settore, come poter esaltare i propri punti di forza.

Quanti di noi hanno visto in palestra donne allenarsi completamente truccate? E quanti uomini abbiamo notato al mare, magari in maglietta e pantaloni lunghi, con temperature elevate? Quanta insicurezza e timore del giudizio altrui si cela dinanzi a questo?

La bellezza dunque non è altro che consapevolezza e accettazione, da cui poi sfocia la voglia di apparire al meglio e che sicuramente chi ci circonda riesce a percepire.

Amare se stessi è l’inizio di un idillio che dura tutta la vita” diceva Oscar Wilde. Ed io non potrei che essere completamente d’accordo.

*Marco Magliozzi è psicologo; Stella Maurogiovanni è influencer

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