Costruire ‘sogni’ per vendere di più e ottenere più consensi elettorali. A Castel del Monte mai arrivarono Federico e Templari

La forza dello storytelling: costruire ‘sogni’ per vendere di più e ottenere più consensi elettorali. A Castel del Monte, per esempio, Federico e Templari non ci arrivarono mai

di Pino Gadaleta

L’arte di scriver storie sta nel saper

tirar fuori da quel nulla

che si è capito della vita tutto il resto;

ma finita la pagina si riprende la vita

e ci s’accorge che quel che si sapeva

è proprio un nulla.

(Italo Calvino, Il cavaliere inesistente)

Costruire ‘sogni’ per vendere di più, per ottenere più consensi elettorali, per affermare il proprio ruolo professionale ha prodotto il nuovo “impero narrativo” costituito dai professionisti dello storytelling.

Quello che sta accadendo nel marketing si può riassumere in poche e semplici parole: persuadere invece di convincere, manipolare invece di informare. Lo storytelling è divenuta così una tecnica da utilizzare per scopi persuasivi.

La narrazione è invece, un valore che va preservato nella sua funzione educativa e di trasmissione di una etica o di avvenimenti, vedi Esopo, Omero, Virgilio, Dante; la narrazione è una scienza che attiene alla pedagogia, alla didattica della Storia; lo storytelling è, invece, una “tecnica”, uno strumento utilitaristico per fini commerciali oppure predatori del consenso sia esso elettorale o commerciale.

Siamo di fronte a un “Nuovo ordine narrativo che presiede alla formattazione dei desideri e alla propagazione delle emozioni, per mezzo della loro messa in narrazione, indicizzazione e archiviazione, diffusione e standardizzazione, strumentalizzazione attraverso tutte le modalità di controllo”.

(Vedi Christian Salmon, “Storytelling” ed. Fazi 2008)

Nelle professioni turistiche, specialmente per le guide in qualità di “ambasciatori del territorio”, lo storytelling recupera la sua funzione intrinseca dell’informazione che trasmette conoscenze attraverso una dimensione discorsiva di tipo patemica, ma nel contempo serve migliorare il public speaking, ovvero le tecniche per parlare in pubblico. È buona prassi evitare utilizzo di parole logore, formali, assuefatte dalla lunga ripetizione dello stesso racconto, che rischia di essere, inavvertitamente, una cantilena monotona e noiosa.

Il linguaggio ripetitivo inficia la comunicazione efficace.

Le storie che interessano il turista parlano di persone vere, eventi realmente accaduti, azioni concrete, pensieri e sentimenti dei personaggi coinvolti che fanno riflettere ed emozionare chi ascolta.

Questo significa che il “soggetto” di cui la guida si serve per suscitare l’interesse del turista deve essere adeguatamente raccontato, descritto correttamente con conoscenza e scienza, rifuggendo dai miti e dalle leggende o un aneddoto privo di un supporto documentato.

Circolano troppe favole e troppi stereotipi su personaggi storici, su castelli, sul medioevo descritto come periodo buio e nero, e invece, per comunicare oggi utilizziamo il volgare italiano del XIII secolo.

Si raccontano invenzioni come quelle su Castel del Monte, l’ottaedrico castello federiciano, dove i Templari portarono il Graal o che il castello, con relativa vasca ottagonale per battesimi iniziatici, fosse un tempio voluto da Federico II di Svevia.

Si enuncia che il castello rappresenti uno Stonehenge apulo edificato sulla base di complessi calcoli astronomici, oppure che fosse un ottaedrico edificio con una cupola d’oro che richiamava il tempio di Salomone; ultimamente si è “autorevolmente” ipotizzato che fosse un centro benessere certificato dal codice di Voynich (un manoscritto intraducibile che risale al XV secolo).

Federico e Templari non ci sono mai stati in quel castello.

Non sono mai esistiti riti iniziatici e il castello non è stato mai utilizzato come bagno turco. Semplicemente è un castello medievale, un unicum nella sua architettura castellare, e quello che vediamo oggi è frutto di un sapiente restauro. Nei registri angioini del XIV sec. riporta che il castello al massimo ha ospitato una ventina di fanti e un cavaliere, e non risulta che costoro si dedicassero alla cura del loro corpo nel castello con annesso hamman.

Un progetto di storytelling come viene elaborato se il soggetto dopo la sua descrizione scientifica è un castello? A meno che non ci abitasse un fantasma, non vi sia stata una cruenta battaglia, una esecuzione sommaria di qualche celebrità storica? Dov’è la sua dimensione patemica ?

In effetti uno storytelling per essere efficace deve “attrarre” l’attenzione del turista,

deve incuriosirlo, deve divertirlo, deve eccitarlo, deve rilassarlo, deve essere insomma un’esperienza piacevole, una bella cosa da ricordare facilmente e durevolmente e che sia nel filone delle notizie esatte e certe. Non è facile ed è più comodo rifugiarsi nella fantasia di cavalieri templari che brigavano nel castello federiciano inventandosi la saga del Graal confortati che in quel castello mancando scuderie e cucine tutto era tranne un castello.

Una dimensione patemica originale e che si richiama a fatti veri è difficile da raccontare in questo caso.

Ma cosa è la dimensione patemica?

È un neologismo coniato nell’ambito della professione pubblicitaria che deriva dalla parola greca pathos, cioè la capacità che ha un’opera d’arte di suscitare una intensa emozione. E come suscitare questa intensa emozione descrivendo un castello che tutto sommato ha una sua rigidità architettonica e tranne un piccolo mosaico pavimentale (contrabbandato per cerchi di natura esoterica) e la testa di un sileno (spacciato per la rappresentazione di Baphomet) ha ben poco per suscitare una narrazione emozionante?

Manfredi, vi imprigionò all’interno alcuni servi ribelli, nel 1249, nello stesso luogo si sarebbe festeggiato il matrimonio tra la figlia del re, Violante, ed il conte di Caserta, Riccardo.

Altri matrimoni celebrati nel castello sono stati quelli tra Beatrice D’Angiò e Francesco del Balzo, conte di Andria, nel 1348, e quello tra Umberto de la Tour e Maria del Balzo. Vi ha soggiornato nel 1494 Ferdinando di Aragona, prima di essere incoronato re.

Nel Chronicon di Domenico di Gravina il castello ha un ruolo centrale negli avvenimenti del 1348/1350 e qui apprendiamo l’esistenza di un muro di cinta, la morte di un cavallo ungherese per il troppo caldo estivo. Si deduce che ci fossero mura esterne e stalle, e un fitto bosco alle pendici del castello per cui di notte era facile smarrirsi. Studiando i personaggi relativi ai matrimoni e il Chronicon è facile costruire una storytelling con criteri patemici, evitando, così, il bla bla di descrizioni del castello che sicuramente il turista dimenticherà.

Ci limitiamo a dare dei suggerimenti ma su Riccardo e Francesco del Balzo ci sarebbe tanto da narrare per non parlare del Chronicon, un’autentica miniera di informazioni documentate in grado di suscitare l’interesse emozionale del turista.

Riccardo Sanseverino sposò Violante, sorella di Manfredi, figlia di Federico II e Bianca Lancia. Svelò a Federico una congiura ai suoi danni, fu presente alla morte dell’Imperatore svevo a Castel fiorentino nel 1250. Per ironia della sorte suo figlio Corradello fu imprigionato in Castel del Monte. Sui rapporti tra Violante e Manfredi vi è una presunta esistenza di rapporti incestuosi tra i due.

È un castello che non finisce mai di narrare storie emozionanti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.