Emergenza pedofilia, aumentano i casi di abuso sui minori. Ecco l’identikit del pedofilo

Emergenza pedofilia, aumentano i casi di abuso sui minori. Ecco l’identikit del pedofilo

di Tiziana Cecere*

I sondaggi rilevano che 1 italiano su 3 considera normali e leciti i rapporti sessuali con i minorenni.

Ciò che diventa scabroso nella coscienza umana è che di recente si registrano migliaia i casi di abusi sessuali su minori commessi in tutto il mondo da uomini di chiesa.

In realtà non esistono statistiche ufficiali aggiornatissime ma Mons. Charles Scicluna, già «promotore di giustizia» della Congregazione per la Dottrina della fede, annunciava durante l’incontro sulla protezione dei minori, che la congregazione sta lavorando all’elaborazione di un dossier statistico.

Prendiamo per buoni dunque, i dati attuali della Chiesa cattolica a fronte di una popolazione media di circa 440mila membri del clero nel mondo, i chierici colpevoli di abusi su minori risulterebbero all’incirca lo 0,67%, dei quali propriamente pedofili lo 0,067%.

Produceva scalpore tra le varie casistiche quello della diocesi di Boston, sollevato a partire dal 2002 dalla stampa: 600 articoli, 1.000 casi di bambini vittime di abusi sessuali e psicologici, 70 preti pedofili, e un cardinale (lo scomparso Bernard Francis Law), «riparato» in Vaticano nel 2004 come arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore.

Tale vicenda peraltro, è stata interpretata nel film Premio oscar Spotlight.
Ciò che ha fatto notizia è stata la dichiarazione di Papa Francesco dopo l’incontro del 25 febbraio scorso in cui affermava “Preti pedofili: uno strumento di satana”.

Tutte le associazioni a difesa dei minori e della violenza si aspettavano delle risposte e degli interventi concreti della Chiesa sul punto, ma a quanto pare dal discorso diffuso sui media, si appuravano solo dati statistici e nessuna azione concreta.

Cosa sia la pedofilia e come si inneschi nella quotidianità, è una riflessione da non dare per scontata.

La pedofilia è una tra le più frequenti e conosciute parafilie (le altre esempio sono l’esibizionismo, il sadismo sessuale, il masochismo sessuale, il feticismo, la zoofilia ecc.). Il termine parafilia sottolinea il fatto che la deviazione (para) dipende dall’oggetto da cui la persona è attratta (filia).

I pedofili sono prevalentemente di sesso maschile ed eterosessuali.

Sovente è associata all’uso di alcool, ad atti di esibizionismo e di violenza carnale. Le vittime risultano essere sia maschi che femmine. In ogni caso costituisce un abuso di potere da parte dell’adulto.

Si rileva che i bambini, poiché non sono in grado di proteggersi completamente dagli abusi sessuali, subiscono con più probabilità abusi da parte di persone che conoscono piuttosto che da parte di sconosciuti, anche se molte persone fanno ancora fatica a crederlo.

La persona che molesta i bambini può essere il membro rispettabile della comunità o il “tipo simpatico” nella strada o un membro della famiglia. Facilmente si pensa che i bambini in campagna siano più sicuri, ma i pedofili vivono in tutti gli ambienti, non solamente nelle città.

Quali possono essere delle linee guida per la prevenzione?

Cosa può fare un bambino (o una bambina) quando un educatore, o un insegnante gli fa capire che gli darà cattivi giudizi e lo boccerà, o un allenatore non lo farà giocare, o una baby sitter dice che il suo cagnolino potrebbe venir ucciso, a meno che lui/lei non faccia determinate cose (o lo dice come minaccia per impedirgli di raccontarlo a qualcuno)?

I pedofili possono conquistarsi la fiducia del bambino e dei suoi genitori per un lungo periodo di tempo prima di compiere l’abuso e possono diventare amici del genitore o diventare la persona ‘gentile’ che li aiuta quando hanno bisogno, al fine di poter raggiungere il bambino o la bambina.

I pedofili hanno hobbies e interessi che affascinano e solitamente “agganciano” i bambini mostrando un appassionato interesse nelle cose che a loro piacciono o dando loro “dolcezze” materiali, come soldi o regali.

Spesso dicono a un bambino che la loro è una relazione speciale e che quello che fanno insieme deve rimanere segreto; questo può creare confusione nel bambino, soprattutto se ciò che fanno insieme è un’attività piacevole.

Possono far sentire un bambino “speciale”.

Questo significa che bambini che si sentono non amati, che si sentono senza speranza o cattivi, o che sono stati abusati in casa, sono soggetti molto a rischio.

Questi sono i bambini che più facilmente risponderanno a qualcuno che mostri loro attenzione e affetto.

Passando ad analizzare i sex offenders, si rileva che non tutti quelli che commettono reati di violenza sessuale hanno problemi psichiatrici. Però tutti hanno una patologia delle relazioni: di solito hanno avuto un’infanzia non protetta, trascuratezza, episodi di violenza anche solo fisica, poca protezione dal mondo adulto.

L’unico rapporto con l’altro che hanno conosciuto nella loro esistenza è quello predatorio, di sopraffazione, con bisogni molto primitivi che non hanno imparato a soddisfare nella maniera giusta.

La negazione è il tratto caratteristico che accomuna tutti i sex offenders, un aspetto molto noto tra gli studiosi, e la ricerca in questo campo cerca di capire se sia consapevole o meno, se investa tutta la personalità o solo certi aspetti.

Queste personalità sovente sono perfettamente dissociate: la negazione stessa è un sintomo della dissociazione che rende possibile avere, nella sostanza, due vite parallele. Per quanto sia difficile anche solo da immaginare, chi commette un abuso sessuale può essere al contempo una persona che in altre sfere della sua vita è funzionale.

I sex offenders in Italia, che scontano nelle strutture penitenziarie la loro pena, rappresentano il gradino “più basso” di qualsiasi graduatoria delle tipologie, vede i violentatori, gli sfruttatori, “i mangiabambini” e quanti hanno abusato di minori o di donne. In una situazione di sovraffollamento quale quella attuale, risulta estremamente difficoltoso per l’amministrazione assicurare la migliore gestione di soggetti con “caratteristiche particolari” che risultano essere invisi alla stragrande maggioranza della popolazione detenuta, la quale ha “rispetto” in ambito penitenziario anche per il pluriomicida ma non per colui che ha commesso “reati infamanti”.

La nostra moralità, e la spinta dell’allarme sociale, ci induce con forza a credere nel senso vero della giustizia che si divide tra il principio di effettività della sanzione e il principio di rieducazione dei detenuti.

Fatto sta che In Italia si lavora poco sulla prevenzione delle recidive di tali aberranti reati; segnalo le buone prassi di successo nelle strutture penitenziarie di Milano Bollate e a Roma Rebibbia: su 250 detenuti che hanno commesso reati sessuali solo 7 sono stati i casi di recidiva, una volta scontata la pena.

La media internazionale delle recidive è del 17% ma potrebbe almeno dimezzarsi se tutti gli istituti penali attuassero i programmi di trattamento specifici per “sex offenders”.

Dunque, l’analisi di profiling e prevenzione è diretta a incentivare per i genitori dei minori momenti di confronto, di formazione e informazione del fenomeno, al fine di monitorare l’accesso ai minori sulla rete web e di essere pronti a osservare ogni minimo dettaglio di mutamento del comportamento del minore, in ambito scolastico, familiare, del tempo libero e anche di frequentazioni parrocchiali.

*avvocato penalista

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