Storytelling: da Omero in poi è tutto copiato. Come raccontare il Castello Svevo di Bari?

Storytelling: da Omero in poi è tutto copiato. Come raccontare il Castello Svevo di Bari?

di Pino Gadaleta

…L’occhiglauca Diva,
Cui d’Ulisse il ritorno in mente stava,
Tolte del regio banditor le forme,
Qua e là s’avvolgea per la cittade,
E appressava ciascuno, e, Su, dicea,
Su, Prenci, e Condottieri, al foro, al foro,

Se udir vi cal dello stranier, che giunse
Ad Alcinoo testè per molto mare,
E assai più, che dell’uom, del Nume ha in viso.

 Disse, e tutti eccitò. Della raccolta
Gente furo in brev’ora i seggi pieni…

(Odiseea, canto VIII, Omero)

“Da Omero (VI sec. a.C.) in poi tutto è copiato”.

È un’affermazione che mi piace ricordare a coloro che, nel marketing, sono i nuovi profeti dello storytelling, che vuol dire “far conoscere raccontando”. Narrare, infatti, è parte integrante della natura umana perché espressione autobiografica della propria esperienza e della propria memoria.

Le tecniche dello storytelling sono utilizzate nel marketing per orientare le scelte di acquisto, o dalle aziende per affrontare l’innovazione organizzativa e produttiva al loro interno, in politica e in altri settori sociali.

Il cliente non è più un consumatore finale, ma un prosumer ovvero un protagonista per orientare le aziende a produrre prodotti in linea con le sue esigenze che vengono studiate e analizzate grazie al web e ai social.

Lo storytelling è quindi un climax che passa dalla storia, a informare, al racconto per orientare, educare, plasmare, persuadere, manipolare, cioè molto lontano dalla sua originaria concezione autobiografica, pedagogica e didattica che è intrinsecamente legata alla narrazione.

Nel settore turistico, e mi riferisco soprattutto alle categorie professionali che si definiscono “ambasciatori della cultura”, sono le destinatarie di uno storytelling che superi l’aspetto descrittivo della comunicazione per far prevalere, invece, l’aspetto emozionale. Questo favorirebbe non solo la crescita professionale ma contribuirebbe a dare un “imprinting” duraturo e memorabile al turista che da visitatore diventa un messaggero. Importante, è ovvio, che l’informazione al turista, sia una descrizione basata su fatti documentati ben distinti dalla tradizione, dalle leggende, dalle invenzioni.

Un esempio per chiarire meglio. Il castello di Bari costruito nel 1131 da Ruggero II conte normanno di Sicilia, successivamente, dopo la sua devastazione operata da Guglielmo il Malo, fu restaurato tra il 1233 e 1240 dallo svevo Federico II. Verso la fine del XIII sec. Carlo d’Angiò ristrutturò un’ala del castello. Ma il turista prima di entrare nel castello vede la sua cinta muraria che fu costruita da Isabella di Aragona nel XVI sec.

Si evoca una descrizione come se un turista sapesse tutto su chi erano i normanni, gli svevi e gli angioini e gli aragonesi. Nemmeno viene spiegato il perché di una presenza di un castello, quale la sua funzione nel contesto politico e urbanistico di una comunità.

Il castello narra, invece, una storia, affascinante ricca di contenuti emozionali, quella di Isabella di Aragona, duchessa di Milano e di Bari, che si firmava “unica in disgrazia” è la storia della figlia, regina di Polonia, Bona Sforza, morta nel castello il 19 novembre del 1557 in circostanze poco chiare e sepolta nella vicina basilica di s. Nicola.

E che ci faceva una duchessa di Milano e una regina di Polonia nel castello di Bari?

E perché non spiegare che il figlio di Lucrezia Borgia fu ospitato nel castello sotto le cure di Isabella? Invece si racconta che nel castello fu ospitato s. Francesco tentato da Federico II con l’introduzione di un’odalisca nella sua cella. Un’invenzione addirittura celebrata da una lapide posta all’ingresso del castello.

Lo storytelling può rendere memorabile una visita del turista che dimenticherà le date (che si citano sempre con esattezza) ma conserverà nella sua memoria autobiografica la vicenda umana e politica delle due protagoniste della vita del castello.

Quindi abbiamo un soggetto, il castello, i personaggi, Isabella e Bona, il tema e la trama costituite dalle vicende esistenziali delle due donne. Resta da chiarire i destinatari su cui calibrare la narrazione, turisti faidate, turisti studiosi, scolaresche rispettando i canoni della comunicazione.

In questo caso, diversamente dallo storytelling utilizzato dal marketing, lo scopo è trasferire conoscenze attendibili nella memoria autobiografica del visitatore che a sua volta diventerà messaggero coinvolgente della testimonianza storico-culturale-antropologica della nostra narrazione.

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