Sui rifiuti e sugli appalti di gestione del servizio di igiene urbana a rischio: l’Aro Ba5 al capolinea?

Sui rifiuti e sugli appalti di gestione del servizio di igiene urbana a rischio: l’Aro Ba5 al capolinea?

di Danilo Nesta

Danilo Nesta

Oggi ricorre l’udienza per conoscere la decisione del Consiglio di stato sulla richiesta di revocazione avanzata dall’Ati aggiudicataria (Cns-Cogeir-Impresa Del Fiume, ora Impregicp srl) della gara Aro Ba5, della sentenza di luglio 2018 di annullamento dell’aggiudicazione (vedi articolo del 30/07/18 pubblicato su queste pagine).

Nel frattempo, i Comuni dell’Aro coinvolti, in virtù di decantate “trasparenze” di parte, non permettono ai cittadini di sapere nulla sulle alternative né su potenziali azioni risolutive e/o tamponative nella denegata ipotesi di conferma della sentenza.

Una “trasparenza” del silenzio dal sapore vergognoso che caratterizza la gestione del denaro pubblico che non è quello delle casse comunali, dato che trattasi di un servizio a totale carico del cittadino, quello dell’Igiene urbana, che può vedersi trattare con quella superficialità di giovani, troppo giovani?, amministratori inerti che, nel rivendicare dissesti finanziari, paiono incapaci di gestire e controllare un servizio che ricade esclusivamente sulle tasche dei cittadini, care a quei movimenti assenti e piegati.

La cura del denaro pubblico – che non passa nelle casse comunali se non per uscirne in automatico, quando queste non dovessero servire ad aggiustamenti di bilanci comunali – dovrebbe essere ancora più attenta e degna di risposte anziché essere trincerata nel silenzio del: “non c’entra nulla”, facendo scivolare la responsabilità su organi superiori (Aro e Regione), e dimenticando sia i princìpi costituzionali dell’autonomia comunale, sia che si è firmata una convenzione fra Comuni.

I famosi piani B, segno di capacità programmatiche amministrative, si tralasciano per concedere servizi inutilmente aggiuntivi, tanto, chi li paga? Poi fa nulla se il servizio offerto è scadente, improduttivo e offensivo per una comunità o per 5 delle 6 appartenenti all’Aro, l’importante è emettere avvisi di pagamento e accertamento (con messi notificatori ad hoc o meno, tanto poi quasi sempre per posta si mandano…) per dimostrare introiti matematici a bilancio, sapendo già, in anticipo, che non si potranno pretendere, come nel caso recente degli innumerevoli ricorsi alla Commissione tributaria, imponendo il 100% delle tariffe, sapendo che forse si incasserà solo il 40%, nella migliore delle ipotesi, pur brandendo ipotetiche vittorie che valgono solo per i legali coinvolti.

Entrare in possesso di dati concreti è un’impresa titanica quando vige la “trasparenza” (che non ti degna nemmeno di risposte a interpellanze consiliari o “istanze” politiche), e così, dopo che passano un po’ di tempo e memoria, si possono cancellare (strappare sarebbe il termine più adatto) residui attivi per 1.900.000 euro (come accaduto nel 2017) senza poter sapere a chi appartengano. Ma a chi appartengono? Chi ha sbagliato nel farli morire e farli diventare carta straccia in 5 anni? Quanti se ne cancelleranno al 2018? E al 2019?

Avevamo già avuto modo di riferire della relazione del Cnel del 2017, sulla percezione della corruzione che in soli due settori: Sanità e Amministrazione pubblica, ammonta a 80miliardi di euro (il valore di tre manovre finanziarie), quasi 3 punti di Pil e con la relazione della Dia si è confermata in Puglia l’attività monopolistica delle mafie estesa anche al mondo dei rifiuti, leggendo: “Parallelamente, si colgono segnali di espansione della criminalità barese verso i comuni dell’hinterland, anche nella prospettiva di sviluppare affari con imprenditori e amministratori locali compiacenti”.

Tanto il cittadino è l’ultima ruota di questo infame carro che paga e pagherà sempre per tutti e intanto facciamo alzare in volo, non uno stormo di vacche, come avrebbe consigliato Giorgio Gaber, ma droni.

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