Prostituzione in Italia: è reato? Il mestiere più antico del mondo: punito il favoreggiamento o lo sfruttamento

Prostituzione in Italia: è reato? Il mestiere più antico del mondo: punito il favoreggiamento o lo sfruttamento

di Tiziana Cecere*

Come mai ci meravigliamo tanto se nella città di Bari, di recente, si sia scovato un vero e proprio giro di “prostituzione minorile” all’interno di un B&B in cui molti uomini, tra i quali professionisti e manager, fascia di età tra i 50 e 60 anni, si intrattenevano con ragazze minorenni per consumare rapporti sessuali, se comunque alcune tangenziali che circondano la città sono da sempre sede di incontri con prostitute anche minorenni?

La prostituzione (dal latino prostituere-proporsi, esporsi al pubblico) che dal punto di vista etimologico significa: “porre davanti” (da prostituere) ovvero porre in vendita è senza ombra di dubbio “il mestiere più antico del mondo”.

Eppure facciamo finta di restare tutti stupiti quando ci scontriamo con notizie un po’ inquietanti socialmente pur se la prostituzione esiste fin dai tempi dei Babilonesi e dei Sumeri.

A ciò si aggiunga la dilagante diffusione del “turismo sessuale” emerso nel tardo XX secolo come uno degli aspetti più controversi del turismo occidentale e massicciamente intrapreso a livello internazionale da turisti provenienti dai paesi più ricchi del mondo.

L’autore e storico norvegese Nils Ringdal ha affermato che tre uomini su quattro di età compresa tra 20 e 50 anni che hanno visitato l’Asia e l’Africa hanno pagato per il sesso.

Spesso nella mia vece di giurista molte persone mi chiedono se la prostituzione sia un reato.

Ebbene, l’atto di prostituzione in sé, l’atto di disposizione sessuale libero del proprio corpo a pagamento non è reato.

Nell’ambito della prostituzione però occorre chiedersi quali siano le condotte attinenti alla sfera sessuale che possano configurare atti criminosi.

Le condotte illegali punite dal nostro codice penale sono il favoreggiamento della prostituzione che possiamo affermare come possa identificarsi con una qualsiasi attività posta in essere per agevolare l’esercizio della prostituzione e lo sfruttamento della prostituzione che consiste nel fatto di chi approfitti dei guadagni, in denaro o in altra utilità, purché economica, realizzati attraverso l’attività di prostituzione altrui.

Tali reati sono stati considerati applicabili anche alla prostituzione dal 20 febbraio del 1958 quando veniva approvata quella che da allora fu nota come “legge Merlin” che disciplinava la prostituzione e che in estrema sintesi disponeva l’eliminazione delle “case chiuse”, come venivano chiamati i “bordelli” allora esistenti e che introdusse i reati di sfruttamento, induzione e sfruttamento della prostituzione stabilendo che la prostituzione in sé era legale, se non forzata in nessun modo.

Se oggi diamo una lettura alla giurisprudenza di legittimità più recente capiremmo che è orientata ad affermare che “nella nozione di prostituzione deve farsi rientrare qualsivoglia attività sessuale, posta in essere dietro corrispettivo di denaro, anche se priva di contatto fisico tra prostituta e cliente, i quali possono trovarsi addirittura in luogo diverso” (cfr. Cassazione penale, sez. III, 09/04/2015, n. 17394), ovvero che “…al fine della integrazione dell’atto di meretricio non è necessario un contatto fisico tra soggetto attivo e passivo della prestazione, essendo sufficiente che la condotta del soggetto che si prostituisce dietro pagamento di un corrispettivo sia finalizzata, in via diretta e immediata, a soddisfare la libidine di colui che ha chiesto o è destinatario della prestazione” (cfr. Cassazione penale, sez. III, 16/12/2014, n. 13598).

Supremo consesso a equiparare, ad esempio, un bacio o un palpeggiamento a una congiunzione carnale, ai fini della sussistenza della figura della prostituzione (e, quindi, del reato di cui all’art. 3 L. 75/1958).

Va da sé che il limite delle condotte legali/illegali diventa sempre più borderline e ci dovremmo chiedere se sia giusto punire lo sfruttamento della prostituzione o se sia giusto mantenere il principio della libertà di prostituirsi!

Dobbiamo continuare a vedere ragazze seminude, sovente minorenni, in mezzo alla strada, di solito sfruttate da bande organizzate, che operano di fatto in clandestinità? Oppure ci sono altre possibilità da poter esplorare?
In Olanda esistono città con i “quartieri a luci rosse” dove le prostitute si mettono letteralmente in vetrina e poi hanno nel retro un appartamento dove svolgere l’incontro sessuale. E le prostitute sono registrate e pagano le imposte.

In Germania o in Australia i “bordelli” sono assolutamente legali e spesso offrono ai clienti un bar dove contattare le ragazze, sale da biliardo e altri servizi per chi vuole svagarsi. E anche in questo caso le prostitute sono normali lavoratrici.

Di contro esistono anche altri paesi come gli Stati Uniti, dove la prostituzione invece è reato.

Ciò però pone le donne che si prostituiscono a nascondersi il più possibile esponendole in una situazione costante di pericolo, tanto è vero che almeno 200 donne ogni anno vengono uccise negli Usa dal loro protettore o da un cliente.

I film americani rispecchiano gli spaccati sociali reali; sono moltissime infatti, le prostitute che vengono uccise in maniera brutale, con pugni e calci oppure picchiate con armi di opportunità (bastoni, oggetti vari che si possono trovare in una casa o per strada).

Una valutazione potrebbe essere che se la prostituzione emergesse completamente e diventasse legale e controllata dallo stato italiano, forse sarebbe più facilmente controllabile da parte delle forze dell’ordine.

Se diffondessimo l’educazione sessuale ed emotiva nelle scuole e soprattutto superassimo quell’odioso bigottismo che porta la gente a considerare l’atto sessuale come qualcosa da nascondere si potrebbe con qualche probabilità ridurre la prostituzione auspicando di eliminare il passeggio di vendita dei corpi nudi sulle strade.

Probabilmente nascondere la prostituzione serve solo a rendere le donne più deboli.

Attualmente, se un cliente picchia o rapina una prostituta, ad esempio nigeriana – che ha come un’unica chance di sopravvivenza prostituirsi e che è clandestina in Italia – ha la quasi certezza di farla franca, in quanto sa che se la ragazza va a denunciare quello che è accaduto, per prima cosa viene espulsa. E quindi tende a tacere.

Siamo dunque costretti a fare i conti con dei dati certi:

finché ci saranno donne che hanno bisogno di denaro e uomini disposti a pagare, la prostituzione esisterà sempre.

Quello che si potrebbe ipotizzare è applicare in modo più efficace e severo le sanzioni dei reati di favoreggiamento e di sfruttamento della prostituzione e regolarne l’attività in maniera evoluta, intelligente e razionale al fine di evitare anche atti criminosi violenti agli onori della cronaca.

*avvocato penalista

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