Lo sguardo attraverso lo specchio: come ti vedi? Comincia il viaggio intimo con noi

Guardarsi attraverso lo specchio e scoprire come ci si vede. Quante volte è capitato di guardare senza piacersi? Un viaggio intimo negli occhi di chi guarda

di Strefania Curci

Quante volte ti guardi nello specchio e non ti piaci?

Magari è un periodo particolarmente difficile a lavoro, oppure hai chiuso da poco una lunga storia d’amore che ti ha lasciato in bocca un sapore amaro e un senso di vuoto nel petto. Magari avete appena avuto un figlio e il tempo per riposare scarseggia mentre i litigi con il tuo partner aumentano, oppure hai fatto un incidente e quella cicatrice sulla spalla ti disgusta ancora. Ogni giorno scopri una ruga in più e vorresti cancellarla.

Ti guardi nello specchio e c’è sempre un buon motivo per osservarti con occhi critici e giudicanti. Per disprezzare il tuo naso, le tue cosce, i tuoi denti. Per pretendere di più. Per dirti che c’è chi invece riesce a far tutto mentre tu hai la sensazione di perderti.

Il punto è che allo specchio ci si guarda sempre con gli occhi degli altri, soprattutto da bambini, ma spesso quello sguardo si mantiene nel tempo anche in età adulta. Nello specchio vediamo ciò che ci hanno detto di noi e incontriamo le nostre reazioni a questo, vediamo l’immagine di noi, ossia l’idea che abbiamo costruito di noi nel tempo attraverso gli occhi degli altri.

Guardarsi nello specchio infatti, implica una reazione soggettiva involontaria, ed è proprio a partire da questa reazione che diventa possibile accrescere la consapevolezza del proprio modo di guardarsi ed effettuare un vero e proprio lavoro terapeutico trasformativo.

Quando durante gli incontri pongo la persona di fronte allo specchio, prima e dopo il makeup o il massaggio viso, ho l’occasione di esplorare, insieme a lei, il suo modo di vedere e percepire se stessa e ciò che la circonda, di comprendere dove ha imparato a guardarsi in quel modo e di cercare un nuovo sguardo che la faccia sentire soddisfatta e in pace con se stessa.

Sovente le persone mi dicono che vorrebbero essere diverse da come sono e che non vorrebbero sentire quello che sentono. La negazione e la non accettazione di sé dilagano.

Cambiare prospettiva e osservare le cose da un’altra angolatura favorisce un approccio nuovo a ciò che viviamo. Per questo motivo quello che propongo è una sorta di addestramento all’ascolto e all’osservazione di sé e dei propri vissuti emotivi, con sospensione del feroce giudizio verso se stessi che spesso in automatico si mette in atto.

Un’usanza buddista prevede, in alcuni rituali considerati sacri, l’utilizzo dello specchio al quale si attribuisce la connotazione di simbolo spirituale: lo specchio ha una natura vuota in sé e allo stesso tempo ha la capacità di riflettere il cosmo intero. Lo specchio riflette tutto ciò che manifesta senza giudicarlo. Semplicemente mostra, rende evidente, porge.

Mentre la “mente” è valutativa, ovvero si muove secondo una categorizzazione che implica la dicotomia giusto/sbagliato, buono/cattivo, bello/brutto ecc., la “natura della mente” va al di là di tutto e, come lo specchio, non giudica ma osserva. Riflette.

La psicoterapia della Gestalt affonda le radici nelle pratiche buddiste, nella fenomenologia, nell’esistenzialismo e nelle filosofie orientali. Queste discipline sposano quella tendenza a osservare senza catalogare tipica della “natura della mente” e promuovono un benessere che parte dalla capacità di permettersi uno stato contemplativo del flusso della vita e delle proprie percezioni, dove tutto va bene così com’è. Si amplia così la possibilità di contattare il proprio vero sé, di accoglierlo dandogli dignità e di manifestarlo senza censure.

L’invito che quindi spesso faccio durante i lavori allo specchio è: osserva, accogli e lascia che sia. Un invito che ha il sapore dell’accettazione di sé. Un promemoria da scrivere su di un post-it che ti ricordi che “vai bene così come sei”.

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