“Federico II non visitò mai Castel del Monte e si spense dopo aver cenato con le pere”. Ecco lo storytelling che fa effetto

Storie dello storytelling che fa effetto. “Federico II non visitò mai Castel del Monte e si spense dopo aver cenato con le pere”

di Pino Gadaleta

In ogni caso il racconto è un’operazione sulla durata, un incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo, contraendolo o dilatandolo. Italo Calvino

 

 

C’era una volta la pera.

C’era nella notte dei tempi dell’Homo sapiens, come la statuina di circa 29mila anni fa rinvenuta in Francia nel 1892 a Brassempouy nota come “the Venus of la poir“; la pera è un frutto coltivato da 3000 anni in Grecia; Omero nell’Odissea la descrive come un dono degli dei che cresceva nel giardino di Alcinoo, re dei Feaci. Era sacra a Giunone, protettrice del matrimonio e della fertilità, oppure associata alla sensualità del corpo femminile.

Ho scelto la pera come esempio di una storytelling, per spiegare come si costruisce una narrazione nel settore del marketing e contraendo la storia nelle circa 4mila battute, spazi compresi, concessi dalla redazione. Dobbiamo correre o stringere.

Nel Marketing esistono narrazioni per il brand, per il prodotto, per la comunicazione interna. Occorre per storytelling efficaci, essere creativi, trovare un’appropriata intuizione (insight) per scrivere un racconto persuasivo ed emozionale.

Se vogliamo narrare uno shampoo si utilizzano alcuni concetti esplicativi: consumer benefit è la sua azione detergente, la main promis è “dona bellezza vellutata ai capelli”, la raison why sono i suoi ingredienti bio, la supporter evidence “la cremosa e delicata schiuma”, mentre l’end result “cappelli lucenti morbidi al pettine” e per finire il tone voice “caldo suadente, sensuale”.

È molto importante studiare il prodotto, dalla sua produzione ai suoi benefici, i suoi utilizzatori, le sue implicazioni socio-antropologiche. L’insight è frutto di sudore e traspirazione.

Narriamo pera, un prodotto meno pubblicizzato rispetto alla mela coltivata in Val Venosta. La pera ha una varietà enorme di specie, minimo 500, per l’84% è composta da acqua con sali e vitamine, è ricca di calcio, riduce il rischio di osteoporosi e di colesterolo, contiene in grande quantità il boro, che migliora le capacità mnemoniche.

L’Emilia Romagna fornisce il 65% della produzione nazionale, per maggiori dettagli vedere: http://www.csoservizi.com/pere_igp/.

Il sito Unesco Castel del Monte, il mitico ottaedrico castello di Federico II di Svevia, partendo dallo spunto sulla pera può offrire uno storytelling. Castel del Monte è considerato un monumento astronomico, o un luogo che custodisce il Santo Graal, oppure un tempio esoterico per iniziazioni, sino a essere considerato un centro benessere. Balle per colpire la curiosità dei visitatori.

Una narrazione coinvolgente, storicamente attendibile, la offre il sito specializzato in visite guidate www.guidepuglia.it che rammenta: “Federico II non visitò mai Castel del Monte probabilmente terminato dopo il 1246, infatti la sera del 13 dicembre 1250, il giorno di santa Lucia, si spense a Castel Fiorentino, nei pressi di Foggia, dopo aver cenato con un piatto di pere cotte zuccherate, fu assassinio o dissenteria per indigestione di pere?”.

Oddio, un mistero! Sia il padre Enrico IV, che il figlio Corrado IV morirono entrambi per complicazioni addominali.

Molteplici sono gli spunti che la pera offre per uno storytelling e per scrivere riuscite sceneggiature per spot televisivi.

È noto che a Luigi XIV, il mitico Re Sole (1638-1715), e alle classi aristocratiche della corte di Versailles fossero molto gradite le pere. Una vera passione per questo frutto, infatti i ricettari di corte suggerivano tanti modi per gustarlo e insegnavano come tagliarlo in forme attraenti e bizzarre.

Immaginiamo una siluette sinuosa femminile che ancheggiando porge una pera su un vassoio a Luigi XIV, che esclama: “oh che prelibatezza mi offrite cara madame Pompadur!”. E la stessa che risponde: “non far sapere al contadino quanto è buona la pera con il formaggio”. E poi dopo una dissolvenza appare un contadino immerso in un pereto, che cogliendo una pera, la porge a una affascinante madame Pompadur esclamando: “ma il contadino è furbo e lo sa!”.

Il proverbio secondo lo storico medievale bolognese Massimo Montanari, fa riferimento alla differenza di classe tra aristocrazia e contadini.

Anche il Petrarca declama in un suo verso: “Addio, l’è sera. Orsù vengan la pera, il cascio e il vin di Creti” (Vino dolce come il passito).

  1. Shakespeare ci viene in aiuto in una sua opera “Il racconto d’inverno” (atto IV scena III). In paese si apprestano a una festa per la tosatura delle pecore, entra in scena un contadino che declama “…Mi ha preparato ventiquattro mazzolini per i tosatori, tutti capaci di cantare a tre voci, ed anche molto bravi; ma quasi tutti tenori e bassi tranne un puritano in mezzo a loro, che canta i salmi con la cornamusa. Devo trovare lo zafferano per colorare le focacce di pera; la cannella; i datteri, no – non sono sulla lista; noci moscate: sette; una radice o due di zenzero, ma questo me lo possono regalare; quattro libre di prugne, e altrettante di uva passa”.

Uno spot che ben sceneggiato suggerisce una gustosa ricetta del 1600.

Lo spazio per scrivere è terminato, orsù con una succulenta pera mettiamoci all’opera per scrivere il prossimo articolo, solo se però questo vi sia piaciuto.

Letture suggerite

Le lezioni Americane, Italo Calvino. Mondatori 2016. Il testamento spirituale dello scrittore.

Fare comunicazione, Stefano Gensini, Carocci 2009. Un ottimo manuale per approfondire la comunicazione commerciale.

La politica nell’era dello storytelling, Christian Salomon. Fazi editore. Un’interessante lettura per capire la campagna elettorale di Obama.

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