1943: l’anno della vergogna. La fine del principio

L’anno 1943 ha segnato la storia, è stato l’anno della vergogna. Fu l’inizio della fine per Hitler e il Duce. L’inizio del principio, come disse Churchill

di Angelo Ivan Leone

Dopo la battaglia di El Alamein, conclusasi con la vittoria delle forze britanniche, il 4 novembre 1942, sulle truppe italo-tedesche che erano sembrate sul punto di conquistare il Cairo e l’intero Egitto e guidate dalla geniale “volpe del deserto”, al secolo il generale Erwin Rommel, le forze dell’asse iniziarono una lunghissima ritirata che le avrebbe condotte, non solo a lasciare per sempre l’Africa, ma anche a battersi sul sacro suolo patrio in Italia, a cominciare dalla Sicilia. Tutto questo si poté compiere non solo grazie alle divisioni guidate da Montgomery, che vittoriose a El Alamein seguivano dappresso le rimanenti forze dell’asse in fuga, ma anche e soprattutto grazie alle forze alleate sbarcate in Marocco e Algeria che oramai chiudevano i soldati italo-tedeschi, ultimi rimasugli di quello che fu la gloriosa macchina da guerra di Rommel, in una mortale sacca.

La sacca si chiuse sopra le nostre truppe e sui tedeschi il 12-13 maggio del 1943, con la resa della forze armate dell’Asse in Tunisia. Questa fu la definitiva conclusione della ritirata che gli italo-tedeschi avevano iniziato a El Alamein, non a caso ritenuta una delle battaglie più importanti della Seconda guerra mondiale.

Contemporaneamente, nello stesso mese in cui si consumava la tragedia di El Alamein, il terribile novembre del 1942, esattamente il 19, iniziava l’offensiva sovietica sul Don. L’11 dicembre, le nostre truppe, colà dislocate per le vanagloriose ambizioni mussoliniane di condividere la lotta al bolscevismo accanto all’alleato tedesco, iniziarono la ritirata. La spaventosa e tremenda ritirata dalla Russia, che ancora è ben viva nel ricordo popolare e che portò alla fine dell’Armir (Armata Italiana in Russia), fu la conseguenza fatale e scontata dell’offensiva russa iniziata nel 19 novembre attorno a una città che sarebbe passata per sempre alla storia: Stalingrado. Poche altre battaglie, nella storia del mondo, hanno avuto effetti e conseguenze simili a quelle che ci furono dopo la battaglia di Stalingrado. Essa ribaltò le sorti del conflitto, non solo sul fronte orientale, ma pose i presupposti stessi alla vittoria degli Alleati, dando inizio alla gigantesca avanzata russa, che si concluse sulle macerie di Berlino, con l’armata rossa che piantava la bandiera con la falce e martello sul Reichstag. La resistenza inutile e folle dei tedeschi durò dal 16 aprile al 2 maggio del 1945. Il 30 aprile, Adolf Hitler, vista persa la guerra, si suicidò e la Germania si arrese l’8 maggio. La Seconda guerra mondiale in Europa era finita.

Queste due battaglie, di El Alamein e ancor di più quella di Stalingrado, portarono alla svolta nella guerra e furono le date iniziali della seconda fase del conflitto, quella caratterizzata dalla decadenza inarrestabile delle forze dell’asse (1943-1945) e, se è forse esagerato dire che furono l’inizio della fine per Hitler e il Duce, sicuramente esse furono la “fine del principio”, come disse Churchill.

[immagine tratta da arsbellica.it]

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