Stop dopo il secondo mandato, la Cassazione blocca le poltrone degli avvocati negli ordini professionali. Elezioni nel caos

La Corte di Cassazione ha sentenziato: gli avvocati impegnati nel consiglio degli ordini professionali si fermano al secondo mandato. La decisione blocca la permanenza sulle poltrone

di Barbara De Lorenzis*

Nel novembre 2018 la Corte di Cassazione si è pronunciata a sezioni unite sui criteri di eleggibilità a membro del consiglio dell’Ordine degli avvocati, sentenza di notevole rilevanza tecnica.

In particolare, gli ermellini, con pronuncia n. 32781 del 19 dicembre 2018 hanno sancito che “in tema di elezioni dei consigli degli ordini circondariali forensi, in virtù della disposizione dell’art. 3, comma 3, secondo periodo, della legge 12 luglio 2017, n. 113, i consiglieri non possono essere eletti per più di due mandati consecutivi. Essa si intende riferita anche ai mandati espletati anche solo in parte prima della sua entrata in vigore, con la conseguenza che, a far tempo dall’entrata in vigore di detta legge (21 luglio 2017) e fin dalla sua prima applicazione in forza del comma 3 del suo art. 17, non sono eleggibili gli avvocati che abbiano già espletato due mandati consecutivi (esclusi quelli di durata inferiore al biennio) di componente dei consigli dell’ordine, pure se anche solo in parte sotto il regime anteriore alle riforme di cui alle leggi 31 dicembre 2012, n. 247, e 12 luglio 2017, n. 113″.

Tale disposizione vincola pertanto tutti coloro che hanno già rivestito tale incarico per quasi un decennio, e non solo, a rinunciare a ricandidarsi. E il numero dei consiglieri che attualmente versano in questa condizione di ineleggibilità non è irrilevante.

Ora, quello che doveva essere il giusto epilogo sulla situazione legata alle poltrone “calde e impolverate” da chi vi siede oramai da più mandati, nella realtà ha assunto le fattezze di una deflagrazione, direi della deflagrazione che non ti aspetti. Oppure sì.

Molti ordini italiani non l’hanno presa bene, come era prevedibile, compreso il nostro consiglio dell’ordine. Posto che, guarda caso, questa pronuncia è giunta paripari prima delle nuove date per le nuove elezioni dei membri delle Oua, nonché per i membri del Cpo (comitato per le pari opportunità) che per la provincia di Bari si terranno dal 22 al 25 gennaio 2019. Il Coa di Bologna addirittura avrebbe deliberato lo spostamento delle date delle nuove elezioni, così esplicitando la propria contrarietà allo spirito della sentenza e contestualmente dandosi un tempo per organizzare eventuali opposizioni ed eludere tale situazione. Come qualche collega giustamente ha sibillato, “il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi”, e “l’inevitabile non accade mai, l’inaspettato sempre”.

Difatti, è accaduto che in alcuni distretti, i vecchi consiglieri Cnf non sono stati riconfermati; nelle more, sono state depositate comunque le candidature per i rinnovi dei consigli dell’ordine, e così pure per gli ‘ineleggibili’ di Bari, compreso a oggi l’attuale presidente; le Sezioni unite della Cassazione, i cui componenti sono forse ‘esausti’ di decidere continuamente su ricorsi che non vanno a incidere sulla quotidianità dei cittadini e dei colleghi ma sulle ‘poltrone’ delle istituzioni forensi, hanno sancito il principio di diritto della immediata applicazione della normativa sul doppio mandato; sono stati già predisposti ricorsi perché questo principio si applica, ovviamente, anche al Consiglio nazionale forense.

Le reazioni, da parte di chi si trova nella situazione di ineleggibilità (se non addirittura incandidabilità)? Chi, da avvocato, ha accettato la sentenza e ha reagito facendosi (o promettendo di farlo) dignitosamente da parte, altri invece – la maggioranza – non hanno accettato la sentenza e sono passati al contrattacco scomodando persino la politica per modificare la legge professionale pur di bloccare gli effetti del principio di diritto affermato dalle Sezioni unite. Ebbene, questi ultimi, a mio parere, stanno offrendo ai cittadini uno spettacolo certamente non conferente a quello che è il ruolo dell’Avvocatura. La riflessione amara è che in tutto questo caos si staglia, in negativo, il ruolo dell’Ocf, che ha scelto di non scegliere e che, per trovare una via d’uscita, ha buttato la palla in tribuna chiedendo definitivamente un rinvio delle elezioni degli ordini circondariali.

È in corso un importante cambiamento nella politica forense, generazionale e soprattutto di metodo, rispetto al quale la magistratura, più volte sollecitata, ha dato una risposta definitiva. La sensazione è che alcuni dei nostri rappresentanti in seno al nostro consiglio dell’ordine non siano preparati a ciò e non abbiano compreso che è giunto il momento dei “No, grazie” e di fare i necessari passi indietro.

Pioveranno i ricorsi, per quanto oramai sia chiaro chi sia dotato di onestà intellettuale e della bontà di saper ammettere che ci sono i tempi per tutto anche per lo spirito di servizio, che se è gratuito, tale dovrebbe rimanere. Pioveranno certamente anche ricorsi da parte delle associazioni forensi maggiormente rappresentative, sotto l’occhio vigile dei non addetti ai lavori nonché dei cittadini spettatori.

*avvocato civilista

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