Nietzsche: il buco nero del pensiero

“Nietzsche crede di aver risolto il problema fondamentale dell’uomo, dimostrando che il mondo non ha uno scopo”. A lui si ispirò Adolf Hitler

di Angelo Ivan Leone

Nel 1889, l’anno in cui Frederick Nietzsche impazzì definitivamente, Adolf Hitler nacque e nocque, come avrebbe scritto l’immortale Ennio Flaiano. Se le date sono importanti, questa data del 1889, rappresenta certamente una di quelle fondamentali verso il processo inarrestabile alla decadenza umana e la follia, sul cui baratro, spesso abbiamo idea di ballare. Fu durante il suo soggiorno a Torino, il 3 gennaio del 1889, che l’immane e diabolico pensatore fu colto da un attacco di follia e perse definitivamente la lucidità mentale.

Nel decennio precedente questo uomo aveva composto le sue opere principali: Aurora (1881), La Gaia Scienza (1882), Così parlò Zarathustra (1883-1885), Al di là del bene e del male (1886), Genealogia della morale (1887) e del suo ultimo anno di lucidità 1888 sono: Il caso Wagner e Il Crepuscolo degli idoli. Infine postumi verranno pubblicati: L’Anticristo, Ecce homo e Nietzsche contra Wagner. Quando questo titano del pensiero umano muore Gabriele D’annunzio, altro pazzoide visionario, compone in sua memoria un poema dal titolo In morte di un distruttore e le opere di Nietzsche verranno, in seguito, tradotte in tutte le lingue del mondo, diventando un successo editoriale senza pari, facendo divenire quest’uomo l’autore di riferimento di pensatori e scrittori del calibro di Thomas Mann tanto per fare un altro nome immane.

Ma cosa aveva pensato, detto e, soprattutto, scritto questo essere umano per divenire tanto importante e tanto immane, per tutta la storia del mondo successiva alla sua morte, avvenuta nel 1900? Proprio lui che in vita aveva condotto un’esistenza da reietto. Una sorta di paria rifiutato dalla società per la sempre più evidente e crescente pazzia che lo costrinse nelle mani della madre e, infine, della sorella che egli detestava per via anche del fatto che si considerava un discendente di puro sangue polacco e odiava, udite, udite, il sangue tedesco della sua famiglia da parte femminile. Nietzsche nelle sue opere titaniche e mefistofeliche aveva scritto null’altro che la perdita del senso dell’uomo nella storia andando a rappresentare in questo modo la nascita della destra in seno al pensiero contemporaneo. La svolta a destra diede ergo l’illusione di riempire quel vuoto creato con l’assassinio di Dio che il folle pensatore aveva creato. Si andò, da allora in poi, verso l’ignoto. Egli si identificò con il padre un pastore protestante, un uomo di Dio, mentre lui predicò la morte di Dio e scrisse un libro intitolato l’Anticristo.

Quando impazzì scrisse di essere, in ecce homo contemporaneamente Dionisio e il Crocifisso e questa innata e intima contraddizione unita alla tensione sempre presente si ritrova in tutte le sue opere titaniche. Nietzsche è un continuo aforisma, infatti, del sentirsi debole ed esaltare la forza, sentirsi pessimista ed esaltare l’ottimismo, essere disperato e cercare di dare speranza. Nietzsche afferma “che non ci sono fatti, solo interpretazioni” pertanto, dopo aver ammazzato Dio, ammazza anche la Storia cui nega la veridicità assoluta che si ha quando si parla dei fatti e non delle opinioni e delle interpretazioni che si fanno sui fatti, negando ad essa, appunto, la base logica dei fatti sulla quale poggia il sapere storico: essere l’interpretazione dei fatti. Ma partendo dai fatti medesimi.

L’incontro con Wagner segnerà per sempre la sua vita e, da allora, egli scriverà attorno ai temi della nascita della tragedia e dell’eterno ritorno all’uguale che cancelleranno l’immagine perfetta e, per lui, falsa del mito della tragedia greca e andranno con il tema del ritorno all’uguale a cancellare anche la nozione di una Storia quale marcia verso il progresso umano. Nietzsche crede di aver risolto il problema fondamentale dell’uomo, dimostrando che il mondo non ha uno scopo. Egli chiama questo fenomeno, non a caso, la morte di Dio. Questo concetto darà la stura e la nascita al nichilismo.

Nietzsche dice “Dio è morto perché noi lo abbiamo ucciso: siamo stati noi uomini con la nostra intelligenza, scienza, sapere a far morire Dio” che non muore, quindi, come cantava Guccini solo nei campi di concentramento che di Nietzsche sono i figli diretti e dilettissimi, ma inizia a morire nelle università. Nietzsche, infatti, dopo aver fatto morire Dio, cavalca la tigre della distruzione e preannuncia la guerra, anzi il trionfo della guerra, da dove nascerà il suo superuomo tanto decantato nella fase propositiva e non più distruttiva della tematica della sua filosofia. Sentiamolo con le sue stesse parole: “Voi uomini superiori, imparate questo da me, sul mercato nessuno crede a uomini superiori. E, se volete parlare lì, sia pure! Ma la plebe dirà ammiccando: Noi siamo tutti uguali!”. Così Nietzsche uccide il mito dell’uguaglianza e ci precipita nel baratro. In quel buco nero della storia del mondo come lo chiamerà Pezzetti che sarà il Nazismo, Sobibor, la soluzione finale e l’Olocausto.

Questa immane tragedia che Nietzsche aveva profetizzato dicendo “Conosco la mia sorte. Al mio nome si legherà un giorno il ricordo di qualcosa di immenso” nei suoi frammenti postumi e dicendo chiaramente “Io porto la guerra” e specificando “Non la guerra tra popolo e popolo […] non tra ceto e ceto […] Io porto una guerra che attraversa tutti questi casi assurdi come popolo, ceto, razza, professione, educazione, istruzione: una guerra come tra l’ascesa e il declino, tra volontà di vita e sete di vendetta contro la vita, tra probità e perfida bugiarderia…” e la cui opera centrale, “La volontà di potenza”, sembra proprio descrivere gli aberranti sogni folli hitleriani. Questo avviene perché Nietzsche creando il super uomo crea necessariamente quelli che saranno i sotto uomini, sui quali e dei quali, la svastica farà strame e strage.

In una vita che non ha più senso, senza morale e, soprattutto, senza finalità, ma semplicemente come il dispiegarsi di una potenza, avviene la metamorfosi del mostro nazista sulle parole di Nietzsche, sulla sua teoria e sulle note di Wagner. Questa assenza di moralità, di senso e di valori, si ripercorre dai tempi passati del Nazismo e del Fascismo a quelli odierni dell’ipercapitalismo attuale, dove un Renzi può dire non è più tempo per il posto fisso, negando, parte del senso della vita, che costituisce il lavoro per ciascun uomo, nell’assordante e ignavo silenzio di un popolo stanco e depresso.

E ancora in questo vuoto, quindi, ecco riapparire la mancanza di senso data alla vita profetizzata dal mefistofelico tedesco Nietzsche. Siamo soli. Senza avere nemmeno più un Marx o un Feuerbach che additino il senso del domani, del sol dell’avvenir, quel senso dato alla vita, finalmente restituita agli uomini. Non il paradiso in terra, ma la terra in terra, ecco cosa era nei loro sogni il comunismo che ha potuto far dire a un uomo come Giacomo Matteotti di fronte alla canaglia fascista: “Ucciderete me, ma l’idea (il senso) che c’è in me, non la ucciderete mai”.

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