Così fan gli intelligenti. Si delibera a fine anno per stanziare fondi: 600mila euro per assunzioni in 3 anni

Succede a Casamassima. A fine anno deliberati provvedimenti e tra questi anche 600mila euro per assunzioni in 3 anni

di Danilo Nesta

Certo si è ben lontani dalle determinazioni dirigenziali fiume di fine anno 2015* (circa una cinquantina) caratterizzate dalla frenetica compilazione notturna per poi vederne stralciate un bel po’, per illegittimità.

Avremmo voluto assistere, nell’epoca del cambiamento opportunistico, a una inversione di atteggiamenti del porsi politico, anche nell’affidare lavori di rito e non, nella logica della prebenda elettorale, passaggio caudino della politica. E invece no.

Lo stile non cambia nell’orologeria delle disposizioni, nella rotazione tipica di nomi che si susseguono negli affidamenti diretti nei quali si scoprono nuove specialità.

Chissà cosa accadrà nella possibilità concreta di volerli innalzare fino a 150mila euro i limiti proposti dal governo del cambiamento nazionale, prima schierato al fianco di Cantone, poi, pian pianino, alla chetichella, indicato come l’istigatore del blocco evolutivo di progetti cantierizzabili; non accorgendosi di aumentare la possibile corruzione e finalmente, lavori in economia, quella necessaria economia delle “tasche dei cittadini”, che, costandone 60mila, non possano diventare di 149.999?

D’altronde anche le gare, afflitte da miriadi di interessi locali, sono costantemente oggetto di indagini. Può cambiare il manovratore ma il capotreno conosce la strada da percorrere e la sua direzione.

Una strada che toglie risorse ai cittadini per bene, quelli che nemmeno pensano di sporcarsi le mani con la macchina oleosa della politica, succubi tassati della gestione economica di chi viene eletto “democraticamente”.

Un potere del popolo a parole, basta vedere i risultati elettorali di un paesino di 20mila anime con 3700 intelligentoni e 13200 inadeguati che non hanno votato o non hanno votato la compagine vincente (o per lo meno è questo che ci è parso di capire dalle parole di un consigliere comunale durante un consesso ufficiale).

Di solito, i consapevoli di non possedere ampi consensi “democratici” cercano di riscattare il senso morale, acquisendoli a posteriori, ma non per altri imperterriti, afflitti dalla sindrome della fascia al petto che dovrebbe rappresentare il più nobile peso da trasportare e non un accessorio fashion.

Per cui 17 documenti spalmati dal 12 dicembre al 28 per un totale di 367.216,94 euro, non ci si sofferma sui precedenti, nel nome del programma elettorale porta a porta (sempre la porta degli intelligentoni).

La bellezza ha i suoi costi.

Ma c’è di più, con una delibera di fine anno si prevede il piano triennale di possibili assunzioni: 13 nel 2019, 2 nel 2020 e 4 nel 2021 per un totale investimento di 600mila euro, non togliendoci la possibilità di annoverare l’addetto stampa (31.100,55 euro l’anno: chi sarà mai?). Solo nel 2019 un investimento di spesa fissa e obbligatoria pari a 409mila euro di soldi pubblici.

Se dovessimo sommare queste programmazioni di spesa – grazie a quelle casse comunali che vanno difese a qualunque costo – previa diminuzione o azzeramento dei servizi, compresi quelli a domanda individuale minacciati durante quel consiglio comunale del 20/12/2018, fa quasi quel milione di euro catastrofico di dissesto finanziario annunciato. Che strano. Nell’approvazione del bilancio consolidato di qualche mese fa, nonostante il valore negativo del conto economico, si urlava a solidità indiscutibili.

La politica vende sempre il concetto migliore o deleterio, a seconda degli stati umorali, classicamente sottoposti a congiunture o fasi lunari.

Intanto il bilancio previsionale atteso per il 31/12/2018, è slittato grazie a una proroga non resa pubblica, con il suo Dup, Iuc e i suoi componenti Tasi, Tosap e Tari, che si prevedrebbe in aumento. È aumentata di circa 130mila euro ad Acquaviva delle Fonti rispetto all’anno scorso, con pindariche e innaturali distribuzioni tariffarie. Perché anche non da noi, compagnucci al duol dell’Aro Ba5? Ma ad Acquaviva lo hanno già approvato nonostante il differimento al 28 febbraio 2019, pronunciato nella seduta del 22/11/2018, dalla Conferenza stato-città, che opera, con funzioni consultive e decisionali, per favorire la cooperazione fra stato ed enti locali, presieduta dal Presidente del Consiglio o per sua delega dal Ministro dell’Interno (come in questo caso) o dal Ministro degli affari regionali.

Ossimori gestionali oltre che dialettici.

Ah, per ricordarcene: “Amare significa mai dire mi dispiace”. E infatti non si dispiacciono, loro.

Ci si consenta un po’ di ironia: che altro ci resta sennò?

[*2015 e non 2016: refuso materiale]

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