Gioco d’azzardo, se il giocatore patologico perde il contatto con la realtà, meglio nominare un tutore a tutela sua e dei cari

Gioco d’azzardo, se il giocatore seriale e patologico perde il contatto con la realtà, meglio attivarsi per la nomina di un tutore, a tutela sua e dei suoi cari

di Tiziana Cecere*

Ormai è entrata con prepotenza nel linguaggio corrente italiano la parola ‘gambling’: comprendiamone il perché. In Italia abbiamo mutuato il termine inglese gambling per definire il gioco d’azzardo, tuttavia nella nostra accezione d’uso è diventato impropriamente sinonimo di “gioco d’azzardo patologico” (Gap).

Specificando nel dettaglio cosa si intenda per “gioco d’azzardo”, possiamo fare riferimento a tutte le attività ludiche che si fondano sulle scommesse con ricompensa economica.

Ebbene, il semplice e innocuo gioco sociale diverge dal gambling che si fonda esplicitamente sulla condizione di riscontro economico e nell’ultimo decennio si è avuto modo di verificare come l’attività di gambling, anche con video games, si tramuti nella stragrande maggioranza dei casi in comportamenti ossessivi e compulsivi di vera e propria dipendenza dal punto di vista psicologico, talvolta nocivi al pari di “una droga”.

Purtroppo il gioco d’azzardo patologico (Gap), quale dinamica ossessivo-compulsiva da reiterato comportamento, destruttura il giocatore, lo depriva delle energie, dilapida il suo patrimonio e nei casi più gravi di disperazione può anche indurre al suicidio, quando l’indebitamento è eccessivo o si verifica l’assoggettamento a tassi usurai presso la criminalità organizzata.

I soggetti dipendenti da Gap vivono con un’unica mission nella loro vita: “giocare-giocare-giocare”, passando repentinamente da stati emotivi di eccitamento a stati emotivi di depressione.

Ogni strumento di gioco diventa un mezzo di controllo della propria giornata e della propria vita, comunque sia gli strumenti più diffusi risultano: le slot machine, le video lotterie, i gratta e vinci, il lotto, le scommesse sportive, il superenalotto, il bingo, le scommesse ippiche.

Risulta un po’ paradossale sapere che il nostro ordinamento giuridico vieta la pratica del gioco d’azzardo, ma, al contempo, esista il monopolio statale del settore con cui si correla un controllo dello stato sulla gestione dei relativi proventi.

Gli articoli del codice penale interessati e dettati per contrasto alle attività di gioco d’azzardo sono l’Art. 721 Codice penale: “Sono giochi d’azzardo quelli nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria”; e gli Artt. 718-719 Codice penale, sanziona: “L’esercizio (ovvero l’organizzazione) del gioco d’azzardo, la partecipazione al gioco d’azzardo; la tenuta o la gestione di case da gioco (ovvero i luoghi di convegno destinati all’esercizio del gioco d’azzardo anche in forma dissimulata o in modo non durevole ed occasionale) in luoghi pubblici, aperti al pubblico o in circoli privati”.

Degna di nota in materia è anche la sentenza n.152 del 1985 della Corte costituzionale che evidenziava come la normativa formatasi a partire dal 1927, in materia di istituzione e gestione delle case da gioco, fosse caratterizzata da un massimo di disorganicità e pertanto invitava il legislatore a emanare una legislazione organica su scala nazionale.

Nonostante ciò il Parlamento italiano non è ancora intervenuto efficacemente sul punto e anche la normativa comunitaria non ha risolto un granché in quanto il Parlamento europeo approvava nel 2013 una risoluzione nella quale si affermava la legittimità degli interventi degli stati membri a protezione dei giocatori, anche a compressione di alcuni principi cardine dell’ordinamento comunitario come, ad esempio, la libertà di stabilimento e la libera prestazione dei servizi, ma di fatto ciò non bastava ad arginare il fenomeno, né a

contrastare il crimine organizzato ed eventuali frodi, né a salvaguardare minori e soggetti più deboli, oltre che per regolare i profili di carattere fiscale.

Va da sé, purtroppo che non sussistendo gli strumenti giuridici efficaci sotto il profilo della prevenzione e dell’attenuazione della diffusione del gambling, qualora chiunque si senta travolto dalla ludopatia e veda una persona cara precipitare nel baratro del gioco, deve attivarsi repentinamente per ricercare gruppi di supporto e professionisti specializzati nella “Gambling therapy”, oltre che valutare nei casi in cui il giocatore perda il contatto con la realtà e annulli il valore del denaro, intraprendere tramite il giudice tutelare, la richiesta di nomina di un amministratore di sostegno per proteggere il soggetto debole (giocatore) e i suoi cari.

L’amministratore potrà compiere le veci del beneficiario di tutta una serie di atti che quest’ultimo non sia più in grado di compiere autonomamente perché giocatore patologico.

*avvocato penalista e criminologa

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