Dolore e frustrazione? Li chiamiamo stress e intanto cerchiamo sollievo nel cibo, nell’alcool, nello shopping e nella chirurgia estetica

Dolore e frustrazione? Li chiamiamo stress e intanto cerchiamo sollievo nel cibo, nell’alcool, nello shopping e nella chirurgia estetica

di Stefania Curci

La parola ‘estetica‘ deriva dal greco aisthesis, ovvero “sensazione” e “percezione attraverso i sensi”. Originariamente era una branca della filosofia, oggi viene definita come la dottrina della conoscenza sensibile. L’estetica spesso si accosta e si confonde con l’esteriorità, che in realtà indica ciò che percepiamo attraverso gli occhi e che si declina come una sfumatura dell’estetica, cioè l’estetica visiva. Abbiamo quindi, oltre quella visiva, un’estetica per ogni senso: l’estetica uditiva, olfattiva, tattile e gustativa. Possiamo perciò definire l’estetica come interfaccia tra esteriorità e interiorità, come forma di educazione all’ascolto e alla cura del proprio corpo.

Quante volte invece viviamo an-estetizzati? Ci dimentichiamo di noi? Ci trascuriamo?

Rifuggiamo il dolore e la frustrazione, chiamandoli “stress”, cercando sollievo nel cibo, nell’alcool, nello shopping, nella chirurgia estetica. Ci allontaniamo sempre più dal nostro prezioso sentire. Viviamo in modo an-estetico.

Attraverso la consapevolezza del nostro corpo, l’accettazione del nostro aspetto fisico, la scoperta dei nostri punti di forza e la ricerca della nostra bellezza individuale, a prescindere dai modelli sociali proposti dai media, possiamo raggiungere un sempre maggiore equilibrio psicofisico, esteriore e interiore: quel tanto agognato benessere, diritto di tutti, che risulta essere l’anticamera della salute.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) definisce oggi la salute non più come semplice assenza di malattia o infermità, ma come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. In questo scenario la qualità della vita è strettamente legata alla percezione positiva che ogni persona ha di se stessa in termini personali, sociali e relazionali.

Un tassello importante del puzzle “qualità della vita” è rappresentato dalla percezione dell’immagine corporea: lo psicologo Williams James la definisce come il rapporto tra il Sé ideale e il Sé percepito, ovvero la distanza tra come siamo e come vorremmo essere. Più si è soddisfatti rispetto alla propria immagine, più si vive il corpo come dono e opportunità e non come un oggetto da modificare, più si incrementano sicurezza personale e autostima. In questo contesto proporre esperienze individuali o di gruppo, in cui mi avvalgo di strumenti di derivazione estetica come ad esempio il make-up ed il face painting o la cura della pelle, si presenta come un’occasione imperdibile per migliorare la qualità della propria vita. La scienza ha inoltre dimostrato che qualsiasi trattamento di bellezza effettuato sul corpo presenta conseguenze a livello psicologico e rientra quindi a pieno titolo e diritto nell’ambito del benessere.

In un’era frenetica come quella odierna trovare del tempo per fermarci, sintonizzarci sul nostro sentire, sui nostri desideri e bisogni, prenderci cura di noi, non può che essere una scelta.

E voi? Volete vivere in modo estetico o an-estetico?

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