Il decreto ingiuntivo: che succede se ci pensa l’avvocato senza il giudice? Pro e contro della novità normativa

Il decreto ingiuntivo: che accadrebbe se passasse la riforma? Ci pensa l’avvocato senza il giudice? Pro e contro della novità normativa

di Pier Francesco Fais

Decreto ingiuntivo affidato all’avvocato anziché al giudice.

Questa è la proposta di legge del senatore Andrea Ostellari della Lega, presentata come un toccasana a favore dei creditori che, in quanto tali, sono ovviamente considerati la parte più debole e non possono aspettare i tempi ordinari della legge.

Fin qui il discorso fila alla perfezione e la proposta appare del tutto lodevole.

Tuttavia, se entriamo nel merito, un “decreto ingiuntivo”, cos’è e, soprattutto, perché con l’attuale normativa lo si deve richiedere a un tribunale?

Senza voler dare lezioni a nessuno, lo scopo è quello di offrire qualche spunto di riflessione (e qualche informazione) a chi è lontano dal mondo giudiziario.

Attualmente un creditore che non viene pagato può presentare un “ricorso per decreto ingiuntivo” all’Ufficio giudiziario competente per territorio, il cui giudice delegato procederà a esaminare e valutare la richiesta e se emettere o meno il decreto, nonché se vi siano i presupposti della “provvisoria esecutorietà”. Quest’ultima rilasciata in casi davvero eccezionali.

Allo scadere dei 40 giorni dalla corretta notifica al debitore, sempre previa richiesta allo stesso Ufficio giudiziario, tale decreto diverrà “titolo esecutivo” e si potrà procedere – con l’aggravio di spese legali per il debitore – a tutti gli atti successivi per il recupero del credito.

Al comune cittadino tutto questo potrà sembrare un mondo lontano fatto di procedure inutili e complicate e, pertanto, la proposta della Lega vista come una cosa che interessa a pochi. Questo perché non tutti i cittadini sono imprenditori e non tutti (grazie al cielo) hanno a che fare con i tribunali.

La domanda, dunque, sorge spontanea: che danni può fare alla gente comune la sottrazione ai giudici (definiti meri “notai”) tale competenza per darla a semplici avvocati?

E poniamoci un’altra domanda. Quella giusta: quel “notaio” di un giudice, davvero non serve a nulla? Davvero basta sottoporgli una fattura perché la renda “titolo esecutivo” da pagare? Il giudice chi tutela davvero? Non sarà mica che il giudice tutela quel cattivone del debitore e per questo deve essere bypassato?

La verità è che, seppure in maniera preliminare (inaudita altera parte), l’esame della documentazione dai giudici viene fatta, tanto è vero che non tutti i ricorsi per decreto ingiuntivo vengono accolti.

Per questo motivo un avvocato coscienzioso valuterà (sempre nell’interesse del cliente) se sia opportuno presentare quel ricorso, oppure se non ve ne siano i requisiti.

Quindi? Cosa potrebbe cambiare domani se la riforma dovesse essere approvata?

Mettiamoci dalla parte del “presunto” debitore, che potremmo essere noi stessi, magari convinti di non avere debiti.

Oggi prima di ricevere un decreto ingiuntivo per un “presunto debito”, saremmo tutelati proprio da quel giudice che valuta a priori una richiesta di pagamento.

Domani invece un avvocato potrebbe emettere un “decreto ingiuntivo” con la sola sua personale valutazione che, sicuramente, sarà “stimolata” dal cliente.

Allora proviamo a fare voli pindarici ed estremizziamo il concetto. Immaginiamo per esempio, che un individuo qualunque paghi un avvocato per emettere decine, centinaia, migliaia di decreti ingiuntivi per debiti di importi minimi, tipo 50 o 100 euro. Il cittadino ignaro, una volta ricevuta quella ingiunzione di pagamento, come potrebbe difendersi?

Dovrebbe recarsi da un legale (a meno che non sia autodidatta) perché presenti una “opposizione a decreto ingiuntivo” (in caso di importi fino a € 5.000,00 è competente il Giudice di pace), spendendo € 21,50 per il contributo unificato, circa 10 euro per la notifica e, dulcis in fundo, il compenso all’avvocato che lo difende, che due lire non prenderà mica. In totale alla fine, spenderà per difendersi più di quanto gli verrà intimato di pagare (pensate alle multe che nessuno impugna per gli stessi motivi).

Certo, qualcuno per principio o per eccessivo importo richiesto, l’impugnazione la farà ma, verosimilmente, la maggior parte pagherà, con il dubbio di soccombere in un conseguente giudizio e pagare altre spese. Diciamocelo: un decreto ingiuntivo fa paura a tutti.

L’invito è a riflettere sempre su ciò che all’apparenza sembra una cosa lontana o anche risolutoria ma, se si entra nel merito, si scopre l’altra faccia della medaglia.

Insomma, se un sistema è stato studiato e collaudato e comunque funziona, chi lo vuole cambiare lo fa davvero per l’interesse dei più deboli senza pensare alle conseguenze o forse non ha competenza alcuna in materia e, credendo di far bene, potrebbe far solo danni?

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