I candidati alle primarie sono tutti soggetti che recitano ad arte. Dieci anni di scempi. L’opinione

L’opinione. I candidati alle primarie sono tutti soggetti che recitano ad arte. Dieci anni di scempi

di Pino Gadaleta

Pino Gadaleta

Una volta c’erano le “primarie” che decidevano il leader del Pd, il popolo della sinistra riformista convinto e deciso si recava ai gazebo e votava con entusiasmo. Ora per il 3 marzo 2019 si ripeterà l’entusiasmo che portava 3milioni circa nel 2013 a votare per il segretario del Pd?

Abbiamo qualche dubbio. Le primarie del Pd ricordano la piéce teatrale di Pirandello “Si recita a soggetto”. Il pubblico del teatro è in attesa che si alzi il sipario, dietro di questo si sente litigare, e gli attori, una volta alzato il sipario, scendono dal palco e si confondono con il pubblico per reclamare la loro libertà di interpretazione, la loro spontaneità, il proprio talento senza rispettare un copione.

E qui si richiama l’altra opera pirandelliana, “Sei personaggi in cerca di autore”.

Siamo di fronte ad aspiranti leader senza bussola privi di carte nautiche.

Intanto il Pd rischia di esalare l’ultimo respiro, alcuni studiano piani B calzando scarpe Leopoldina, pronti alla fuga se Scipione l’africano (Minniti) mancasse l’elezione a segretario del Pd. Si pensa a un Partito della nazione a trazione renziano-berlusconiano.

Nessuno degli aspiranti segretari al momento spiega e motiva per cui uno si debba iscriversi o tornare a votare Pd, oppure cosa rappresenta o vuole rappresentare questo partito bocciato sonoramente dall’elettorato dopo aver governato per quasi 5 anni (Letta, Renzi, Gentiloni). Non solo bocciato, ma causa prima del travolgente successo dei 5s e dell’affermazione di Salvini che ora sopravanza nei sondaggi gli stessi 5s.

Insomma dalla crisi del 2008, dopo 10 anni di scempio del welfare, pensioni, sanità, di disuguaglianze economiche divenute sempre più divaricanti, di un paese in coma demografico, disoccupazione giovanile e povertà aumentata, mancata politica di integrazione dei flussi migratori, gli italiani hanno detto basta esprimendo il consenso a favore di movimenti utopici e sovranisti in grado di rovesciare la rovinosa tendenza dei precedenti governi. Come dargli torto? Il Pd ha perso in un sol colpo circa 2,8 milioni di voti. Un risultato che avrebbe dovuto licenziare i responsabili che invece sono lì, ai loro posti, mummie di pietra. Intoccabili ed eterni.

I candidati alle primarie tutti attori che recitano a soggetto, alcuni per auto protagonismo, altri autoreferenziali. Sapranno raccontare una vision e proporre una mission credibile per una sinistra che è in crisi non solo in Italia?

Una sinistra riformista che deve superare l’ideologia della “lotta di classe” per affrontare, invece, le sfide rappresentate dalla nuova realtà geopolitica, dall’era digitale, dai cambiamenti climatici, da un’economia globalizzata e finanziarizzata che ha sancito una nuova classe di dominatori e inedite forme di sfruttamento.

Serve coniugare sviluppo e innovazione garantendo al contempo adeguate risorse economiche e condizioni sociali dignitose per il popolo e non solo alle èlite che dalla crisi hanno guadagnato.

La Politica deve tornare a governare l’economia, affinché la Democrazia ritrovata possa nuovamente prevalere e sconfiggere sovranismi, protezionismi, neo-autoritarismo, e restituire quello che il neocolonialismo ha tolto al Sud del mondo.

Il congresso del Pd si misuri su queste sfide e non sugli organigrammi: il tempo è poco e i suoi elettori sono in fuga orfani di una sinistra evaporata.

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