Cellamare, Digioia replica: “Le consigliere Pizzi e Salvemini hanno tradito i nostri elettori”

All’indomani del consiglio comunale infiammato, la replica di Digioia non si fa attendere: “Le consigliere Pizzi e Salvemini hanno tradito i nostri elettori”

Le scosse telluriche dell’ultimo consiglio comunale ancora si avvertono. All’indomani della nomina ad assessore per Valentina Pizzi e a consigliera delegata di fiducia del sindaco per Margherita Salvemini, e dopo le dichiarazioni delle consigliere in pubblica assise, non tarda ad arrivare la replica del capogruppo di Cellamare cambia, Nicola Digioia, ex candidato alla carica di sindaco, ad aula consiliare chiusa.

Digioia, infatti, affida a una lettera aperta le sue riflessioni.

“Nella vita – inaugura in suo lungo scritto Digioia – dovremmo essere felici e grati per le possibilità che ci ha regalato chi ha creduto in noi, chi è senza gratitudine è senza cuore. È stata una vera pugnalata alle spalle ascoltare tali affermazioni in consiglio comunale da chi nasconde le proprie ambizioni, la sete di potere, l’arrivismo smisurato, la voglia di sedere sulla poltrona del potere, giustificandosi difronte l’opinione pubblica incolpando altri di mancanza di supporto, dimostra l’ipocrisia e la falsità dei soggetti che hanno fatto tali affermazioni. Chi ha tradito una volta non ha remore a ripetersi!”. Il riferimento è alle due consigliere che in consiglio comunale avevano riferito di sentirsi tradite da Digioia perché abbandonate a loro stesse alla prima esperienza politica.

“Subito dopo le elezioni del 2014 – prosegue Digioia nella sua lettera – alla consigliera Salvemini confidai che avevo bisogno di staccare un po’ la spina, la campagna elettorale prima e la conseguente sconfitta mi avevano provato e non poco, avevo confidato che mi sentivo moralmente a pezzi, che avevo perso fiducia in me stesso e che avevo bisogno di ritrovare la tranquillità con l’aiuto e l’intimità della mia famiglia, lontano da tutto. Pertanto le chiesi di tenere le fila del gruppo per il periodo estivo, che ritenevo necessario per me a ritrovare le energie mentali. Mentre io le confidavo, amichevolmente il mio stato di difficoltà, lei organizzava riunioni per denigrarmi e mettermi il gruppo contro, per delegittimarmi, commettendo l’errore di invitare in queste riunioni anche miei fedelissimi amici. Viva la lealtà!”.

“Le signore Pizzi e Salvemini – va avanti Digioia – immediatamente dopo la loro elezione a consiglieri comunali hanno iniziato a inciuciare con l’attuale maggioranza, contrariamente a quella che era la linea politica comunemente concordata, e per la quale avevamo ricevuto il mandato dai nostri elettori. Il ribaltone? Tutto programmato”.

In che senso?, verrebbe da chiedersi.

“De Santis – sarebbe la versione di Nicola Digioia – considerava Laporta una figura troppo ingombrante all’interno della giunta comunale, una figura che per la sua competenza era ritenuta dallo stesso un vero e proprio ostacolo per l’approvazione di atti al limite della legittimità (vedi la delibera illegittima per l’acquisto degli arredi per la stanza di rappresentanza del sindaco), dove Laporta si oppose duramente”.

E dunque, cosa c’entrerebbero Pizzi e Salvemini?, ci si chiederebbe.

“Avendo incassato preventivamente l’appoggio delle consigliere Salvemini e Pizzi – spiega Digioia nella sua lettera – pensò bene di licenziare Michele Laporta. Tutto ciò accadeva alle nostre spalle, una vera e propria cospirazione, tipiche dell’epoca dell’Antica Roma, qualcuno probabilmente è particolarmente ferrato nella materia”.

Digioia prosegue: “Nel gergo politico, il trasformismo indica una pratica politica che consiste nella sostituzione del confronto aperto tra la maggioranza che governa e l’opposizione che controlla, con la cooptazione nella maggioranza di elementi dell’opposizione per esigenze tipicamente utilitaristiche. La consigliera Salvemini lamenta la mancanza di un maestro che avrebbe dovuto farle da guida? Oggi posso dire con orgoglio: ‘di non essere stato io quel buon maestro per lei’, altrimenti avrei avuto sulla coscienza la responsabilità, di aver formato chi a Cellamare per la prima volta nella storia ha messo in atto il ribaltone politico, e consumato il tradimento agli elettori che l’hanno sostenuta in campagna elettorale. La consigliera Salvemini ora potrà affermare con orgoglio che tutto quanto fatto compreso il ribaltone e tutta farina del suo sacco”.

Poi prosegue Digioia, che “Cellamare in passato è stata rappresentata da personaggi di grande spessore politico e umano, che mai avrebbero approvato il passaggio dall’altra parte della barricata, una questione di dignità e di rispetto. Il suo smisurato ego, la sua mania di primeggiare, di essere la prima della classe, gli incontri con alcuni componenti della maggioranza, sono queste le vere motivazioni in cui la consigliera Salvemini deve ricercare la mia mancanza di fiducia nei suoi confronti!”.

“Il sottoscritto – aggiunge Digioia – in qualità di candidato sindaco di ‘Cellamare cambia’ si è battuto con forza insieme a tanti altri concittadini contro la realizzazione dell’impianto di compostaggio e il merito va condiviso con tutti coloro che hanno combattuto contro la realizzazione e sono veramente tanti, con tutti coloro che hanno sostenuto il Comitato salute e ambiente, ognuno ha messo a disposizione le proprie competenze, la propria disponibilità, ha difeso Cellamare dimostrando tutto l’amore per il nostro territorio. Il sottoscritto, contrariamente a quello che era il progetto della consigliera Salvemini, alle spalle degli ignari sostenitori del Comitato salute e ambiente, non ho mai condiviso di utilizzare il Comitato come volano per fini politici, la Salvemini considerava e considera il Comitato come il suo serbatoio di voti da cui attingere nella prossima campagna elettorale. La mia posizione era completamente opposta non condividevo tutto ciò poiché lo ritenevo un tradimento nei confronti di tutti i cittadini che credevano nel valore della lotta al compostaggio e che potevano avere ideologie politiche divergenti dalle nostre. Per questi motivi la Salvemini considerava Nicola Digioia ospite non gradito all’interno del Comitato, persino mia moglie grande idealista nelle lotte in cui crede che partecipò inizialmente alle primissime riunioni, venne isolata e messa nelle condizioni di non frequentarlo più.

Ho sempre sostenuto – aggiunge ancora – che la politica doveva restare fuori dal Comitato salute e ambiente e coerentemente, questa è stata la mia posizione sino al termine, nonostante mi sia battuto con ferocia politica all’interno delle sedi competenti contro la realizzazione dell’impianto, infatti sono stato tra i primi firmatari della richiesta della convocazione di consiglio comunale straordinario per l’annullamento della delibera per la realizzazione dell’impianto di compostaggio.

Ritengo che le nomine ad assessora e consigliera delegata di fiducia del sindaco, delle consigliere Pizzi e Salvemini, rappresentano per la nostra comunità oltre che una beffa anche un danno economico. La beffa: nominata un’assessora, che non è mai presente nel nostro comune, che non si è mai occupata seriamente della comunità, mai un intervento propositivo, mai una mozione, un emendamento. Da quanto mi risulta di recente non risiede più a Cellamare! Il danno: questa inutile nomina, frutto di clientelismo politico, fatta solo al fine di rinforzare una maggioranza risicata (5 consiglieri + 1 il sindaco) a rischio di soccombere su ogni votazione, costerà alla nostra comunità € 10.000 (diecimila) la neo Assessora Pizzi percepirà circa 900€ netti al mese + contributi, fino a maggio 2019”.

“Ritengo – si avvia verso la conclusione Digioia – che le due consigliere passate in maggioranza hanno consumato un tradimento alle spalle degli elettori, tradire le aspettative di chi ci ha degnato e onorato del suo voto. Le due consigliere, oggi di fatto, sono le alleate e la stampella di De Santis. Nonostante il passaggio delle due consigliere nella maggioranza, garantisco ai nostri elettori il mio totale impegno nel continuare un’opposizione vigile nella difesa dei diritti dei cittadini e della legittimità degli atti amministrativi”.

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