Casamassima, la storia della Tari: dall’approvazione della tariffa 2017 al ricorso vinto dai cittadini, all’appello del Comune (o del sindaco?)

Casamassima, la storia della Tari: dall’approvazione delle tariffe 2017 al ricorso vinto dai cittadini, all’appello del Comune (o del sindaco?)

di Danilo Nesta

Se volessimo dare un titolo a questa storia, potrebbe essere “dal divano e oltre”.

Sì, perché da un divano di casa nel dicembre del 2016, il sindaco dell’epoca annunciava, oltre alle sue dimissioni, anche quelle della sua giunta. Per nominare, dopo aver liquefatto i suoi (fino ad allora fedelissimi), una giunta tecnica il 22/01/2017 e presentata nel consiglio comunale dell’1/02/2017.

Uno dei primi atti finanziari importanti che quella giunta tecnica doveva affrontare, tra gli altri, era il Piano Tari 2017 (Delibera di giunta n. 46 del 17/03/2017), senza il quale, non sarebbe stato possibile elaborare il Bilancio previsionale: senza il Piano economico-finanziario (Pef) Tari 2017, non può essere stilato il bilancio previsionale, in quanto propedeutico: “che deve essere necessariamente svolto prima”.

Così viene sottoposto al voto del consiglio comunale il 29/03/2017, che lo approva.

Va sottolineato che la natura del provvedimento aveva carattere previsionale, ma lo riprenderemo in seguito.

Per memoria storica: l’opposizione di allora, oggi in gran parte maggioranza, votava compatta contro quel piano.

L’attuale sindaco Giuseppe Nitti – dopo un atto oscillatorio tra maggioranza e opposizione – ripassato nella ‘maggioranza dei cronoprogrammi’ (che la storia ricorderà durati poco, anche per sua volontà contraria intervenuta nella sua dichiarazione di voto favorevole), sosteneva: “… la tassa deve aumentare, su una tassa del genere c’è poco su cui discutere”.

Il provvedimento passò con 9 voti favorevoli contro 8.

In quella opposizione che votava contro, c’era anche il M5S, che si dileguerà in futuro su un argomento a cui dedicò il voto sfavorevole e contrario, facendo evaporare la sua attenzione alle “tasche dei cittadini”.

Quegli atti consiliari però, furono impugnati al Tar Puglia Bari, nel giugno del 2017, da 4 cittadini supportati dall’Avv. Rocco Paccione, risultati poi vittoriosi con la pubblicazione della sentenza n. 869/18 avvenuta il 13/06/2018.

La sentenza ha indicato e dettato le linee guida necessarie per la determinazione e la stesura del Piano Tari 2017 e il suo aspetto previsionale; a tal proposito riteniamo utile ricordareil primo aspetto contestato e bocciato in sentenza: “il Pef 2017 e l’allegata relazione non evidenziano né giustificano il costo del servizio preventivato per un importo maggiore rispetto all’anno precedente, ma si limitano ad affermare che esso è aumentato”.

Occorre ricordare, altresì, per dovere di cronaca, che nella dichiarazione di voto del gruppo consiliare di Autonomia cittadina, l’attuale assessore Latrofa, all’epoca consigliera per lo stesso gruppo, cedette la parola al consigliere Pietro Savino, che nel ricordare il mancato esito costruttivo di una commissione di inchiesta istituita all’unanimità, il 7/02/17, tesa ad approfondire le caratteristiche e i motivi della situazione rifiuti e i loro costi esorbitanti, arenatasi nel silenzio, sintetizzava e anticipava gli esiti che quella approvazione avrebbe potuto provocare. Una vera precognizione avvenuta in epoche non sospette e da un gruppo politico, oggi di maggioranza (dal quale gruppo, Savino prese le distanze durante la campagna elettorale).

A seguito della pubblicazione della sentenza del Tar vittoriosa, il primo ricorrente, per tutti (non esclusi tutti i cittadini di Casamassima), la Uil e il Partito comunista, pur con motivazioni diverse, ma convergenti, diffidavano il Comune da intraprendere azioni prima di poter aver avuto confronti con gli stessi. Ciò avveniva attraverso lettere Pec e protocollate il 17/06/2018, 18/06/2018 e 19/06/2018 (4 e 5 giorni dopo la pubblicazione della sentenza).

Ma come si evince dalla delibera di cui diremo subito dopo:

..già il 14/06/2018, il responsabile del servizio Igiene urbana – in un sol giorno – analizzata la sentenza, chiedeva di procedersi all’appello (al Consiglio di stato). (!)

Non si entrerà nel merito, però, né delle capacità divinatorie né della possibile condivisione per le vie brevi con l’avvocato dell’ente, che analizzerà ed esaminerà la sentenza 4 giorni dopo, comunicandone ufficialmente la possibilità e le motivazioni di una impugnazione.

Per cui, tre giorni prima, l’8/07/2018, della nomina della giunta comunale – ma erano già stati anticipati i nominabili (in un articolo di Maxima notizie, ndr) – avvenuta l’11/07/2018, l’ente comunale emette la delibera di incarico legale per costituire l’appello al Consiglio di stato, o almeno è quella di certo depositata al Consiglio di stato il 3 agosto 2018, a firma del sindaco (per completezza di informazione: a quella data non era stata notificata la sentenza da parte dell’avvocato Paccione rappresentante dei ricorrenti, per loro espressa volontà di vivere, prima, confronti con l’amministrazione):

Ma si dà il caso che all’albo pretorio l’unica delibera 85 dell’8/07/18 esistente è questa a firma del commissario prefettizio:

Ma come? Possono esistere due delibere con lo stesso numero?

Una depositata il 3/08/2018 addirittura al Consiglio di stato? E una che sicuramente è successiva a quel deposito, a firma del commissario prefettizio?

In questa sede sottolineiamo soltanto la caratteristica di urgenza data a una delibera di giunta (?) con tanto di riferimenti al Tuel:

Gli articoli citati fanno riferimento al D. Lgs. n. 267/2000 denominato Tuel (Testo unico enti locali) che afferiscono alle proprietà di urgenza delle azioni in capo al sindaco, ma, in questi articoli citati, non vi abbiamo trovato quelle caratteristiche.

Dunque, se si trattasse di una delibera del sindaco con “superpoteri di giunta comunale”, la giunta, ovvero se stesso, autorizzerebbe il sindaco, ovvero se stesso, che, però, non ha bisogno di autorizzazioni per nominare un legale, tra l’altro con motivi di urgenza.

Se si trattasse di una delibera commissariale, il commissario prefettizio, quale legale rappresentante legale dell’ente, autorizzerebbe il sindaco a sottoscrivere la procura al legale designato.

Interrogativi curiosi seppur inquietanti che, a parte una urgenza ingiustificata, dovranno ricevere le adeguate risposte nelle sedi competenti.

Tornando alla storia. Di fronte a questo atto depositato al Consiglio di stato (nonostante gli appelli a essere ascoltati avanzati anche al Prefetto di Bari che risponderà il 17/10/2018, nella figura del responsabile degli enti locali – già nota a Casamassima per aver occupato il ruolo di sub commissario del commissario prefettizio Dr. Magnatta – affermando di aver trasmesso al sindaco le questioni sollevate), i ricorrenti attendono l’ultima possibilità giuridico-temporale per impugnare la delibera di giunta, o meglio, le delibere doppie, anche perché (come sostenuto dal primo ricorrente e presidente del Comitato Tari 2018 Pierfrancesco Fais e i suoi componenti): “durante il Consiglio comunale del 28/09/2018, il sindaco che si arrogava la titolarità dell’appello, ipotizzava la possibilità dell’emissione di altri atti deliberativi che si sarebbero dovuti impugnare tutti da parte dei ricorrenti, con una esposizione economica parossistica, forse premeditata?”.

Quindi il 2/11/2018 i ricorrenti notificano a mano, protocollandolo in Comune, l’atto di ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, non dopo essersi ugualmente costituiti al Consiglio di stato in controdeduzione.

Due atti, dunque, che sono stati costretti a impugnare proprio per il contenuto di quella delibera che non è solo di conferimento di incarico; cela al suo interno, infatti, il motivo fondamentale dell’appello al Consiglio di stato da parte del Comune:Ovvero (proviamo a tradurre): non avendo prodotto ciò che si doveva produrre durante il processo al Tar, il Comune ripropone al Consiglio di stato la possibilità di integrare quanto non prodotto al Tar, grazie a un articolo di legge, quanto mai oggetto controverso di attenzione giuridica, il 21 octies appunto che al comma 2 cita:

“Non è annullabile il provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per la natura vincolata del provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato”.

La sentenza del Tar annulla di fatto le delibere di consiglio di approvazione del Piano Tari 2017 e quindi tutti gli atti successivi, compreso lo stesso bilancio di previsione. Ma il Piano Tari 2017 non è forse previsionale? Dichiarato più volte e sottolineato, per come è, dall’assessore al ramo in quella seduta di consiglio comunale storico del 29/03/2017?

E allora qual è la natura vincolata di un atto previsionale?

Ma il Comune di Casamassima non si sta esponendo troppo nel salvaguardare le casse comunali che sono le casse dei cittadini che dovrebbe difendere, non dagli stessi, ma dallo spreco in spese legali e tanto, troppo altro?

Ma perché non li ha ascoltati?

[nella foto un momento della conferenza pubblica del 10 novembre 2018]

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