Separazione genitori e affidamento dei figli: per Pillon padre e madre sarebbero uguali. Affido, costi e tempo uguali per entrambi

Il disegno di legge Pillon introduce la bigenitorialità perfetta: affido, costi e tempo uguali per entrambi i genitori in caso di separazione. Padre e madre uguali

di Barbara De Lorenzis*

Barbara De Lorenzis

Si sta molto discutendo in questi giorni del disegno di legge arrivato in commissione Giustizia del Senato lo scorso 10 settembre 2018 ad opera del senatore leghista Pillon sull’affido condiviso dei figli e il loro mantenimento.

Il ddl introduce la “bigenitorialità perfetta”: in caso di separazione di una coppia, il mantenimento dei figli, il loro affido, e di conseguenza i costi e il tempo passato con loro, devono essere equamente divisi tra padre e madre.

Il senatore leghista e organizzatore del Family day, noto per le sue prese di posizione contro le unioni civili e l’aborto, ha difeso il disegno di legge, che era stato ampiamente criticato da più parti, sostenendo che non è vero che sia maschilista ma che ha l’obiettivo di diminuire la conflittualità tra i genitori e consentire ai bambini di stare con padre o madre per tutto il tempo che vogliono.

Il ddl punta tra le altre cose a prevedere come obbligatoria per le coppie con figli la mediazione al fine di aiutarle a trovare un accordo nell’interesse dei minori.

Uno dei temi centrali è infatti quello del tempo trascorso con i genitori: “Indipendentemente dai rapporti intercorrenti tra i due genitori, il figlio minore, nel proprio esclusivo interesse morale e materiale, ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con il padre e con la madre, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambe le figure genitoriali, con paritetica assunzione di responsabilità e di impegni e con pari opportunità. Ha anche il diritto di trascorrere con ciascuno dei genitori tempi paritetici o equipollenti, salvi i casi di impossibilità materiale”, si legge all’articolo 11 proposto da Pillon. “Il giudice deve assicurare il diritto del minore di trascorrere tempi paritetici in ragione della metà del proprio tempo, compresi i pernottamenti, con ciascuno dei genitori. Salvo diverso accordo tra le parti, deve in ogni caso essere garantita alla prole la permanenza di non meno di dodici giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre e presso la madre”, si legge ancora.

Pillon

Il ddl Pillon si propone inoltre di contrastare il fenomeno dell’alienazione genitoriale: “Nelle situazioni di crisi familiare il diritto del minore ad avere entrambi i genitori finisce frequentemente violato con la concreta esclusione di uno dei genitori (il più delle volte il padre) dalla vita dei figli e con il contestuale eccessivo rafforzamento del ruolo dell’altro genitore”, si legge all’articolo 12. “Sparirebbe inoltre la cifra forfettaria stabilita automaticamente, sostituita da un assegno calcolato ad hoc sui figli e sul progetto che i genitori hanno su di loro. La cifra stabilita sarà poi divisa equamente tra i genitori, in base a quanto guadagnano. Se una donna è priva di reddito, tutte le spese toccheranno al padre, che però non darà un assegno forfettario, ma pagherà direttamente le spese vive, o pagherà una cifra a fronte di fattura”.

Una delle critiche più accese riguarda il fatto che tale ddl di fatto, intanto, sarebbe un disincentivo per le donne che subiscono violenza a chiedere la separazione.

“In caso di violenza domestica non ci può essere affido condiviso. Ma le dico di più: vogliamo punire tanto la violenza quanto le false accuse di violenza”, spiega Pillon in un’intervista a un noto giornale di costume, riferendosi a quelle accuse che lui definisce strumentali, “usate come minaccia per ottenere la custodia del figlio e alienarlo dal partner”.

Tantissime le critiche che il ddl Pillon si è attirato, in particolare dalle donne, sia attiviste che parlamentari. Il ddl è stato da più parti accusato di essere maschilista e andare contro le donne che si trovano in situazioni più deboli, oltre che a non guardare al supremo interesse del minore.

Il provvedimento infatti, “stravolge il diritto di famiglia vigente” in Italia; “mina alla base lo sviluppo armonico di bambine e bambini figli di coppie separate, costringendoli a vivere scissi in tempi paritetici tra genitori”; “aggrava i costi della separazione inserendo obbligatoriamente la figura del ‘mediatore familiare’, che è a carico di chi si separa”.

“L’art. 11 del progetto di legge prevede poi – si legge ancora nella lettera delle donne democratiche – che chi non ha la possibilità di ospitare il figlio in spazi adeguati non ha il diritto di tenerlo con sé secondo tempi ‘paritetici’. Dunque, palesemente discriminatorio.

Ora, al netto di quelle che possano essere le mie considerazioni sui rapporti contrastati che sono passati sotto i miei occhi in questi anni, dove spesso le disparità e le ingiustizie anche sociali spesso le hanno fatte da padrona, riporto quanto dichiarato in queste ore dal Comitato delle pari opportunità presso il Tribunale di Bari, il quale, chiamato a esprimersi sulla detta proposta, in linea peraltro con quasi tutti gli altri comitati presso i tribunali italiani, rileva come “il Decreto ignora le statistiche in tema di redditi e di differenze reddituali tra uomini e donne (è sufficiente sul punto richiamare i rapporti internazionali sul gender pay gap, dai quali si evince che di norma le donne guadagnano tra 15 e 30% in meno rispetto agli uomini a parità di impegno).

Ignora le statistiche in tema di violenza sulle donne, che ci dicono che la maggior parte delle violenze si consuma tra le mura domestiche; cancella con un colpo di spugna la disciplina conquistata in decenni di lotte e di interventi giurisprudenziali e legislativi; ignora la realtà del processo e del rito della famiglia, introducendo palesi discriminazioni sia sostanziali sia processuali; la cancellazione dell’assegno di mantenimento con l’introduzione del mantenimento diretto dei figli, che dovranno trascorre tempi paritari con ciascuno dei genitori, l’introduzione della mediazione obbligatoria, l’istituzione del “coordinatore genitoriale” espropriano i figli dei loro diritti e i genitori di diritti e responsabilità e costituiscono una gravissima ingerenza nella vita privata delle persone. Continua il comitato: “Tali previsioni sono in odore di stato etico in salsa privata (dato che i nuovi istituti sono al momento gestiti da privati e a pagamento); ne è esemplare dimostrazione l’attribuzione alle autorità di pubblica sicurezza, e non al giudice, del potere – su mera segnalazione di uno dei genitori – di adoperarsi per ricondurre immediatamente il minore alla sua residenza qualora sia stato allontanato senza il consenso di entrambi i genitori o senza l’ordine del giudice. Come a dire che lo stato potrà intervenire nei fatti privati, senza necessità di un giudizio giudice, men che mai degli stessi genitori.

Più specificamente, la previsione dell’obbligatorietà della mediazione familiare nei procedimenti per separazione e divorzio, per le sole coppie sposate e con figli minori, è evidentemente discriminatoria poiché innanzitutto la mediazione è onerosa; una discriminazione nei confronti delle coppie unite nel vincolo matrimoniale (e ai relativi figli) rispetto a quelle che non lo sono (e ai loro figli); una discriminazione tra figli minori e figli maggiorenni ma non economicamente autosufficienti, i quali, inoltre, dovranno difendersi da soli e agire autonomamente per ottenere il riconoscimento del mantenimento.

La previsione dell’obbligatorietà della mediazione – il cui mancato esperimento impedisce in radice la possibilità di separarsi senza eccezione alcuna, in presenza di figli minori – è vieppiù gravissima, poiché comprime l’inalienabile libertà delle persone di determinare il proprio status, intervenendo altresì su diritti indisponibili.

Il ddl Pillon, dunque, incide in modo estremamente peggiorativo su diritti fondamentali della persona riconosciuti e codificati in tutte le principali convenzioni internazionali in tema di diritti umani oltre che nella nostra Costituzione.

Inoltre, impedendo al giudice della separazione o del divorzio delle coppie sposate di assumere i provvedimenti urgenti e temporanei senza che sia stata preventivamente esperita una costosa mediazione, priva le parti di qualsivoglia tutela urgente (necessaria nelle crisi familiari) e inibisce di fatto al coniuge vittima di maltrattamenti o violenze di sottrarsi a tali abusi o di sottrarvi i figli che ne fossero vittime. Una cosa gravissima.

Va da sé che pertanto anche la procedura prevista dal disegno di legge Pillon comporta il perdurare di tali incertezze e violenze risolvendosi in una violenza esso stesso. Tutto ciò in palese violazione della Convenzione di Istanbul, che invece l’Italia ha già ratificato con legge dello stato pienamente vigente.

È evidente che la disciplina proposta, nel suo complesso, avrebbe con ogni probabilità l’effetto di amplificare la conflittualità, con il frustrante effetto combinato di paralizzare i processi, anche quelli in corso, cui la disciplina sarebbe immediatamente applicabile.

L’obbligatorietà della previsione dettagliata del piano genitoriale inderogabile, che dovrà essere scrupolosamente osservato, inoltre, incide gravemente sui diritti del minore e sulle situazioni in cui la conflittualità potrebbe essere evitata, invece alimentandola: il mancato rispetto del piano comporta conseguenze gravi che possono giungere alla decadenza dalla potestà genitoriale, anche in base al mero arbitrio di una delle parti. La formulazione della norma, infatti, attribuisce rilievo anche alle semplici accuse formulate da un genitore verso l’altro e addirittura codifica “le manipolazioni psicologiche”: circostanza che porterebbe per assurdo ad alimentare la domanda giudiziale anche in situazioni palesemente strumentali, inasprendo la conflittualità a danno delle parti più deboli. Inoltre introduce surrettiziamente il riconoscimento di una sindrome – la cosiddetta Pas (Sindrome da alienazione parentale) – disconosciuta dalla scienza e priva di qualsivoglia fondamento scientifico: sarebbe sufficiente una semplice accusa o la semplice volontà di un figlio di non incontrare uno dei genitori (ad esempio perché violento) per innescare violente intrusioni di professionisti (psicologi, assistenti sociali ecc.) che non avrebbero nemmeno la possibilità di utilizzare codici scientifici: una inutile vessazione sul minore, che può inoltre condurre alla limitazione o sospensione della potestà genitoriale. Una grave arma di ricatto messa anche nelle mani dei soggetti che si rendano autori di violenza, dunque, attesa l’irrilevanza soggettiva della fonte delle accuse.

La cancellazione dell’assegno di mantenimento, infine, porta con sé altresì l’abrogazione dei meccanismi di tutela dalla violazione degli obblighi di assistenza familiare, a danno esclusivo delle fasce più deboli, i minori prima di tutti!

Lo spirito complessivo del disegno di legge Pillon – conclude il Comitato trovando il mio pieno consenso – è tale che risulta inverosimile ipotizzare di emendarlo: la rivisitazione parlamentare di esso, infatti, comporterebbe un lavoro talmente lungo e complesso che il Parlamento dovrebbe dedicarvisi per un tempo indefinito, a discapito di altri e più urgenti provvedimenti che dovrebbero essere assunti per migliorare la condizione dei diritti sostanziali e processuali dei genitori e dei figli.

Sarebbe sufficiente incrementare gli organici dei tribunali, dai magistrati al personale tutto che ruota intorno al funzionamento della giustizia. Sarebbe necessario istituire e finanziare centri antiviolenza pubblici ed efficienti, orientati all’assistenza di donne e uomini, di vittime e autori di violenza. Sarebbe necessario ampliare (e non comprimere, come invece si sta facendo) i congedi retribuiti a entrambi i genitori e promuovere concretamente la reale parificazione dei genitori: per farlo è necessario prima di ogni altra cosa che le donne raggiungano i medesimi livelli salariali e reddituali, i medesimi ruoli apicali, le medesime opportunità di cui godono gli uomini. L’assunzione di responsabilità nel ruolo genitoriale da parte del padre non è conseguibile nella fase della crisi della coppia se non è stata realizzata prima.

La gente intanto è scesa in piazza per protestare contro lo spirito del decreto, e non solo le femministe. Si attende fiduciosi che arrivino nuovi sviluppi. In senso liberale.

*rubrica legale a cura dell’avvocata

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