Aldilà di Halloween. Le celebrazioni tradizionali del “Día de los muertos” tra Messico e Sud Italia

Aldilà di Halloween. Per la rubrica ‘Culture parallele’ le celebrazioni tradizionali del ‘Día de los muertos’, tra Messico e Sud Italia

di Giuliana Schiavone

Esistono tradizioni universali che ancora oggi sopravvivono alle latitudini più distinte. Mutevoli sono i dettagli, le forme simboliche, i colori e i prodotti poiché legati alla specificità del contesto geografico ma non quel substrato emotivo che orienta rituali e celebrazioni rappresentando un trait d’union tra le culture che proprio negli eventi condivisi a livello sociale celebrano passaggi e cambiamenti.

La morte e la vita sono i due poli esistenziali che da millenni vengono sistematicamente inglobati in sistemi rituali, iconografie, gesti apotropaici particolarmente interessanti. Comune a molte civiltà è per esempio la credenza che le anime dei familiari defunti ritornino a visitarci in determinati momenti dell’anno sollevando temporaneamente quel velo sottile che separa questo mondo e l’aldilà. Si preparano banchetti, offerte, altari, si pongono fiori nei cimiteri, candele e decorazioni per illuminare il procedere di quelle energie che un tempo erano parte della nostra vita concreta e quotidiana.

C’è molto altro però aldilà di Halloween. Oggi vi racconto delle tradizioni del día de los muertos qui in Messico, più precisamente nello Yucatán, la terra in cui ho avuto la grande opportunità di vivere per un anno. Nel far questo, mi rendo conto che particolarmente il Sud Italia abbia tradizioni affini con alcune usanze messicane. Nella mia famiglia da sempre si preparava una tavola con offerte di cibo, noci, pane, arance e uva affinché i nostri parenti potessero benedire en passant questi cibi nella notte tra il 1° e il 2 novembre. Io puntualmente non dormivo un po’ per timore, un po’ per curiosità, trasfigurando con la mia immaginazione di bambina ogni rumore o suono proveniente dalla cucina. E proprio lì, il giorno seguente, si condivideva il cibo benedetto con tutta la famiglia. So bene che tradizioni come queste, così meravigliosamente radicate, costituiscano un bene inestimabile da consegnare al futuro. Sono memoria da raccontare.

Quanto alla “cultura parallela” messicana, è noto che rappresenti una testimonianza ricca e dinamica di quanto la morte possa essere accolta all’interno della vita collettiva attraverso formule apotropaiche, rivestite di energie caleidoscopiche e vivaci.

Le origini di queste celebrazioni sono da ricercare nel passato pre-ispanico di questa terra. Le culture mexica, maya, purépecha e totonaca solevano mostrare teschi durante le celebrazioni pubbliche dedicate alla vita e alla morte. Ciò valeva anche per gli aztechi che dedicavano il mese di agosto a questi rituali prima dell’arrivo della presenza europea.

In Messico, si dedica il 1° novembre alle anime dei bambini, mentre, il 2 novembre a quelle degli adulti. Si preparano offerte, si visitano i cimiteri, si pongono candele e fiori sulle tombe dei propri cari deceduti. Si preparano altari originalissimi che costituiscono manifestazioni culturali ed estetiche, rappresentazioni della continuità con una memoria antichissima ancora oggi viva e accolta con entusiasmo poiché vita e morte sono eventi da celebrare. Su questi altari decorati si collocano offerte, dolci, cibi, bevande, fotografie dei defunti e oggetti personali.

Nello Yucatán, il banchetto è ancora oggi chiamato in lingua maya Hanla Pixán o comida de ánimas in spagnolo. Una tradizione legata a un mondo ancestrale che soleva celebrare la dimensione della morte dal 31 ottobre al 2 novembre. Uno degli aspetti interessanti di questo fenomeno è l’attenzione rivolta alle anime che non hanno più familiari sulla terra che possano ricordarle, le cosiddette “Anima Sola”. Per loro si prepara un altare dalle dimensioni più contenute ma con offerte di tutti i tipi.

Tra i cibi più tradizionali si incontrano: atole nuevo (una preparazione a base di mais), pibes o mucbipollos, jícamas (ottime con peperoncino in polvere, sale e limone!) mandarini, arance, dolci a base di papaya e cocco, peperoncino in polvere, pan dulce o pan de muertos che di fatto è comune a tutto il Paese.

La decorazione de los altares de los muertos include fiori tipici come i cosiddetti xpujuc, i fiori dei morti, di color rosso, giallo o arancio. Sono gli elementi della natura a trovare una manifestazione simbolica: acqua, terra, fuoco e aria si incontrano nei frutti stagionali, nell’incenso, nelle bevande, nelle candele che accompagnano il viaggio delle anime orientando il defunto.

Qui a Mérida da ormai dieci anni si organizza un Paseo de las Ánimas che dal Cimitero della città arriva al Parque San Juan presentando 300 altari distribuiti in circa 13 strade.

Aldilà di Halloween, ci sono dunque passati ancestrali dalle persistenze vive. Aldilà di Halloween esistono radici comuni e bisogni, esistono continuità e memorie che adornano di colori, fiori, profumi anche i passaggi più difficili insegnandoci che vita e morte sono mere definizioni che soltanto le tradizioni culturali rivestono di un significato unico, funzionale, celebrativo.

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