Casamassima, la rievocazione storica realmente accaduta nel corteo storico. La città fu fedele ai valori della libertà

Casamassima fu città fedele ai valori della libertà. La Pro loco ha portato in piazza il corteo storico, una rievocazione storica di fatti realmente accaduti

di Pino Gadaleta

La pro-loco di Casamassima ha sceneggiato una rievocazione storica prendendo spunto da un episodio veramente avvenuto nel 1348 e raccontato nel Chronicon de rebus in Apulia gestis del notaio Domenico di Gravina. Il notaio di Gravina scrisse di suo pugno, in latino, gli avvenimenti del Regno di Napoli (1333-1350), quindi ne fu testimone oculare, e pur parteggiando per la fazione ungherese, racconta gli episodi con verità notarile. Il manoscritto autografo è in pessime condizioni ed è custodito presso la Biblioteca nazionale di Vienna. Nel 1563 fu acquistato da un erudito ungherese in viaggio nella Puglia.

Il manoscritto manca sia della parte iniziale che finale. Dobbiamo a Ludovico Muratori la sua pubblicazione nel Rerum Italicorum Scriptores nel 1700, e a un nobile gravinese Girolamo Spaluti che lo fece ristampare con traduzione in italiano dall’editore Anfossi di Napoli nel 1890.

Perché il notaio di Gravina scrisse questa cronaca? Per raccontare la verità come confessa all’inizio dell’opera quando afferma che “raccontare il passato serve ai figli per cercare la vendetta del loro padre e di quelli che furono suoi compagni”.

Domenico fu accusato ingiustamente di aver partecipato all’assassinio di Andrea, giovane marito della regina Giovanna I d’Angiò, ma egli si dice estraneo a questo evento essendo tra l’altro residente a Gravina che dista da Napoli “più di cento miglia”. Di fatto fu spogliato dei suoi beni e della custodia del castello di Gravina, esiliato con la famiglia e i fratelli. Domenico di Gravina scrisse la sua cronaca a Bitonto nel 1350 e che fine abbia fatto non è dato di sapere.

Il 1348 fu l’anno dell’inizio grande epidemia della peste nera, e causò la morte di più della metà della popolazione europea. I cronisti dell’epoca si guardarono bene dal pubblicare notizie su questa tragedia e lo stesso Domenico di Gravina ne fa un brevissimo cenno, qualche parola, quando parla della città di Manfredonia. Il manoscritto di Domenico Gravina è un “unicum”, una rarità, un bene prezioso: consta di 242 pagine in formato 823X152 ed è scritto su carta. È quasi impossibile consultarlo e non può essere restituito poiché regolarmente e legalmente posseduto dalla Biblioteca nazionale di Vienna.

IL regno di Napoli era governato dalla regina Giovanna I sposata con il fratello del re di Ungheria Luigi, anch’egli angioino. Un matrimonio voluto da Roberto d’Angiò che non avendo eredi aveva deciso di nominare erede del regno la prima nipote Giovanna, e per consolidare il suo potere di regnante aveva pensato bene di organizzare il matrimonio della nipote con l’altra potente dinastia angioina ungherese. Un matrimonio che non incontrava il favore della corte napoletana. Vi erano altri rami della dinastia angioina napoletana che anelavano a sostituire Andrea nella camera nuziale di Giovanna, il ramo dei Tarantini e quello dei Durazzeschi in lotta tra loro. Fu ordita una congiura per eliminare Andrea e infatti ad Aversa durante una battuta di caccia, Andrea fu strangolato. Giovanna I, sua moglie, certamente fu complice obbligata dell’assassinio. Re Luigi invase il regno di Napoli per vendicare la morte del giovane fratello. E così oltre all’infierire della peste, il regno di Napoli sopportò i dolori e le atrocità della guerra tra Luigi e gli angioini napoletani. Nell’esercito ungherese vi erano mercenari Teutonici che lo stesso Domenico di Gravina definisce “superba e dissoluta razza” che non ricevendo più l’ingaggio pari a 150mila fiorini dal re ungherese pensarono bene di recuperare il dovuto autonomamente invadendo e derubando i feudi ritornati alla fedeltà della Regina. Casamassima ne fece le spese.

La pro-loco di Casamassima ha rievocato un episodio veramente avvenuto e storicamente accertato. Una pagina eroica, valorosa, gloriosa di questa comunità che merita di essere rammentata e raccontata per ritrovare un orgoglio civico fatto di fedeltà ai valori di autodeterminazione e di libertà.

[ph. di Vito Petronelli]

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