L’opinione. La piazza del Pd non restituisce il consenso a un partito arenato sul vecchio

L’opinione. La manifestazione di piazza non restituisce il consenso a un partito arenato ancora sul vecchio. Martina dice di aver imparato la lezione? Noi abbiamo qualche dubbio

di Pino Gadaleta

Il Pd, o meglio i militanti del Pd, hanno dato prova della loro vitalità con la mobilitazione del 30 settembre in piazza del Popolo a Roma. Il segretario pro tempore Martina ha solennemente dichiarato che ha capito la lezione ricevuta con il voto del 4 marzo. In verità ha mancato di affermare che il destinatario della “lezione” è il gruppo dirigente responsabile della pesante sconfitta grazie a scelte politiche e narrazioni neoliberiste, inseguendo il mito del nuovo Macronismo, divenuto poi impopolare anche in Francia.

I militanti hanno invocato l’unità del partito, né poteva essere diversamente: quello che resta da chiarire è su quali basi va realizzata. Intanto occorre un rinnovamento del gruppo dirigente a 360 gradi con facce nuove e nuovi protagonismi maturati nella quotidianità dell’esperienza della militanza. Sfortunatamente l’élite del Pd non ha alcuna intenzione di passare la mano e a quanto pare continua nel solco delle strategie politiche sbagliate che la rende poco credibile. E i sondaggi continuano a segnare il segno meno per i consensi al partito.

Invece di proporre una “forma partito” innovativa al passo con i tempi che premi militanza e competenze e annichilisca la mediocrità dei ras periferici che controllando clientele (ormai residuali) e pacchi di tessere, inibiscono l’emergere di energie e di giovani capaci di coniugare la sinistra con la modernità, unica risorsa per contrastare il nazionalsocialismo sovranista. In verità questa élite del Pd è incapace di comprendere come molti elettori Pd abbiano preferito cambiare consenso votando il M5s. Non lo hanno compreso perché nel Pd e nei suoi governi, sono totalmente mancate politiche di sinistra, di comprensione dei guasti della globalizzazione che ha immiserito ceto popolare e la classe media. Le disuguaglianze sono aumentate e non diminuite con i governi a guida Pd. Non c’è stato contrasto all’accumulo dei soliti noti che con la crisi si sono arricchiti sempre più.

L’èlite pensa di opporsi validamente al governo giallo-verde urlando al lupo al lupo, o meglio al Cigno nero, per una manovra del Def di questo governo che porta il deficit di bilancio al 2,4%, quando con il governo Renzi lo stesso era al 2,6 e con Gentiloni al 2,3.  Già i numeri sono numeri e come tali valgono per tutti.

Una sinistra riformista deve avviare Il risanamento dei conti con il taglio agli sprechi (di recente abbiamo appreso dalla stampa che lo stesso ago nella sanità può costare a seconda delle Asl da 1 € a 42€), al controllo severo di costose e inutili compartecipate, alla lotta alla corruzione, al recupero dell’evasione fiscale (specie dei redditi più alti), dell’Iva non è versata, ad uffici dello stato inefficienti e come tali senza ragione di utilità effettiva.

Un esempio sono i cosiddetti “centri per l’impiego” con cui dovrà presto fare i conti il prossimo “Reddito di cittadinanza” promosso dai pentastellati. In altri paese europei tale forma di sussidio esiste da decenni, specialmente per giovani e persone in cerca di lavoro. In quei paesi i centri per l’impiego funzionano e offrono realmente un lavoro in tempi ragionevoli che se rifiutato il sussidio è perso. E in Italia? Non funzionano sostituiti dall’efficiente e potente clientelismo del potere politico.

In Italia i “concorsi pubblici” cui partecipano pletore di aspiranti, la selezione ovviamente, avviene utilizzando i quiz, e come diceva una fortunata trasmissione, l’Italia è tutto un quiz. Il merito e la competenza sono affidati a una lotteria a domande multiple, dispendiosa e ingiusta.

La società è composta dagli “integrati”, cioè coloro che hanno disponibilità di risorse finanziarie, di capitale umano, relazionale, e culturale, in grado di affrontare i perversi meccanismi della globalizzazione e i “marginali”, che non sono in grado di accettare e superare le sfide/opportunità e cercano zattere di salvataggio, utopie di sicurezza a cui attaccarsi per superare la loro esclusione.

È il tema delle disuguaglianze che ritorna, non solo economiche, che va affrontato, tema che il Pd di Renzi con il 2,6 di deficit del Def e con la politica dei bonus degli 80€ o dei buoni acquisto da 500€ ai docenti, e del jobs act, ora sotto finito sotto la lente della sua costituzionalità, pensava di risolvere.

Una flessibilità sui conti al Def che Berlusconi prima, e Renzi dopo, hanno ottenuto dall’Ue accettando una scellerata e discutibile “accoglienza” dei flussi migratori, gli stessi flussi respinti dalle politiche di Macron e suoi sodali europei e che ora ha fatto la fortuna elettorale e mediatica di Salvini, lasciando, così, alla destra, ahimè, ampie praterie di consenso.

La sinistra ha accettato i migranti a 35€ al giorno, ben più dei 750€ mensili del reddito di cittadinanza proposto dai giallo-verdi, e non ha sviluppato alcuna seria politica di integrazione e promozione dei migranti relegando la questione al senso morale della solidarietà, facendo, poi, “ingrassare” cooperative che hanno lucrato sulla vicenda umana di queste persone.

Martina, a nome del Pd, dice che ha capito la “lezione”. Noi abbiamo qualche legittimo dubbio.

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