Rifiuti, la gestione degli Aro (fallita) fa fioccare sentenze a favore dei cittadini, ma i Comuni che fanno? La terza puntata

La gestione degli Aro (fallita) sta producendo sentenze dei Tar a favore dei cittadini. I rifiuti costano, ma intanto i Comuni soccombenti che fanno?

di Danilo Nesta

Ci siamo lasciati con un’analisi che vedeva dispersi 21 anni di inerzia legislativa e sarebbe utile se ci si soffermasse a pensare sulle centinaia di milioni di tonnellate di immondizia non conferita in maniera differenziata a livello nazionale.

A livello regionale è più facile reperire dati ed è bene analizzarli per aiutarci a comprendere l’entità del problema:

I dati partono dal 2010, con il conferimento in discarica di 11milioni e mezzo di tonnellate, costati all’incirca 1miliardo e mezzo di euro di soldi dei cittadini pugliesi (solo per riempire discariche). Se sfruttassimo questo dato e lo moltiplicassimo per 20 regioni italiane otterremmo oltre 230milioni di tonnellate finite in discarica (come, consentiteci l’ironia, i soldi italiani: 30miliardi di euro circa).

Dal 2010 l’incremento della percentuale differenziata a livello regionale è apparso timido, passando da uno pari al 2% annuo, al 4 e al 7% nell’ultimo periodo 2016/17.

Ora, si può capire come l’attivazione di pochissimi Aro a livello Puglia (6 o 7 su 38) influenzino poco o niente questo incremento non dimenticando che ci sono Comuni, pur in Aro, ma senza gara sovracomunale, che raggiungono percentuali considerevoli e premianti. Un caso va dedicato a Comuni come Rutigliano e Cellamare che già da oltre 4 anni sono considerati ricicloni, ma ce ne sono di altrettanto virtuosi.

Solo che nei Comuni in cui si è svolta la gara per il gestore unico, i costi Tari riflessi sui cittadini componenti, sono naturalmente aumentati a dismisura e pagando molto di più, partecipano a variare insensibilmente il dato regionale. Tradotto? Pochi “fessi” (600.000 circa su 4.800.000) subiscono una vessazione senza modificare quasi nulla.

Si aggiunga che ovunque si sia svolta la gara unica, sono fioccati ricorsi al Tar e al Consiglio di stato da parte dei concorrenti, di fronte ad aggiudicazioni apparse discutibili e in alcuni casi, visti i tempi della giustizia amministrativa, pur più rapida, giungere all’annullamento della gara; il caso Aro Ba5 ma anche Aro Ba7, con capofila Noicattaro, dove le eventuali giunte politiche presenti non hanno determinato tale risultato promosso invece, da ditte che hanno impegnato risorse proprie nei ricorsi per ovvi interessi: pur di poter vincere gare da centinaia di milioni di euro si farebbe qualunque cosa.

Peggio ancora se tutto questo lo paga esclusivamente il cittadino.

E solo il cittadino può difendersi da un sistema se oppone resistenza.

Infatti, immaginate, in Puglia solo pochissimi cittadini su 4.800.000 abitanti, hanno avuto il coraggio di impugnare atti deliberativi comunali sulla Tari: in provincia di Brindisi, in provincia di Lecce e in provincia di Bari: a Casamassima (vincendo, peraltro).

La legge non prevede altro di fronte ad atti deliberativi se non il ricorso al Tar, e la sentenza subìta dal Comune di Casamassima (perché i cittadini, lo ribadiamo, hanno vinto), rappresenta un freddo monito per tutti gli amministratori: ‘fate bene i conti e applicate la legge’, dice in sintesi la sentenza. E le sentenze emesse dai vari Tar regionali.

Ma a Casamassima il Comune prima di chiedersi dove e perché può aver sbagliato o possono aver sbagliato quelli che sono pagati per controllare o per elaborare un piano Tari, investe (altro) denaro pubblico (cioè sempre dei cittadini) per ricorrere al Consiglio di stato: praticamente contro i propri cittadini (il danno e la beffa, visto che i cittadini pagano più volte per la stessa questione: ma quanto ci costa!?).

Sia ben chiaro, una condanna, pur amministrativa, deve godere dello stato di diritto di potersi difendere fino all’inverosimile ma come si può definire questo atteggiamento nei confronti della propria popolazione già vessata?

Lasciamo alla libera “interpretazione”.

Eppure quei cittadini ricorrenti e non, organi politici (uno, il Partito Comunista, è il caso di sottolinearlo) e organi sindacali (la Uil), hanno cercato già 5 giorni dopo l’emissione della sentenza di poter avere un dialogo, ma non è stato preso in considerazione. Eppure quei cittadini ricorrenti hanno pregato il proprio avvocato di non notificare la sentenza del Tar (se l’avvocato notifica la sentenza fa decorrere determinati tempi giuridici e scadenze) proprio per avanzare un’azione interlocutoria tra Comune e cittadini – non nemici – ma contribuenti e viventi della medesima comunità.

In qualsiasi causa sussiste la possibilità di interloquire tra le parti, ma tra Comune di Casamassima e cittadini chissà perché è o deve essere preclusa.

I cittadini hanno agito per interesse comune e non per interessi personali: solo per perseguire un diritto di equità ed economicità valevole per tutti.

Proprio come accade a livello regionale, perché solo pochi cittadini sono vessati da un impegno oneroso da immolare all’altare del sistema della raccolta differenziata e altri no? Non si è tutti cittadini regionali con gli stessi diritti? E i cittadini hanno il diritto di approfondire e capire il perché della sussistenza di un sistema non equo?

Come intuibile, l’argomento rifiuti è talmente vasto che si potrebbe non smettere più, e per questo seguirà la 4^ parte con cui si entrerà nel dettaglio di ciò che riguarda in particolar modo Casamassima e l’Aro Ba5, e quindi tutti i Comuni convenzionati.

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