Rifiuti, la gestione ‘centralizzata’ dell’Aro forse non è meglio di quella comunale. Spreco di risorse?

Rifiuti e Tari, la seconda puntata

L’illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettva: la storia insegna, ma non ha scolari”. Antonio Gramsci

di Danilo Nesta

Per questo è necessario leggere la storia e se un po’ ci teniamo ai nostri soldini, dobbiamo conoscere.

“Gli stati membri
garantiscono che l’elaborazione della normativa e della politica dei rifiuti
avvenga in modo pienamente trasparente, nel rispetto delle norme nazionali
vigenti in materia di consultazione e partecipazione dei cittadini e dei
soggetti interessati e nel rispetto dei principi generali in materia di
protezione dell’ambiente, di precauzione e sostenibilità, della fattibilità
tecnica e praticabilità economica, della protezione delle risorse nonché degli
impatti complessivi sociali, economici, sanitari e ambientali”.

Questi i princìpi
fondanti della Direttiva europea 2008/98/CE
che definivano il nuovo processo di gestione dei rifiuti fissandone regole e
percentuali.

La Direttiva europea è
stata recepita in Italia entro il dicembre del 2010.

Prima, c’erano gli Ato (Ambito territoriale ottimale)
introdotti con l’art. 23 del dlgs 22/97,
il cosiddetto decreto Ronchi. Nel 2006
la L.152 introduce le Autorità d’ambito
destinatari delle prerogative regionali e provinciali.

La L.42 del 26/03/2010 decreta la soppressione delle
Autorità d’ambito a partire da un anno dalla sua approvazione cioè entro il 27
marzo 2011, poi prorogato al 31/12/2011.

Gli Ato erano 18 in
Puglia, costituiti da 20 Comuni ognuno circa (troppe teste da mettere insieme)
e infatti, in base all’art. 31 della L.R.14 del 6/07/2011 il numero dei
previgenti ambiti territoriali viene ridotto ad aggregazioni di dimensioni provinciali, quindi con la L.R. 24/2012 approvata il 23 ottobre 2012 e divenuta
esecutiva un mese dopo
, individua e delimita 38 Aro (tanti piccoli Ato, per intenderci) composti da 6 o 7 Comuni
o, a volte più Comuni, come nel foggiano e nel leccese per motivi di dimensione
popolativa e vicinanza.

Quindi, dal Decreto
Ronchi, 1997, passano 15 anni senza aver fatto praticamente nulla, mentre l’Europa, incomincia a
minacciare sanzioni per il non rispetto delle direttive, un po’ come accade per
l’acqua e i depuratori presenti ancora illegali.

Dall’istituzione degli
Aro sono passati ulteriori 6 anni e
dei cui risultati si dirà in seguito ma parliamo di ciò che succede in uno dei
paesi di uno di questi Aro.

Casamassima…

Come si sarà capito, l’incertezza
legislativa e i suoi repentini cambiamenti, portavano a indire gare per il
servizio di spazzamento e ritiro dei rifiuti, con più (o meno) cassonetti
distribuiti sul territorio fino al loro quasi disfacimento totale; ricordiamo
tutti la situazione in cui si versava, con percentuali di differenziato da
barzelletta e con un altissimo conferimento del “tutto in discarica”.

Ma nel maggio del 2012, Giunta Birardi, si
approvava l’atto di indirizzo per indire nuova gara dei rifiuti su proposta
dell’assessore all’Ambiente Pino Gengo
(rimane ancora un dubbio storico del perché dall’atto di indirizzo siano
trascorsi quasi 4 mesi prima di indirla fattivamente in settembre 2012).

Giusto per far
intendere, il Capitolato di gara dell’epoca, per chi lo ha approfondito, non si
discostava per nulla rispetto al Capitolato Aro Ba5, anzi, risultava più
organico e più calzante al nostro territorio (a nostro avviso).

Ma, nonostante si
fosse arrivati all’apertura delle buste dei partecipanti e non fosse stata
ancora approvata la L.R. 24/2012 (ricordiamo:
in ottobre 2012 e divenuta esecutiva in novembre
) la gara fu annullata. Ci
si permetta solo una considerazione: se mai quella gara si fosse conclusa con
un aggiudicata, il Comune avrebbe sentito parlare di problemi di rifiuti nel 2022 in un rapporto 1:1 di gestione,
forse più consone e attento, specialmente, alla dispersione di denaro pubblico
o, comunque più controllabile e direttamente responsabile anziché, come avviene
ora, essere costretti ad ascoltare la sommessa e, quasi ridicola, sottomissione
a organi sovracomunali (come l’Ufficio dell’Aro Ba5 o la Regione Puglia) in
barba a qualsiasi principio costituzionale di capacità di autonomia comunale
(Art 5 della Costituzione Italiana e articoli seguenti del Titolo V).

Pertanto, perso quel
treno tutto comunale (sulle cui intime ragioni, preferiamo non entrare), si
giunge alla fatidica gara unica prevista per Legge regionale che ha, di fatto,
imposto ai Comuni di associarsi in convenzione fra loro e supportati dalla
consulenza di un’azienda esperta del settore (poi divenuta e nominata anche controllore
della esecuzione del contratto, il cosiddetto Dec), esperiti e controllati gli atti di gara, si giunge
all’aggiudicazione definitiva dell’attuale azienda Ati, previo scoprire, a
posteriori della gara stessa (luglio
2018
), che su questa si è abbattuta una sentenza del Consiglio di stato che
ne vede annullare l’aggiudicazione stessa.

Chi doveva controllare
non ha controllato?

Per 124milioni di euro
su 105mila abitanti ignari dei 6 Comuni associati per 9 anni, forse, qualche
distrazione è concessa?

La Tari riflette
interamente il costo del servizio igiene urbana, spazzamento, ritiro e
conferimento dei rifiuti, anche se questo fosse ingiusto o errato.

Si spera stia
diventando avvincente capire cosa paghiamo e perché o cosa dovremmo pagare e
perché e, fondamentalmente, capire, quanto noi cittadini abbiamo da fare per
capire le logiche del consumo che toglie risorse al nostro consumo, in favore
di poteri “sovracomunali” e di gare milionarie, nel rispetto, ricordate le
parole iniziali della Direttiva europea: …avvenga
in modo pienamente trasparente
, partecipazione
dei cittadini
, sostenibilità, praticabilità economica, protezione delle risorse, impatti complessivi sociali, economici.

Non perdete la
prossima puntata, perché non è finita qui, purtroppo.

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