Cellamare, con chi sta la consigliera Salvemini? Lei: “Chi sta con me”

Cellamare. Il clima politico si riscalda, l’anno prossimo si vota. Con chi sta la consigliera Salvemini? Lei: “Chi sta con me”

di Marilena Rodi

Compostaggio e tasse. Queste le due parole chiave sulle quali la consigliera Margherita Salvemini ha focalizzato il suo impegno politico a Cellamare da quando è stata eletta in consiglio comunale, come lei stessa riferisce. “Durante la campagna elettorale del 2014 – racconta ai nostri microfoni – ho puntato da subito sulla battaglia contro l’impianto di compostaggio che l’amministrazione Laporta aveva manifestato di voler accogliere già nel 2009. Allora, per la verità, tutta la squadra puntava su questo obiettivo importante: conservare Cellamare come una piccola bomboniera verde e abitabile per i nostri figli e per noi. Io stessa ho scelto questo luogo per vivere serenamente e possibilmente ecologico”. “Dal primo giorno di politica attiva in rappresentanza dei cittadini che mi hanno votata, dunque, ho sempre mantenuto questo impegno – prosegue – e la mia posizione è nota in città: non è mai cambiata. Quindi, se posso dire, non bisogna chiedersi con chi sta la consigliera Salvemini, ma chi sta con la consigliera Salvemini!” (sorride).

“Ora – continua – tanto per chiarire: il rischio impianto di compostaggio (che per un comune piccolo come Cellamare avrebbe significato inquinamento e disagi) è scampato perché l’attuale sindaco Michele De Santis ha scelto di rinunciarvi. Io – e i cittadini che rappresento – siamo soddisfatti. Ma poi, se vogliamo essere chiari fino in fondo, un po’ tutte le forze politiche locali hanno scelto l’opzione B, quella della rinuncia. Per cui dovrei pensare che tutto il consiglio comunale – maggioranza e opposizione – sono stati dalla parte della consigliera Salvemini. Suvvia, si chiama buonsenso. Lo stesso buonsenso che porta le forze politiche a dialogare per amore della città e delle buone pratiche. Ora sull’area dove doveva sorgere l’eco-mostro dell’impianto, completamente bonificata, sorgerà un dog park, un parco per cani, e un orto urbano. Cos’è questa se non riconversione dettata da buonsenso e amore per i luoghi?”.

“Vuol sapere un’altra cosa?”, aggiunge. “Anche sulle questioni relative al prelievo fiscale l’attuale sindaco è stato dalla mia parte. Quando le commissioni si riuniscono, stabiliscono i provvedimenti che il consiglio comunale deve approvare o bocciare. E tra i vari provvedimenti sono stati valutati anche gli aumenti delle tasse a carico dei cittadini. Ebbene, se la Tari non ha subito aumenti è stato anche grazie al fatto che ho sollecitato una strada alternativa a quella del ‘mettere le mani nelle tasche dei cittadini’, come si dice. Così, grazie alla mia insistenza, abbiamo approvato il baratto amministrativo e l’esenzione per gli indigenti. Questo significa che le famiglie indigenti non pagano il tributo con risorse finanziarie ma con risorse umane: cioè in ore (come le legge prevede) al servizio della comunità. Oltre al fatto che il bilancio comunale, così, non viene falsato con importi vuoti”. “Mantenere in piedi un ente pubblico non è alimentare il gossip delle poltrone o delle segreterie di partito, ma dimostrare di risolvere i problemi dei cittadini. E quando un gruppo non viaggia più con la stessa visione si intraprendono strade diverse: ma cosa c’è di strano a collaborare su un obiettivo condiviso?”.

Quindi lei condivide anche la scelta del Comune di Cellamare di dare in gestione i beni di proprietà dell’ente?

“Io non sono un componente della commissione che si occupa di questa materia, ma come già detto prima, tengo alla mia città, per cui ho partecipato alla riunione esprimendo il mio parere. Mantenere un bene, per esempio un immobile, costa. La manutenzione si paga. Così come si pagano le utenze e le tasse sulla rendita che quel bene produce. Perché, dunque, un Comune dovrebbe sostenere costi fissi di questo tipo – oltre alla variabile vandalica – prelevando soldi dai cittadini? E perché poi dovrebbe spendere soldi così quando potrebbe investirli in altri servizi? Il giardino pubblico con spazio sport attrezzato di via Bari, per fare un esempio: se resta in gestione al Comune, i cittadini pagherebbero la manutenzione, la cura del verde, l’illuminazione etc. mantenendo la fruizione gratuita dello spazio. Se il Comune lo desse in gestione, i cittadini potrebbero comunque continuare a fruirne gratuitamente, ma senza pagarne la manutenzione. I soldi risparmiati andrebbero a finanziare, per esempio, il sostegno a uno sport o a un evento, o a qualcos’altro che torni utile al cittadino. Perché bocciare questa iniziativa? Molti comuni affidano in gestione a privati (associazioni o società o gruppi di imprese) gli spazi pubblici. Pensiamo a Torre Quetta a Bari: chi gestisce più di 10mila metri quadri? Un privato che riconosce al Comune un canone annuale di 13mila euro circa e che ha ricevuto un affidamento per 4 anni dopo un bando pubblico. Oggetto della concessione sono state sia le aree esterne sia quelle coperte, tra cui un parcheggio di circa 7mila metri quadri, un campo sportivo di mille metri quadri, un’area per manifestazioni di 800 metri quadri, diverse aree per il deposito e gli alloggiamenti, 4 chioschi e 4 gazebo con le rispettive aree pertinenziali e la torre. A Cellamare parliamo di un giardino pubblico con aree verdi e spazi attrezzati per lo sport, peraltro appena sistemati. Se un privato – che altro non è che un’associazione, una cooperativa o un’impresa – prendesse in affidamento questo spazio certamente renderebbe un servizio alla comunità evitando anche possibili atti di vandalismo”.

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Ma allora qual è il problema?

“L’utile del soggetto privato, forse. Ma io credo che aumentando la base produttiva (quindi le persone che lavorano) le entrate crescano, semplicemente perché aumentano le persone che versano i tributi. Dunque le casse comunali avrebbero più risorse per aumentare i servizi. Questo, in parole semplici. Poi i cittadini di Cellamare si lamentano costantemente che i giardini non sono puliti, non sono sicuri, non sono sorvegliati e che non esistano orari fissi di apertura: il Comune non può assumere. Con un affidamento – a fronte di un canone minimo, circa 41 euro al mese – a un soggetto privato risolveremmo questi problemi. Mi pare solo una polemica sterile”.

Un gossip politico?

“Sto valutando se candidarmi il prossimo anno”.

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