Casamassima, il ciclo dei rifiuti differenziati: un’incognita per il cittadino. Chi paga il non conferito? E il compost cosa (quanto) produce?

Casamassima. Il ciclo dei rifiuti differenziati pare un’incognita per il cittadino. Chi paga il non conferito? E il compost cosa (e quanto) produce in termini di utili?

di Danilo Nesta

Certo che noi siamo proprio “bravi” (quando questo non diventi sinonimo di essere fessi).

Da quel 1° luglio 2016 che vedeva scoppiare la rivoluzione copernicana della raccolta dei rifiuti a oggi, sono passati 2 anni e si possono fare analisi sui risultati e sugli attesi ritorni non ritornati. Non ancora.

Questa riflessione è dedicata ai tantissimi cittadini che hanno sempre svolto la differenziazione del loro rifiuto, poi finito nei bidoni da 1 tonnellata (malamente distribuiti sul territorio, a nostro avviso) per le varie tipologie. Tuttavia non possiamo non interrogarci sulla via della discarica che prende il rifiuto nel momento in cui non è ‘conferito’, ma ‘gettato’ per strada; e come avviene dunque, la raccolta del rifiuto da strada. Ma soprattutto: come avviene la raccolta del rifiuto conferito ‘regolarmente’?

Vediamo l’evoluzione negli anni.

La produzione di rifiuto totale era di 10.269 t/a nel 2011 (picco nel 2014 con 11.504 t/a).

Nel 2017 è stato di 7.072 t/a, mentre nel 2016 il valore era stato di 8.809 t/a.

Riflettiamo: 1.700 tonnellate in meno nell’arco di un anno?

Una delle regole/premio della raccolta differenziata sta nel risparmio, e cioè: più differenzio e meno pago. O no? Se poi produco meno va da sé: pago di meno. Lapalissiano.

Sicché nel 2016 – per venire al periodo storico in cui è stata introdotta ‘ufficialmente’ la raccolta differenziata nel comune di Casamassima – sono state raccolte 1700 tonnellate all’anno in più del 2017, questo significa che c’è stata una diminuzione della produzione dei rifiuti e questo – ancora – dovrebbe significare più risparmio. O meno spesa. O no?

Però ci pare che la situazione attuale sia che produciamo meno rifiuto e paghiamo di più.

L’anno 2017, pur monco nelle prime settimane dell’anno (la raccolta su tutto il territorio è iniziata il 13 febbraio 2017), restituisce i dati della raccolta differenziata e ci consente di analizzare i risultati, acquisendoli da due tipologie di fonti: quella comunale, attraverso la lettura delle fatture di pagamento verso tutte le collaborazioni coinvolte e attraverso i dati espressi sul portale regionale di riferimento. Dati pubblici, quindi.

Ma poniamo che i dati in nostro possesso siano quelli attendibilmente definitivi su cui si possa costruire un’architettura filosofica rispetto alla gestione del rifiuto (per alcuni dati si riscontreranno discordanze in positivo o in negativo tra il dato fattura e il dato regionale validato: sono i dati rivenienti dalla comunicazione inviata dai Comuni ai fini della valutazione dell’Ecotassa).

Data la fonte della nostra analisi, passiamo alla riflessione ad alta voce. Analizziamo i dati che si riepilogano nella tabella allegata. Intanto un inciso: inutile ricordare che paghiamo tanto. Paghiamo troppo e non riusciamo a raggiungere risultati utili per il cittadino. Ribadiamo un aspetto importantissimo: se la Tari 2018 ci è potuta apparire più bassa non è da correlare a una diminuzione comprensiva della Tari 2017 (se ho pagato ‘troppo’ di più per un anno, poi è naturale cogliere delle differenze in quello successivo). Inoltre, ogni piano Tari ha un riferimento all’anno solare e basta.

Dunque vediamo insieme. In verde sono segnalate le criticità maggiori e quasi inspiegabili che vanno a influenzare i dati reali di percentuale differenziata.

  1. ADDEBITO PER NON CONFERIMENTO

210,02 tonnellate (di cui 70 a 94€/t e la restante parte a 110 €/t) vengono addebitate al Comune di Casamassima per un totale di € 21.982,2. Cioè, 22mila euro circa vengono pagati alla Tersan per un rifiuto organico non conferito (!).

Il dato è interessante se si ipotizzasse un minimo garantito: questo spiegherebbe perché al Comune di Casamassima vengono addebitate spese per un servizio non reso, ovvero, appunto “non conferito”. Come lo spieghiamo altrimenti? E poi: chi paga questi 22mila euro? La domanda è pleonastica quanto eufemistica. Questa quantità pagata non rientra in alcun valore percentuale positivo o dato regionale.

Il dato, poi, di conferimento di organico dimostra l’importanza del peso, in quanto tale, del rifiuto per un totale di 2.435,04 tonnellate, ma non è dato sapere quanto realmente compostabile o quanto compostato e quindi venduto (perché, ricordiamo: il compost genera introiti per chi conferisce, se conferito correttamente e dunque rivenduto come concime, per esempio, e produce un utile). L’organico – a questo scopo – andrebbe differenziato ulteriormente affinché possa produrre ‘ritorni’ utili.

  1. FRAZIONE ESTRANEA DI IMBALLAGGI MISTI (plastici)

182,67 tonnellate costate € 14.613,60. Si presume che nella plastica conferita sia stata compresa una fetta notevole di frazioni estranee la cui fine non è dato conoscere se non per il dato Corepla che seleziona le quantità ricevute per sole 13,73 tonnellate al costo di € 6.150.

Di ciò che resta non si sa che fine abbia potuto fare, infatti tale quantità non rientra in dati regionali e fa suggerire, specialmente per plastica – sottoposta a quotidiane variazioni di valore di acquisto e vendita – che sia necessario educare a una raccolta monomateriale per non disperdere denaro che poi si rifletta esclusivamente sul cittadino pur virtuoso.

  1. RESIDUI DI SPAZZAMENTO STRADALE

226,43 tonnellate costate € 28.433,75 conferite alla ditta Teorema – praticamente allo stesso costo del conferimento in discarica – trattandosi di un rifiuto non biodegradabile: ovvero lo conferiamo a Teorema come risultato differenziato, infatti viene così inserito nel valore regionale (ma probabilmente poi trasferito in discarica da parte di terzi) e si fa salire di 3 punti percentuale il valore di differenziazione ma non è dato sapere se poi, visto il costo, va a finire in discarica né se subisca ulteriori trattamenti, il cui ritorno è sconosciuto.

Un po’ come dire che nascondiamo sotto il tappeto di casa il risultato dello spazzamento, ma sempre “in discarica” va a finire, presumibilmente.

Però, si sa, in un’epoca di sanzioni europee, meglio dimostrare una percentuale più elevata, se poi questa, aiuta a generare anche premialità di risultato che si riflettono sull’azienda gestore, tanto meglio: non a caso il 18/12/2017 si impegnano € 149.138,99 per premialità che dovrebbero essere devolute maggiormente agli operatori ecologici (ma non è dato conoscerne i risultati).

  1. INGOMBRANTI

128,64 tonnellate costate € 19.296 con sole 3,32 tonnellate inviate al recupero; il resto non è dato sapere se e in cosa si siano trasformate e conferite se conferite che fa suggerire la necessità di sfruttare ulteriormente questo rifiuto e non farlo subire solo come costo su tutti i cittadini, compresi quelli che non hanno conferito o abbandonato ingombranti.

747,76 tonnellate di rifiuti con un costo, a volte giustificabile e a volte no, di € 84.325,55 totalmente passivo.

Se a queste somme ci aggiungiamo mancati risparmi economici (ad esempio il risparmio mensile di circa 7mila euro per mancanza del Ccr, Centro comunale di raccolta) devoluti per € 64.900 per quel 2° turno di raccolta per le utenze non domestiche, assicurato per l’intero anno 2018 (Det. RG n. 1821 del 18/12/2017), un altro po’ e vengono fuori somme per costituire il Ccr, di cui una parte è stata addebitata in Tari 2017.

Così come per partecipare, il 14 giugno 2018, a uno stanziamento di 3milioni di euro regionali totali per il recupero di rifiuti abbandonati, valutati i valori di Rd raggiunti nel periodo settembre 2016-agosto 2017 (43%), si decide di cofinanziare con € 11.880 per ottenere € 32.120, mentre altri Comuni vi hanno avuto accesso, per somme maggiori, esclusivamente per percentuale di differenziata raggiunta o adozione del sistema smart city (una applicazione da telefonino per segnalare punti critici di abbandono o accumulo di rifiuti, ben 5 punti assegnati nell’intervento regionale).

Questo, chiaramente, ci fa soffermare sulla questione Tari 2017 e non riusciamo a fare a meno di sottolineare (e ricordare) che esiste una sentenza del Tar (pubblicata a giugno scorso) che – accogliendo il ricorso dei cittadini casamassimesi – chiarisce che quella Tari, così come è stata calcolata, non è corretta: va rivista. E il Comune di Casamassima che fa? Si sofferma a considerare l’impugnazione al Consiglio di stato promuovendo possibilmente un’azione contro i cittadini, invece di andare a sindacare l’operato di chi ha svolto il Pef, il piano finanziario (pagato anche quello). Oppure si riflette (chi, poi?) su possibili impugnazioni speciali di sentenze del Consiglio di stato che hanno annullato l’affidamento del servizio a seguito della gara promossa dall’Aro Ba5.

Intanto, altri Comuni si adoperano e attingono risorse per il recupero dei rifiuti abbandonati confidando sulle percentuali di Rd raggiunte in quel periodo e molti non con gestori unici di Aro: Rutigliano ad esempio (ma l’elenco potrebbe essere lunghissimo), € 50.000 senza cofinanziamenti, o Cassano € 50.000, o Faggiano € 50.000 con 3539 abitanti, o Gioia del Colle € 70.000 ecc. ecc.

Qualche altra valutazione da approfondire successivamente: dal gennaio 2018 ci sfuggono (fonte: sito istituzionale del Comune di Casamassima) le fatture relative alle liquidazioni degli interventi di riferimento sul territorio. Perché? Non erano allegate o ci sono proprio sfuggite?

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