Casamassima, il consiglio comunale del 7 agosto terza puntata. Minoranza sfasciata e maggioranza silenziosa

Casamassima, consiglio comunale del 7 agosto scorso: minoranza spaccata e maggioranza silenziosa. La terza puntata

di Danilo Nesta

Di Piero Calamandrei e sui princìpi di maggioranza e opposizione ci si è già espressi, ma il Consiglio comunale precedente al 7 agosto scorso, pur dotato di persone che dovrebbero aver raggiunto una maturità politica diversa, restituisce uno scenario in cui, da subito, è parso che i princìpi di libertà di espressione della minoranza (o della parte residuale di essa) siano vacillati inesorabilmente. Questo perché al di là di quel che appare, le voci di accordi disattesi siano girate vorticosamente, ma tanto sono state voci che poi di voce se ne è alzata una in aula che non ha tradito l’emozione di doverlo puntualizzare. Chiaramente il riferimento è all’elezione della vicepresidenza del consiglio comunale che, come si sa, è finita a Salvatore Nacarlo (consigliere di maggioranza) mentre la minoranza aveva tirato fuori 2 nomi, lasciando chiaramente intendere una spaccatura. Accordi disattesi? O accordi mai presi? Il dubbio resta.

L’accordo disatteso però, durante il consiglio del 7 agosto scorso, pare proprio sia esploso. Quello riguardante la discussione delle interpellanze in aula. Da una parte la minoranza che grida alla censura, dall’altra il niet della maggioranza. In mezzo i pentastellati.

Naturalmente nessuna dichiarazione da parte dei 5 stelle, gongolanti nella loro inedita posizione politica, per cui, perché mai assumere le difese dei “colleghi” di minoranza nel vedere rispettare, almeno formalmente, la possibilità di ascoltare interpellanze ammesse e poi escluse? I loro princìpi sono come quelli nazionali, vanno e vengono all’uopo e questa volta non era all’uopo difendere diritti? Non era nelle loro corde, forse?

Ma non vi è da stupirsi, le dichiarazioni di voto rilasciate nel consesso precedente, sottolineavano ampiamente le contraddizioni interne alla minoranza: 3, 4 o 5 identità “politiche”, sconclusionate fra loro, dove il personalismo ha prevalso sull’unità di intenti nel rispetto del voto cittadino espresso, per quei pochi che hanno deciso di andare a votare.

Nel consesso precedente, il primo consiglio, un consigliere, nella sua dichiarazione di voto, aveva dichiarato l’appartenenza all’Udc e come gruppo (ma non erano ancora stati formalizzati i gruppi consiliari) votava contro le linee programmatiche. Peccato che quel “Gruppo” ha formalmente evaso la presenza nel consiglio comunale del 7 agosto, e sarebbe stato simpatico sentire il contributo del Gruppo (senza avere però un Gruppo consiliare). Eletto, però, sotto il simbolo di Forza Italia – grazie ad evoluzioni ginnico-trasformistiche dell’ultim’ora preelettorale – ne prendeva le distanze in aula rivendicando la propria identità! Tradotto? Vendo l’idea di appoggiare un determinato candidato sindaco di coalizione sfruttando un altro simbolo politico o il suo simbolo politico, per rivendicare un’altra identità in aula e i voti ricevuti. Ma siamo nell’epoca trasformistica-opportunistica del facile cambio di casacca e quindi non si deve restare meravigliati. Ci sarebbe da porsi una domanda: se dichiarano, a posteriori, la propria identità, perché non lo hanno fatto prima? Non avevano i numeri per comporre una propria lista? E se no, proprio in nome di quella identità perché hanno partecipato sotto un’altra bandierina?

E questo lo sa anche la maggioranza, che, strategicamente, assuefatti i 5 stelle, come nei vecchi saloon, non perdono l’occasione di sparare sul pianista denotando tutte le contraddizioni interne a una minoranza spappolata, addirittura parlando di un asse Pd-Forza Italia, il massimo del ludibrio.

Ma anche quel rappresentante “fedele al centrodestra” dichiarava di “non sentirsela di dover aderire a uno dei due partiti” che lo hanno sostenuto durante la sua campagna elettorale (Udc nelle vesti di Forza Italia e Fratelli d’Italia). Lui non si sente di attribuirsi etichette. Un’altra domanda sorge spontanea: chi glielo ha fatto fare? Non avevano i numeri per andare da soli? E in questo modo farraginoso che futuro di speranza hanno raccontato al paese, e che ha riposto il voto, se non c’erano i presupposti? Quale coalizione avrebbero presentato se mai avessero vinto? Una coalizione opportunista? E se opportunista, ingannevole verso i propri elettori che hanno votato una coalizione chiara di centrodestra: Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Con queste incoerenze interne dove si presentano? Vogliono davvero rappresentare una opposizione fiera? E anche questo la maggioranza lo sa.

Non una parola sulle comunicazioni del proprio sindaco, né un contributo sulla sentenza del Consiglio di stato che vede annullare l’aggiudicata della gara Aro Ba5, dopo 2 anni appena, la cui superficialità degli attori tenuti al controllo, di ben 6-1 Comuni, ha permesso un aumento esagerato della Tari. Ma si sa, è comodo scaricare a organi sovracomunali superiori.

L’autonomia comunale costituzionalmente prevista è un optional.

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