Casamassima, sindaco o avvocato? La cronistoria politica del consiglio comunale del 7 agosto scorso (2° puntata)

La seconda puntata del consiglio comunale di Casamassima del 7 agosto scorso. Sindaco o avvocato?

di Danilo Nesta

Si aveva intenzione di porre sul goliardico l’analisi di questa parte di Consiglio comunale, poi gli eventi e le dichiarazioni ci fanno rituffare tristemente nel tono serio e politico che compete.

L’attenzione è caduta, purtroppo, su alcune dichiarazioni emblematiche del sindaco, l’avv. Giuseppe Nitti, quando riferendosi alla sentenza del Consiglio di stato sull’Aro Ba5, ancora una volta sottolineava l’interpretabilità: “Il motivo principale per cui il Consiglio di stato annulla l’attribuzione della gara alla Cns risiede nel fatto che la società Del Fiume, facente parte dell’Ati, apparentemente o certamente, in base all’interpretazione, appunto, data dal Consiglio di stato piuttosto che agli avvocati difensori di detta società…”

Ancora una volta si è costretti a subire l’affronto dialettico (non colto dai consiglieri tutti presenti) al presidente prof. Carlo Saltelli, e Roberto Giovagnoli, Paolo Giovanni Nicolò Lotti, Raffaele Prosperi e Valerio Perotti (i cui curricula si invita a leggere), che nel ruolo che detengono, si sono basati sull”interpretazione’ della mancanza della certificazione di gestione ambientale prevista dall’art. 8 punto d) del disciplinare di gara, nonché di quanto previsto dal punto c). Infatti, i giudici, accolgono solo l’appello principale, mentre quello incidentale lo respingono.

Ma a quanto pare – e qui l’ironia ci scappa – nemmeno una sentenza del Consiglio di stato frena il vizio dell’interpretazione, e lasciamo che la sentenza venga percepita come interpretata, appunto, invece di provare a ragionare sull’applicazione della legge. Per la serie: che prevedeva il bando di gara? La certificazione. E il Consiglio di stato che ha fatto? Controllare le certificazioni. Quindi? La società Del Fiume era carente. Dunque, il Consiglio di stato che ha fatto? Verificare e applicare.

Ma forse abbiamo interpretato noi male… sai com’è…

Non si può non esprimere profonda preoccupazione per tali dichiarazioni, pronunciate da un avvocato (la cui figura, oniricamente, ci riporta all’irrisolto rapporto conflittuale con magistrati e giudici), che persiste in una forma insistente di possibile delegittimazione dei ruoli.

Pur nelle procedure consentite per opporsi a una sentenza – come anche per l’azione speciale per revocazione paventata dalla Cns – si sottolinea come è facile dimenticare ciò su cui si è giurato: “La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge” (art. 101, Titolo IV Sezione I); e “Il Consiglio di stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi” (art. 103).

Certo, in una visione garantista, fino all’ultimo grado di giudizio e oltre, tutto può accadere, ma ancora una volta sorge il dubbio: Casamassima ha un avvocato o un sindaco?

Perché se ha un avvocato, può provare a rilasciare pareri di congruità di una sentenza o meno, ma se ha un sindaco, questi non può abbandonarsi a valutazioni sull’operato della magistratura: dovrebbe attenersi alle eventuali azioni di resistenza negli interessi della comunità che amministra e magari a favore dei cittadini (oppure di fronte a una sentenza ne prende atto e basta). Il rischio, diversamente, è che possa favorire l’idea che anche una sentenza definitiva può essere frutto di errori o interpretazioni leggere date da buontemponi della giustizia.

Le sentenze rimangono sentenze, anche quelle appellate o stravolte, specialmente perché queste rappresentano un peso economico-finanziario per la comunità e il minimo consentito è almeno il rispetto (non è lontana la sentenza del Consiglio di stato sul ricorso promosso contro il Mise che è costato non pochi soldi al Comune, o si sarebbe voluto tentare di riformare anch’essa, se mai fossero sussistiti i tempi?).

Questo umore causidico non fa bene alla comunità come non fa bene sentir dichiarare che il sindaco “non è un notaio che deve controllare le firme sulle delibere” che egli stesso firma (è tenuto a verificare il corredo preventivo dei pareri firmati dai funzionari interessati?).

(continua)

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