L’opinione. Questo Pd è finito, senza giri di parole. Gli italiani lo hanno bocciato da tempo e la sua resurrezione con Renzi è impossibile

L’opinione. La resurrezione del Pd con Renzi è impossibile. Gli italiani lo hanno bocciato il 4 marzo. Il Pd non esiste più.

di Pino Gadaleta

Il Pd esiste? Un quesito che interroga sia i suoi militanti che i suoi elettori smarriti e confusi e in via di disaffezione. Per i vari Martina, Orfini, Renzi e suoi fans una stagione è finita il 4 marzo 2018. Scrive Giovanni Valentini sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 22 agosto che nel Pd resta “una nomemklatuta incline a tutelare se stessa”.

I “sopravvissuti” del disastro elettorale ritengono di avere le carte in regola per tornare a gestire il partito e sognano di ritornare al governo del paese.

Costoro, infatti, ritengono che il fallimento del governo giallo-verde sia ormai un fatto scontato per le evidenti contraddizioni tra Lega e 5s e per le limitate risorse che offre il bilancio e i condizionamenti della Ue.

Renzi coltiva un sogno di mezza estate, considerando che se si andasse a rivotare l’attuale Pd non recupererebbe e molto verosimilmente perderebbe ancora consensi. La Lega, cannibalizzato Forza Italia, invece, sarebbe il primo partito per i consensi, seguiti dai 5s.

Questa ipotesi di rivincita vagheggiata specialmente dagli esuli renziani ha partorito una linea politica di opposizione urlata, sterile e inconcludente, evitando di approfondire le ragioni della sconfitta elettorale. Insomma la credibilità di un Pd ritrovato nella sua funzione politica di partito di sinistra e riformista è stata praticamente ridimensionata e il Pd è isolato e privo di una prospettiva di alleanze in grado di garantire una nuova improbabile maggioranza parlamentare.

L’attuale segretario Martina si dà un gran da fare per ricostituire un minimo di attività, cercando di riaccendere l’interesse dei militanti con l’attivismo e rilanciando la Festa dell’Unità. Un tentativo frustrato dalla mancanza di elaborazione politica sia della sconfitta elettorale sia di una nuova proposta politica capace di sconfiggere il populismo in salsa italica.

C’è bisogna di una “sinistra” in Italia? Certo, e pure in Europa. Una sinistra capace di ridimensionare il fenomeno migratorio avviando una politica di integrazione, ristabilire l’equità solidale economica con una corretta politica dei redditi, riportare il welfare alla situazione pre-crisi, e sviluppare le enormi risorse inutilizzate che il Sud offre: in poche parole decidere provvedimenti che superino lo stato di difficoltà degli italiani che dura da 10 anni.

L’attuale “nomenklatura” del Pd dovrebbe fare più passi indietro e favorire un rinnovamento dell’attuale gruppo dirigente a tutti i livelli, regionale e periferico. Gli sconfitti del 4 marzo e delle successive amministrative devono contribuire a favorire la ricostruzione di un nuovo Pd auto-rottamandosi, svolgendo una funzione di supporto per garantire un passaggio il meno traumatico possibile al rinnovamento, e sviluppare una opposizione meno urlata e più propositiva.

Questo Pd è finito? Sì, senza giri di parole, gli italiani lo hanno bocciato da tempo partendo dalla sconfitta referendaria trasformata in un “plebiscito” da Renzi per riaffermare la sua leadership. La “resurrezione” del Pd di Renzi è impossibile, bisogna che gli interessati ne prendano atto, rapidamente e senza tentennamenti.

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