Casamassima, cronaca politica del secondo consiglio comunale del 7 agosto scorso (prima puntata)

Consiglio comunale di Casamassima del 7 agosto 2018. Cronaca politica semiseria di un insediamento amministrativo (lettura semiseria)

di Danilo Nesta

Prima di entrare nel vivo dell’analisi del secondo (triste nonché obbligato) consiglio comunale, è necessario ricordare quanto scritto da Piero Calamandrei nel 1948 circa i princìpi della maggioranza e della minoranza:

“Per far funzionare un parlamento, bisogna essere in due, una maggioranza e una opposizione. Se la maggioranza si crede infallibile solo perché ha per sé l’argomento schiacciante del numero e pensa che basti l’aritmetica a darle il diritto di seppellire l’opposizione sotto la pietra tombale del voto con accompagnamento funebre di ululati, questa non è più una maggioranza parlamentare, ma si avvia a diventare una pia congregazione, se non addirittura una società corale, del tipo di quella che durante il fatidico ventennio dava i suoi concerti nell’aula di Montecitorio.

Chi dice che la maggioranza ha sempre ragione, dice una frase di cattivo augurio, che solleva intorno lugubri risonanze; il regime parlamentare, a volerlo definire con una formula, non è quello dove la maggioranza ha sempre ragione, ma quello dove sempre hanno diritto di essere discusse le ragioni della minoranza.

Ma anche l’opposizione, se si vuol che il parlamento funzioni, non deve mai perdere la fede nella utilità delle discussioni e nella possibilità che hanno gli uomini, anche uno contro cento, di persuadersi tra loro col ragionamento. In realtà, se la opposizione intende l’importanza istituzionale della sua funzione, essa deve sentirsi sempre il centro vivo del parlamento, la sua forza propulsiva e rinnovatrice, lo stimolo che dà senso di responsabilità e dignità politica alla maggioranza che governa: un governo parlamentare non ha infatti altro titolo di legittimità fuor di quello che gli deriva dal superare giorno per giorno pazientemente i contrasti dell’opposizione.

Ma insomma, chi vuol sul serio il sistema parlamentare, non può concepirlo che così, altrimenti del parlamento resta soltanto il nome sotto il quale può anche rinascere di fatto la Camera dei fasci e delle corporazioni”.

Sono passati solo 70 anni e nelle giovani “creature” (proprio nel senso di piccoli bambini), senza arte e né parte, formatesi sui videogame e non sui libri di storia (se no si sarebbe costituita una coscienza politica), si è sviluppata una idea personalistica e scadente della politica che qui, nella piccola e dimenticata Casamassima ha toccato livelli molto bassi.

Ma facciamo un passo indietro. Al precedente consiglio comunale appena: quello dell’insediamento e delle nomine di Presidenza del consiglio e vice.

Apparve da subito che nessun dialogo poteva mai coinvolgere la minoranza al suo interno e tantomeno partorire la proposta di un nome come candidato presidente o vice.

Da quella votazione – la prima del consesso politico di questa città – la spocchia di una delle “creature” si è manifestata ampiamente: i 5 stelle col proprio candidato e gli altri con un altro (addirittura indicandone uno di maggioranza) ma l’arroganza istituzionale di una era già nota, non che le altre fossero da meno..

Ricorderemo tutti la sua mozione di sfiducia, praticamente personale, contro il sindaco precedente, all’indomani di un voto incomprensibile di astensione sulla Zona Pip, freddamente protocollata e nell’attesa presuntuosa delle firme degli altri di minoranza che mai arrivarono, per poi giungere ad altra mozione di sfiducia, stravolta, presentata e letta (obbligatoriamente) da Autonomia cittadina e firmata pavidamente da quell’altra prima donna che erano sempre i 5 stelle.

E quindi, offeso nell’orgoglio, quella prima donna che verrebbe voglia di chiamare Ubalda, alla dichiarazione di voto sulle linee programmatiche del sindaco e della sua maggioranza, alla faccia di qualunque Calamandrei, vota a favore della maggioranza: un esempio fulgido di coerenza istituzionale, quella volta, manco l’astensione, ma una dichiarata posizione di favore chissà non si finisca per raccogliere qualche briciola sotto il tavolo della maggioranza così allargata.

Non basterebbero 70 anni di scuola politica per indicare i princìpi di garanzia a cui è stato chiamato a svolgere da quegli elettori locali (e non) ciechi e sordi e lontani dalla politica: i risultati nazionali ne sono la tragica espressione come è la tragica espressione locale del voto nazionale verso i 5 stelle che hanno visto disperdersi oltre 4500 voti ottenuti per i rimanenti spiccioli residui che grazie al computo di seggi previsto, addirittura, grazie al tram in corsa del vincitore, ne piazza ben due rappresentanti all’interno del Consiglio, se avesse vinto l’altro candidato, ne sarebbe andato solo uno.

Con questa premessa si svolge il secondo consiglio comunale dedito all’urgenza di costituire le commissioni per il lavoro feriale che le attende e tanta è la prescia e la condivisione di tale impegno che in quell’aula si è infranta la speranza di vederla piena sia di cittadini (tranne gli abbonati) con il “fiato sul collo” sia di consiglieri vari e/o assessori: in totale 8, 3 assessori, 3 consiglieri di maggioranza e 2 di minoranza.

E così, se da un lato non si approvano interpellanze pervenute fuori tempo massimo, ma una certa opposizione denuncia un accordo modificato in poche ore, dall’altra fanno fede le indicazioni dei nomi componenti le commissioni pervenute il giorno stesso del consiglio e protocollate. Tempismi favorevoli.

(Giusto per precisare ai non addetti ai lavori, circa l’urgenza di tale decisione, si ricorda che l’art. 15 del Regolamento del consiglio comunale prevede che entro 15 giorni dalla costituzione delle commissioni, il presidente del consiglio convoca ciascuna commissione per l’elezione del suo presidente e del suo vice, pertanto, 7 agosto + 15 massimo, siamo al 22 agosto per convocare le commissioni ed insediarle… staremo a vedere l’urgenza).

Tra queste indicazioni dello stesso giorno di questo consiglio comunale, ritorna la spocchiosità di quel movimento di maggioranza, ormai, che incapace di qualsiasi dialogo all’interno della posizione che ricopre, protocolla individualmente la propria proposta insindacabile, incurante del danno, non quello che elargisce spontaneamente ai “colleghi” di minoranza e opposizione, bensì ai propri elettori che, se avessero voluto votare le linee programmatiche di un’altra coalizione, avrebbero votato quella anziché sprecarsi nei 5 stelle.

Ma come insegna il risultato di questi vuoti mesi di governo, tutto si può dire e promettere, tanto si può cambiare idea e tradire, a conferma della mancanza di qualsivoglia maturità politica.

Così, si è scritta un’altra pagina squallida di “politica” moderna, arrivando al voto plausibile della maggioranza verso il candidato a 5 stelle della Seconda commissione.

I casi della vita, a volte.

Poveri quei cittadini non votanti, ma facenti parte della comunità, poveri quei cittadini a 5 stelle ancora fiduciosi nel baratro politico, poveri quei cittadini che hanno votato per la coalizione di maggioranza credendo nello stimolo politico del confronto. Ancora una volta c’è stata la dimostrazione della pochezza di questi giovani rappresentanti inconsapevoli, dediti ai dispettucci tipici dei molto più nobili, asili infantili.

Le commissioni consiliari

Le commissioni consiliari hanno compiti preparatori, consultivi e propositivi per le materie di competenza consiliare e dovrebbero ispirarsi, proprio a precise competenze, caratteristiche e inclinazioni dei consiglieri nel ramo specifico, ma, abbiamo visto che, per il bene della comunità, queste scelte dell’ultim’ora seguono dettami “politici” più che di competenza vera e propria, infatti abbiamo visto il lavoro svolto dalle “Commissioni” precedenti e dove abbiamo visto arenarsi, addirittura, il lavoro di commissioni speciali.

Ma siamo nell’epoca dell’apparire e non dell’essere, dell’urgenza non urgenza, delle frasi a effetto e dell’arroganza, del vuoto rispetto ai contenuti, di chi professa di non alzare barricate ma rifiuta il dialogo trincerandosi dietro l’ormai svenduta frase che i “cittadini sono gli unici datori di lavoro” di questi mestieranti che se lo ricordano solo quando fa comodo ricordarselo, ma avremo modo di rinfrescare la memoria degli smemorati.

(continua..)

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