Caccia alle streghe, il primo processo risale al 1275: Angela de la Barthe, accusata di rapporti sessuali col Diavolo. 3° puntata

Nella nostra ricostruzione della caccia alle streghe, salta fuori il primo processo, che risale al 1275: allora, una donna fu accusata di rapporti sessuali con il diavolo

di Pino Gadaleta

Nella notte di luna piena nel bosco all’incrocio di due sentieri si riunivano le streghe che giungevano cavalcando manici di scopa o di forconi. Costituiva l’occasione per scambiarsi ricette, rimedi medicamentosi o venefici, avvenimenti di cui erano state protagoniste, poi simulavano l’accoppiamento con il diavolo e si lanciavano in danze scatenate e qualche volta orgiastiche. Sembrerebbe a ben leggere certe “confessioni”, estorte loro da interrogatori crudeli da chierici dell’Inquisizione, la descrizione di riti dionisiaci o legati alla divinità della Madre Terra. Insomma un deja vue.

Il 13 giugno 1233, fu promulgata da Papa Gregorio IX (il papa che canonizzò Francesco di Assisi, e a scomunicò Federico II per la mancata crociata), la sua prima bolla, Vox in Rama, che esortava i vescovi tedeschi ad aiutare l’inquisitore papale, tale Conrad di Marburg, che preferiva la tortura come mezzo per ottenere la confessione di quanti adoravano Lucifero e il suo diabolico gatto nero.

Fu nel XIII secolo che iniziarono i grandi processi per stregoneria, con l’istituzione della tortura voluta da Papa Innocenzo IV (che ricordiamo, riconfermò la scomunica a Federico II definendolo eretico e un anticristo) attraverso la bolla chiamata Ad extirpanda emanata il 15 maggio 1252, poco prima della sua morte.

“Ad extirpanda de medio Populi Christiani haereticae pravitatis zizania, quae abundantius solito succreverunt, superseminante illa licentius his diebus hominis inimico tanto studiosius, juxta commissam nobis sollucitudinem insudare proponimus, quanto perniciosius negligeremus eadem in necem catholici seminis pervagari”.

Il primo processo per stregoneria, o meglio il primo documento storico su una pubblica esecuzione di una strega, si ebbe in Francia, a Tolosa, nel 1275, quando fu arsa viva Angela de la Barthe, accusata di aver avuto rapporti sessuali col Diavolo. La donna confessò di aver partorito una creatura dalla testa di lupo e la coda di serpente, che nutrì con neonati rapiti. In questo caso l’accusa fu sostenuta da un prete che le addebitava i cattivi raccolti, la siccità, e la pestilenza.

Una, tra le streghe più celebri, è stata Ursula Sonthei, o madre Shipton, nata nel luglio 1488 in una grotta sulle rive del fiume a Knaresborough in Inghilterra. Tra i vari eventi che avrebbe predetto figurano la decapitazione di Thomas Cromwell, il potente Lord Protettore di Enrico VIII, la distruzione dell’Ouse Bridge e della Chiesa della Trinità di York, lo Scisma anglicano, i regni di Elisabetta I, la sconfitta dell’Invincibile Armata del re spagnolo Filippo II (1587), il grande incendio di Londra del 1666 che distrusse più di 10mila case e rase al suolo i ponti e l’area del porto. Morì nel 1561 a Clifton.

In Scozia nel XVI sec., almeno 70 persone furono implicate nei processi alle streghe, e uno dei più famosi processi alle streghe a North Berwick fu quello a una donna chiamata Agnes Sampson che fu accusata di aver realizzato una pozione per scatenare una tempesta mentre Giacomo VI di Scozia tornava a casa dalla Danimarca con la nuova moglie, Anna di Danimarca. Il processo ebbe luogo nel 1591 alla presenza del re Giacomo stesso. Agnes Sampson fu torturata, strangolata, fino alla confessione e bruciata, come molte altre persone innocenti.

In Italia celebre è il processo alle streghe di Triora svoltosi tra il 1587 e il 1589 in cui alcune donne furono accusate di essere fattucchiere.

Da circa due anni, il comune soffriva a causa di una terribile carestia, oggi è risaputo che questo è stato in parte determinato da una manovra economica dei proprietari terrieri, ma il popolo tentò comunque di cercare un capro espiatorio e le vittime furono alcune donne del villaggio, che vennero accusate di stregoneria e d’infanticidio.

Al processo intervenne anche il Consiglio degli anziani, che il 13 gennaio 1588 chiese agli Inquisitori di procedere con maggior cautela; vi erano tra le trenta donne, infatti, alcune persone nobili e influenti nella comunità. Dopo breve tempo il governo genovese si mise in moto e nei primi giorni di maggio del 1588 arrivò l’Inquisitore-capo il quale visitò le carceri, ma dispose la scarcerazione di una sola ragazzina di tredici anni. Un mese dopo, in giugno, Genova mandò un commissario di nome De Scribani che inasprì il clima di terrore trasferendo le donne incarcerate a Genova e facendo di tutto per trovare altre nuove streghe. Le accuse rivolte alle sospettate furono: reato contro Dio, commercio con il demonio, omicidio di donne e bambini. Cominciarono nuovi interrogatori e supplizi, cui erano sottoposti quasi sempre degli innocenti e così anche nelle città vicine iniziò la caccia alle streghe.

Chiudiamo il capitolo “caccia alle streghe” avendo ben chiaro – per chi scrive – che esse furono vittime innocenti della follìa alimentata da un clero preoccupato di mantenere lo status quo ed eliminare ogni fonte di destabilizzazione di una società volutamente e fortemente superstiziosa.

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