La badessa con la mitra vescovile e il pastorale? Si narra che Gregorio X lo stabilì per Conversano

Gregorio X autorizzò la badessa a indossare la mitra vescovile e il pastorale con totale giurisdizione sul clero di Castellana-Grotte. La storia

di Pino Gadaleta

Conversano è uno scrigno d’oro e percorrendo i vicoli del centro storico ogni passo rivela la millenaria cultura di questa cittadina, posta a pochi chilometri da Bari. Il castello, che troneggia nella piazza centrale, più volte rimaneggiato nel corso dei secoli, non tradisce la sua origine normanna, e qui sono custodite e fruibili le grandi tele del pittore barocco Paolo Finoglio (1590-1645), che rappresentano la Gerusalemme Liberata (1640 ed il 1643) e costituisce il ciclo più ricco di dipinti dedicati al poema del Tasso.

Conversano fu un importante feudo normanno, da quando nel 1054, Goffredo si autoproclamò comes Cupersani. I Normanni, di origine Vichinga, si stabilirono in Puglia in seguito alle Crociate e divennero, grazie alle loro capacità guerriere, mercenari. Il normanno Roberto il Guiscardo (l’astuto) sconfisse i Longobardi e conquistò nel 1077 Salerno. L’ultima normanna fu la regina di Sicilia, Costanza d’Altavilla (1154-1198), con lei finì la dinastia, avendo sposato lo svevo Enrico IV e aver dato alla luce in una tenda a Jesi, dopo il Natale del 1194, Federico II, il futuro Puer Apuliae.

Goffredo apparteneva alla famiglia degli Altavilla (da Hauteville in Bassa Normandia), e partecipò al fianco di Roberto il Guiscardo all’assedio e alla conquista di Brindisi (1070) e di Bari (1071). Per questo gli fu riconfermato e riconosciuto il titolo di Conte di Conversano e di Monopoli e Signore di Brindisi e di Nardò.

È interessante approfondire la conoscenza di alcune figure femminili poco note che sono state coinvolte dalle vicende di questo feudo, sopravvissuto sino al 1806, quando Gioacchino Murat abolì i privilegi della feudalità.

Sichelgaita, figlia di Guaimaro IV, che sposò Roberto il Guiscardo, fu una donna con grandi capacità diplomatiche, poiché organizzò nel 1059 il Concilio di Melfi, in cui si sancì l’alleanza tra la Chiesa e i dominatori normanni. Il conte Goffredo era presente a questo Concilio.

Dobbiamo a un’altra donna, la bizantina Anna Comnena (1083-1153), poetessa e storica, se è giunta sino a noi la storia e la conoscenza di alcuni Normanni (cfr. La precrociata di Roberto il Guiscardo. Pagine dell’Alessiade, a cura di S. Impellizzeri, Dedalo, 1965, per quanto riguarda il primo conflitto normanno).

Anna Comnena racconta che nella battaglia di Durazzo (1081), Sichelgaita, paragonata a Pallade, non esitò a indossare una corazza e a combattere in prima fila a fianco del marito contro i Bizantini. Non solo fu guerriera, ma si dedicò allo studio della medicina e dell’erboristeria, frequentando la Scuola medica di Salerno, che le costò l’accusa di aver tentato di avvelenare Boemondo da Taranto, figlio di primo letto di Goffredo e, quindi, erede del Ducato.

Morte di Sibilia

Un’altra donna che ha lasciato un’impronta di fascino e mistero a Conversano fu una figlia di Goffredo, Sibilla (1080-1102) che fu sposa giovanissima di Roberto Cosciacorta (1100), figlio primogenito di Guglielmo il Conquistatore, che sottomise l’Inghilterra. Sibilla portò una dote favolosa di 10mila ducati, cosa che consentì al Cosciacorta di riscattare un’ipoteca sul ducato di Normandia, accesa prima di partire per la Terrasanta, dove guidò la crociata.

Sibilla fu considerata dai cronisti dell’epoca di formidabile bellezza, ma ebbe vita breve, in quanto morì qualche mese dopo aver partorito il 25 ottobre, non si sa se per le complicazioni del parto o perché avvelenata dall’amante del marito, Agnese Giffard. La leggenda vuole che sia spirata dopo per aver succhiato il veleno di una freccia che aveva ferito il marito. Di lei ci resta un epitaffio sulla lastra tombale, restaurata dopo un incendio, conservato nella cattedrale di Rouen ”… Prima delizia poi desiderio della gente, ora cenere in futuro risorgente.”

Conversano è celebre anche per la presenza di “Badesse mitrate” (Monstrum Apuliae). Nel 1266 Clemente IV affidò un convento di Conversano abbandonato dai Benedettini a un gruppo di monache cistercensi, guidate da Dameta Paleologa. Gregorio X autorizzò la badessa a indossare la mitra vescovile e il pastorale con totale giurisdizione sul clero di Castellana-Grotte. Una situazione unica nella cristianità occidentale. Le monache portarono il convento benedettino alla prosperità e proseguirono nel loro potere temporale anche in epoca aragonese, in quanto imparentate con la potente famiglia degli Acquaviva d’Aragona.

Le badesse vollero che il campanile del loro convento fosse più alto rispetto a quella della vicina cattedrale e arricchirono il portale di ingresso scolpendo quattro leoni, il doppio di quelli che abbellivano la cattedrale. A loro spettava il baciamano, sedute sul trono “badessale”, ma anche il potere di consacrare l’eucarestia e dispensarla ai fedeli. La loro influenza, grazie a proprietà e ricchezze, durò cinque secoli e molte furono le incomprensioni e gli scontri con il clero locale.

Conversano si conferma, a giusta ragione, una meta del turismo culturale importantissima per l’intera Puglia e merita di essere compiutamente conosciuta e valorizzata.

(Per una qualificata visita guidata rivolgersi alla Federagir di Bari, il sindacato delle guide abilitate)

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