Genitori separati. Il padre disoccupato? Deve adempiere al mantenimento dei figli: gli accordi tra ex coniugi non valgono

Genitori che si separano e prendono accordi extra-giudice: non valgono. Il padre, anche se disoccupato, è tenuto a provvedere al mantenimento dei figli

di Barbara De Lorenzis*

Non è un argomento “fresco”, né in senso stretto né in senso lato. La tematica è ben nota, poiché non è infrequente che in regime di separazione o in sede di divorzio, l’ex coniuge obbligato, per problematiche legate anche all’alta conflittualità con l’ex, non versi l’assegno di mantenimento in favore del figlio a mezzo del genitore collocatario, così disinteressandosi in parte, a volte totalmente della vita dei figli.

La Cassazione si occupa sovente di casi di disinteresse e di mancato mantenimento da parte di chi è nelle condizioni economiche di farlo ma anche di padri che, pur non abbienti, comunque non possono esimersi dall’occuparsi dei figli, qualunque sia la misura della loro incapacità economica.

Per gli ermellini, il totale disinteresse manifestato dal padre, per anni, nei confronti del figlio è suscettibile non solo di responsabilità in sede civile, ma altresì di responsabilità penale disposto dall’art. 570 bis codice penale.

Tale articolo, che ha novellato il “vecchio” art. 570 c.p., attraverso il d.lgs. n. 21/2018 in vigore dal 6 aprile 2018, prevede un ampliamento delle tutele e delle condotte integranti gli estremi del reato, rispetto a quelle previste dall’art. 570 limitante la pena al genitore che faceva mancare i mezzi di sussistenza ai propri discendenti in maniera generica. Pertanto, il genitore inadempiente “è punito con la reclusione fino a 1 anno o con la multa da euro 103 a euro 1032. Le dette pene si applicano congiuntamente a chi: 1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del coniuge; 2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa”.

Non solo, ma la condotta non consente neppure di applicare la sospensione condizionale della pena.

Un caso tra tanti. Condannato il padre disoccupato che non ha mai versato il mantenimento ai figli.

Nonostante la giovane età (35 anni), non sfugge alla condanna di cui all’art. 570 del cod. penale il padre disoccupato che ha omesso reiteratamente di versare l’assegno di mantenimento nei confronti della figlia. La condotta dell’uomo, che si è disinteressato della bambina per anni, non consente neppure l’applicazione del beneficio della sospensione condizionale della pena.

Lo ha deciso la Corte di Cassazione, sesta sezione penale, nella sentenza n. 34952/2018 pronunciandosi sul ricorso di un uomo, condannato per il reato di cui all’art. 570, secondo comma, c.p. (Violazione degli obblighi di assistenza familiare).

Il padre, nel dettaglio, si era sottratto agli obblighi inerenti la qualità di genitore, non corrispondendo alcuna somma per il mantenimento della figlia minore alla quale aveva fatto mancare i mezzi di sussistenza.

In Cassazione, l’imputato contesta la motivazione della Corte territoriale per non aver tenuto conto della sua effettiva situazione economica e personale: l’uomo, da sempre impegnato in lavoretti saltuari, rileva di non aver mai goduto di alcun reddito sin dall’epoca della nascita della figlia e, anzi, dallo stesso instaurarsi della convivenza come confermato dalla stessa ex convivente. Anzi, secondo un accordo intercorso con l’ex convivente, l’imputato si era impegnato a versare solo cinquanta euro mensili quale contributo al mantenimento della bambina e il giudice del merito non avrebbe accertato l‘apprezzabile incidenza dell’inadempimento sulla disponibilità dei mezzi economici in capo agli aventi diritto tale da determinarne lo stato di bisogno.

Tuttavia, per gli ermellini, l’operato della Corte territoriale è esente da critiche e censure. I giudici rammentano che “incombe sull’interessato l’onere di allegare gli elementi dai quali possa desumersi l’impossibilità di adempiere alla relativa obbligazione”.

In buona sostanza, la Cassazione ritiene che lo stato di disoccupazione, considerata la giovane età dell’imputato, e la mancata dimostrazione delle cause che rendono a questi difficoltoso il reperimento di un’occupazione, valgono a integrare l’estremo della colpevole incapacità di adempiere integrativo del reato.

Infatti, l’indisponibilità da parte dell’obbligato dei mezzi economici necessari ad adempiere si configura come scriminante (che significa sostanziale scusante) soltanto se essa perduri per tutto il periodo di tempo in cui sono maturate le inadempienze e non è dovuta, anche solo parzialmente, a colpa dell’obbligato.

A nulla vale, pertanto anche un ipotetico accordo intercorso tra l’uomo e la sua ex: la misura del contributo relativo al mantenimento dei figli minori non può essere oggetto di accordi tra le parti non omologati o validati dal giudice, trattandosi di materia indisponibile e come tale sottratta alla libera determinazione delle parti.

La Cassazione ritiene che all’imputato non possa neppure essere concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena stante la persistenza della condotta criminosa: come rilevato dai giudici, infatti, l’uomo aveva per anni tenuto una condotta di totale disinteresse morale e materiale per la figlia minore.

Cosi Cass., Vi pen., sent. n. 34952/2018.

Con buona pace di coloro che erroneamente ritengono che finito il matrimonio tra i genitori, gli effetti debbano impunemente ricadere sulla vita dei figli.

*rubrica legale a cura dell’avvocata

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...