L’opinione. Si è di “sinistra” solo se si blatera sul contrasto all’immigrazione? Perché un cittadino deve iscriversi al Pd? Perché deve votarlo?

L’opinione. Si è di “sinistra” solo se si blatera sul contrasto all’immigrazione? Perché un cittadino si deve iscriversi al Pd? Perché deve votarlo?

di Pino Gadaleta

Sino al 4 marzo il Pd appariva solido e il divenire del popolarsovranismo era ben lontano da Palazzo Chigi, ma in periferia bastava, ad esempio, ascoltare le “digressioni” dei “capi pugliesi” durante la campagna elettorale, un vero controcanto a quello di Renzi, per capire che il futuro del Pd era un’immagine gassosa, una nuvola in balia del vento.

I numeri hanno “giustizializzato” il Pd, infatti, il Movimento 5s, in molti comuni ha superato il 50% dei consensi e la Waterloo del Pd si è tradotta in finte dimissioni del segretario e la persistenza di tutti i corresponsabili al loro posto. Nessuno dei dirigenti si è auto confinato a Sant’Elena.

La “sinistra”? E cos’è dopo che i governi Renzi e Gentiloni hanno finito di “cannibalizzare” il ceto medio, il welfare, il mondo della scuola? Si è di “sinistra” solo se si blatera sul contrasto all’immigrazione? Si lasciano, poi, gli immigrati a far la questua davanti ai supermercati e relegandoli in “hot spot”? E che “sinistra” è se vi è l’assenza di una sana politica d’integrazione e controllo dei flussi migratori? Una politica d’integrazione che deve passare per una “vision europea” della questione ritenendo più valido il “compromesso” di Minniti che, di fatto, finanziava i ras del traffico per i mancati sbarchi.

Il segretario facente funzioni, Martina, sta convocando la segreteria in luoghi precari per dare la sensazione che il Pd si sia messo in ascolto delle difficoltà dei cittadini.

L’ex vice segretario di Renzi, cosa che oggi la Boschi, in un’intervista, gli ha rinfacciato, progetta di rendere “orizzontale” il partito per ridare ai circoli una nuova vitalità facendoli diventare dei mini Caf, cioè fare assistenza. Insomma la solita strategia “veterocomunista” rinnovare la “base” per lasciare intatto l’establishment  con i vari Calenda, Zingaretti, Bellanova ecc. ecc., o peggio recuperare l’ex 5s Pizzarotti per avviare una nuova stagione del Pd.

Neanche una parola sul fatto che i circoli siano stati ridotti a gestire le tessere dei capi, dei cacicchi locali, dove la fedeltà al capo fa aggio sulla militanza attiva. La selezione della “classe dirigente” si misura sulla “fedeltà” al capo più che sul merito e sull’impegno degli iscritti.

Il risultato è che negli enti locali c’è stato un fiorire di mediocrità, di rincorsa alla gestione del potere, di politiche di basso orizzonte, di appetiti clientelari da soddisfare, di “poltrone” da occupare senza adeguate competenze.

Ma la “sinistra” è stata resa obsoleta per rincorrere il modello di En Marche di Macron e della Leopolda, cioè del neoliberismo ritenendo questa scelta capace di risolvere le contraddizioni e la complessità della società italiana.

E così l’ex vice segretario di Renzi si limita a citare il laburista Corbyn e Alexandria Ocasio Cortez di New York evitando di entrare nel merito della politica e dei valori della “sinistra”.

Corbyn viene da lontano, ha recuperato il valore di “sinistra” come il riequilibrio della distribuzione della ricchezza e del fatto che il quantitative easing messo in campo dalla Bce dovesse essere messo a disposizione delle persone e non delle banche.

Figuriamoci! Il Pd e i suoi governi sono stati schiacciati, invece, dai paletti imposti dalla Ue come il fiscal compact, la spada di damocle dell’aumento dell’Iva, e in cambio di spiccioli per la flessibilità, hanno consentito di aprire gli approdi a decine di migliaia di migranti senza offrire una politica di integrazione.

Apriamo i circoli alla “orizzontalità” sembra la soluzione sufficiente a recuperare il consenso perduto. In Parlamento che opposizione deve sviluppare il Pd? Contestare e dire no, o allinearsi alla fronda che Berlusconi ha animo di mettere in campo verso la Lega? Aspettare che esplodano le contraddizioni tra i giallo-verde? Continuare a stare sull’Aventino, adatto più alle cene di corrente, e attendere che “il cadavere” passi lungo il fiume? Quali alleanze sviluppare se i giallo-verde andassero in crisi?

Perché un cittadino si deve iscriversi al Pd? Perché deve votarlo?

Non sono pervenute risposte adeguate neanche dai candidati potenziali per le prossime primarie, l’importante è far sopravvivere il “ceto politico” che ha portato Il Pd alla sconfitta, da Roma alla Puglia, dove il Pd ha racimolato solo il 14% dei consensi. Ma tutti sono al loro posto, come l’edera che lima il greto.

Senza arrossire e senza vergogna.

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