Aro Ba5, mentre il fallimento poteva essere annunciato, a noi restano le sentenze

Una riflessione a voce alta tra politica e pensiero civico. Il malessere del cittadino di fronte alla vessazione pubblica. Un fallimento annunciato?

di Danilo Nesta

Una sentenza, ancora una volta una sentenza (questa volta del Consiglio di stato), interviene in una gara, quella dell’ Aro Ba5, che tanto doveva servire a fini politici, dopo la promessa del contratto con l’Amiu (tanto per ricordare).

La sentenza del 25/07/2018 circoscrive l’effimero della velletarietà e gravità di gare milionarie che si riflettono esclusivamente sull’economia di una popolazione regionale – e quindi comunale – con la tipica leggerezza del potere a discapito della salvaguardia economica dei propri cittadini.

A questo aggiungiamo:

·      le spese per i ricorsi di aziende già in difficoltà che sperano, non gratuitamente, di risollevare sorti economiche,

·      l’incertezza costante di lavoratori spostati da un’azienda a un’altra,

·      la vessazione senza scrupoli che si traduce in un aumento sconsiderato di costi Tari,

·      la collusione e la corruzione che aggravano il settore (contro risultati scadenti e sanzionabili da parte della comunità europea, tanto per cambiare, per i risultati non raggiunti).

·      il progetto Aro che non parte contemporaneamente in tutta la regione,

·      la vessazione subìta da 6 Comuni (Aro Ba5, per esempio);

·      la modifica di punti percentuali ridicoli del valore di differenziato regionale (tanto da non raggiungere il valore europeo imposto e quindi rimanendo sotto lo schiaffo sanzionatorio che pagherebbe ugualmente il cittadino).

Le lobby organizzate in Ati (Associazioni temporanee di impresa), grazie al denaro trattato, anziché divenire un deterrente della corruzione diventano un veicolo possibile per una distribuzione più verticistica; se le gare intercomunali sono nate per contenere la corruzione a livello locale, dopo, hanno assunto aspetti più interessanti a un livello superiore.

Così la Puglia permette (nelle maglie di una legge opinabile) la partecipazione a gare per l’affidamento del servizio, a Consorzi che conoscono la tradizione servile del Sud, e che partecipano in Ati: incassano la maggiore competenza, lasciano i problemi della gestione della manodopera, i costi nonché i rapporti con i Comuni – spesso inerti e incompetenti nel settore – agli altri; non a caso a Sud proliferano studi di progettazione specifica la cui limpidezza e trasparenza sono poi messe in discussione da sentenze.

Sentenze che si esprimono anche sulle gare in cui le commissioni vengono passate al setaccio, oppure che rilevano l’assenza di requisiti per l’affidamento del servizio (come è accaduto a quella che si è abbattuta sull’Aro Ba5).

Molti non sanno ad esempio che nella realtà intercomunale dell’Aro BA5, appunto, di cui fanno parte i Comuni di Acquaviva delle Fonti, Adelfia, Casamassima, Gioia del Colle, Sammichele di Bari e Turi, l’Ati aveva questa struttura percentuale: Cns 56% – Cogeir srl 30% – Impresa del Fiume 14%.

Tradotto: Cns Bologna (fa lavorare le altre del Sud) detiene la fetta più grande che vale anche per gli investimenti (ma per lo più sono acquisti in formula leasing, non corretta, se si partecipa a una gara da 123milioni euro, il minimo che si possa pretendere è che almeno si posseggano i mezzi per operare).

Le altre si arrangino e sviluppino l’attività come possono, per fare l’esempio servono sempre le cifre:

–       Canone mensile attuale = € 197.544

€ 110.624,64 alla Cns

€   59.263,2 alla Cogeir

€   27.656,16 all’Impresa del Fiume

Normale indirizzare altre risorse comunali all’azienda con queste cifre.

Quindi c’è poco da decantare fantasmagorici risultati percentuali raggiunti grazie alla solo opera dei cittadini. Ci hanno assuefatto a guardare la pagliuzza per distrarci, e qualcuno opera distorsioni, forse interessate, nell’informazione corretta; e diveniamo, per qualcuno, i soliti sporcaccioni ineducati e “terroni”, i santi sono sempre altri, chissà perché, anche davanti a sentenze.

I cittadini, borsellino storico delle casse altrui, possono anche pagare una Tari di 800mila euro oltre il convenuto, ma tanto, il cittadino si pone domande? Si informa? Chiede?

Il cittadino chiede lo sconto… e magari… lo riceve pure.

E ora?

Canteremo le gesta, l’armi e… il disonore delle campane sorde e chissà se la seconda classificata potrà adempiere o se le converrà, e la terza?

La verità sta nascosta in una legge regionale iniqua, al limite della costituzionalità, come dichiarato anche dall’Anac, il cui ruolo di controllo ci appare sempre meno invasivo..

C’era una volta l’Aro Ba 5, quello pubblicizzato, agognato, risolutivo. Oggi ne osserviamo il fallimento non solo concettuale (non siamo l’unico Aro a riscontrare problemi), ma la sordità è una patologia associata alla protervia e all’arroganza e a noi, restano le sentenze.

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