Aro Ba5, gatta da pelare: salta l’affidamento della gestione rifiuti. Il Consiglio di stato ribalta il Tar e accoglie il ricorso: l’affidatario non ha i requisiti. Si complica la situazione per il Comune di Casamassima (?)

Il Consiglio di stato si esprime: con sentenza inappellabile del 25 luglio scorso, decide che l’affidamento del servizio di igiene urbana dell’Aro Ba5, non era da assegnare all’attuale affidatario

di Marilena Rodi

Il gruppo di imprese che ha ricevuto in affidamento la gestione del servizio di igiene urbana dall’Aro Ba5 per i Comuni di Acquaviva delle Fonti, Adelfia, Casamassima, Gioia del Colle, Sammichele di Bari e Turi, non avrebbe i requisiti e questo potrebbe comportare la revoca del mandato. Il gruppo composto da Consorzio nazionale servizi (soc. coop arl), Cogeir costruzioni e gestioni srl e Impresa del Fiume spa, stando a quanto sentenziato dal Consiglio di stato con sentenza inappellabile depositata il 25 luglio scorso, non avrebbe potuto ottenere l’affidamento. Ora, se la revoca dovesse essere ratificata, l’affidamento passerebbe alla seconda azienda in graduatoria che ha partecipato alla gara, la Ecologia Falzarano srl.

I fatti. L’8 ottobre 2014 venivano approvati gli atti di gara per l’affidamento dei servizi di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani e speciali assimilabili agli urbani e dei servizi di igiene urbana nei Comuni di Acquaviva delle Fonti, Adelfia, Casamassima, Gioia del Colle, Sammichele di Bari e Turi. Il valore dell’appalto in questione veniva fissato in euro 104.375.640,31 iva esclusa, e veniva indicato come criterio di aggiudicazione quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

“All’esito della procedura di gara – si legge nella sentenza – cui partecipavano 7 concorrenti, giusta determinazione dirigenziale n. 995 del 3 novembre 2015 del direttore del Settore del Comune capofila di Gioia del Colle, l’appalto in questione veniva aggiudicato in favore del costituendo rti tra il Consorzio nazionale servizi (mandatario), la Cogeir costruzioni e gestioni srl e l’Impresa del Fiume spa (mandanti)”. Dunque Ecologia Falzarano srl, seconda classificata, chiedeva al Tar Puglia l’annullamento di tale aggiudicazione, lamentando una serie di illegittimità tra le quali la violazione del disciplinare di gara, la carenza dei requisiti di partecipazione alla gara da parte dell’aggiudicataria e della ratio della lex specialis; la violazione del capitolato speciale di appalto e la falsa applicazione delle norme che regolano la valutazione delle offerte tecniche. Il Tar Puglia, però, non aveva accolto il ricorso.

“Con atto di appello – prosegue la sentenza del Consiglio di stato – notificato il 13 maggio 2017, la Ecologia Falzarano srl ha chiesto la riforma di tale sentenza, articolando plurime censure sui requisiti soggettivi e di qualificazione del rtp capeggiato dal Consorzio nazionale servizi, sul punteggio assegnato all’offerta tecnica e sulla presidenza della commissione di gara”.

In sostanza, il Consiglio di stato ha ritenuto di accogliere l’istanza della Ecologia Falzarano che faceva rilevare che una delle aziende del gruppo – la del Fiume – non avesse i requisiti e le certificazioni necessarie per espletare il servizio. In particolare – recita la sentenza – “oltre all’assoluta assenza di contiguità tra oggetto sociale della Del Fiume e l’oggetto dell’affidamento – raccolta e trasporto dei rifiuti urbani e speciali e servizi di igiene urbana – vi è da rilevare la correttezza dell’assunto dell’appellante, assunto non considerato dal giudice di primo grado, dell’assenza altresì di quanto richiesto dal ricordato punto c) dell’art. 8 predetto, ossia dell’iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali e relativo aggiornamento per la categoria quali lo spazzamento meccanizzato e la gestione dei centri comunali di raccolta rifiuti” (ricordiamo che il punto dell’art. 8 del disciplinare di gara stabilisce che: “Le imprese mandanti devono essere iscritte alle classi e categorie coerenti con la parte di servizio base che eseguiranno direttamente”, ma nel caso della Del Fiume la certificazione di gestione ambientale rimanda a tutt’altra branca”.

“La violazione dei punti rassegnati – conclude il Consiglio di stato – vizia irrimediabilmente la formazione del rti appellato per l’evidente assenza dei requisiti di qualificazione professionale di uno dei componenti, laddove richiesti inderogabilmente”.

Ora all’Aro spetterebbe prendere atto della decisione del Consiglio di stato, revocare il mandato al gruppo di imprese, affidare provvisoriamente il servizio, e rivedere i conti. I Comuni interessati, invece, dovrebbero trovarsi nella condizione di rivedere i bilanci, i regolamenti Tari, i piani finanziari e le entrate tributarie. Una specie di piccola scossa di terremoto.

Chi dovrà guardarsi dal terremoto vero e proprio potrebbe essere, invece, il Comune di Casamassima, che intanto è partito con la raccolta differenziata solo a fine gennaio 2017 (con circa 7 mesi di ritardo rispetto agli altri comuni e pur tuttavia facendo riscontrare costi elevati per il servizio, per i quali i consiglieri di opposizione di allora avevano chiesto chiarimenti), non ha ancora attivato un centro di raccolta e per di più ha perso un ricorso al Tar sul piano tariffario 2017 promosso dai cittadini casamassimesi (e per il quale ha già dato mandato a un legale di promuovere appello). Una specie di paradosso.

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