“Duchessa di Milano, duchessa di Bari, unica in disgrazia”. La storia della Isabella che portò a Bari la ricchezza rinascimentale

Isabella Bona Sforza, la regina che portò a Bari la ricchezza rinascimentale: “Duchessa di Milano, duchessa di Bari, unica in disgrazia”

di Pino Gadaleta

I turisti che vengono a Bari si affidano a guide che li accompagnano per i vicoli della città vecchia tra bancarelle dove alcune massaie preparano le famose orecchiette. La visita, solitamente, inizia dal castello di Bari, poi prosegue per la cattedrale e termina alla basilica di s. Nicola.

Vi è un periodo interessante della storia di Bari (1400 circa-1557): periodo in cui la città era un Ducato. Si sono succedute signorie con personaggi storici di rilievo iniziato da Leonello Acclozamora, un condottiero di cui abbiamo poche notizie, e conclusosi con la morte della regina di Polonia Bona Sforza nel 1557.

Fu tra gli altri, duca di Bari Giannantonio del Balzo Orsini (1386-1463), figlio di Raimondello del Balzo Orsini e della regina Maria d’Enghien, che vessò i baresi con tasse esose, tanto che quando morì per le mani di un sicario, i baresi si vendicarono distruggendo il “Fortino” di sant’Antonio da lui edificato sul molo, poi ricostruito da Isabella di Aragona.

Giannantonio era un potente feudatario e possedeva gran parte dei territori da Salerno a Terra di Otranto, si distinse per aver organizzato la Congiura dei Baroni (1485) contro il re Ferrante. In verità, grazie all’amministrazione angioina, il regno aveva potenziato la feudalità locale lasciando al demanio della corona una parte marginale dei territori. Ferrante attuò una strategia per recuperare feudi, territori e ripristinare l’autorità regia. I baroni preoccupati dalle mire del re si riunirono al castello di Miglionico (da qui chiamato del “Malconsiglio”), a pochi chilometri da Matera, per respingere le mire del re.

Apparentemente Ferdinando riuscì ad accordarsi con i baroni, ma in realtà era tutto un inganno, e i baroni, invece, guadagnavano tempo per prepararsi meglio alla lotta. I baroni in particolare tentarono, senza riuscirvi, d’impadronirsi della persona del re; questi a sua volta, per non trovarsi solo di fronte agli avversari nel caso di fallimento delle trattative, si alleò con Lorenzo de’ Medici e Ludovico il Moro.

La “Congiura dei Baroni” del 1485 segnò profondamente il Regno di Napoli che versava in condizioni d’impoverimento generalizzato mentre d’altra parte si sviluppava una borghesia “loricata” che premeva sul re per ottenere privilegi e riconoscimenti.

Ferrante, però, aveva intenzione di regolare i conti in modo definitivo con i baroni ribelli e il 13 agosto del 1486 invitò tutti i baroni al matrimonio di sua nipote Maria Piccolomini, in Castel nuovo. Furono accolti in pompa magna e, quando furono riuniti tutti nella Gran sala, il castellano, chiuse le porte, li dichiarò tutti in arresto. Le prigioni di Castel nuovo non furono sufficienti tanto furono gli arrestati. Qualcuno in seguito fu giustiziato.

Lo stratagemma di invitare i baroni a una festa di matrimonio fu poi utilizzato stesso nel periodo in cui Caterina dei Medici era reggente sul trono di Francia, che sfociò nella “notte di s. Bartolomeo”, 23 e il 24 agosto 1572, in cui si perpetrò una strage di ugonotti da parte della fazione cattolica.

Isabella Bona Sforza

Giannantonio si rifugiò nel castello di Altamura nel 1463, e lì fu strangolato da Paolo Tricarico, sicario del re. Non avendo eredi i suoi beni furono incamerati dal regio demanio. Per l’aiuto ricevuto da Lodovico il Moro, il ducato di Bari fu assegnato da Ferrante a quest’ultimo. Ludovico non venne mai a Bari e lasciò a un suo emissario l’amministrazione del ducato, anzi si lamentò che a Bari non ci fosse un artigiano in grado di riprodurre fedelmente il logo degli Sforza. Per sancire l’alleanza tra gli Aragonesi di Napoli e la corte milanese degli Sforza, Isabella di Aragona fu promessa sposa a Galeazzo Sforza, erede del ducato milanese, ma poi, probabilmente avvelenato dallo zio Ludovico il Moro, suo tutore. Quest’ultimo divenne signore della potente e fastosa corte sforzesca milanese.

ll matrimonio tra Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo fu celebrato per procura a Napoli il 1488. Il suo arrivo a Milano con il marito fu celebrato dai versi del Bellincioni e la festa nuziale fu organizzata da Leonardo da Vinci (Festa del Paradiso) che stupì i contemporanei. Ludovico il Moro per ragioni politiche lasciò il ducato di Bari che venne “assegnato” a Isabella di Aragona. Isabella, dopo alterne vicende, prese possesso del ducato di Bari (1501-1524) stabilendosi, con la figlia Bona Sforza, nel castello normanno svevo che adeguò ai criteri costruttivi dell’epoca che oggi ammiriamo. Isabella portò a Bari una ventata di ricchezza culturale rinascimentale maturata a Milano, e molto si adoperò per la città e i baresi. Lei vestita di nero si firmava “duchessa di Milano, duchessa di Bari, unica in disgrazia”, per rammentare la sua sorte di vedova e di madre che aveva perso tre figli. A lei furono affidati i figli di Lucrezia Borgia e di Prospero Colonna, un suo grande “estimatore”.

Curò a Palo del Colle un allevamento di razze equine celebri in tutta Europa, aprì la città ai mercanti insendiando una trentina di società commerciali forestiere. Attenta a frenare gli abusi amministrativi, pubblicò una “pandetta” per frenare la corruzione di giudici e magistrati. Sensibile alla crescita culturale del suo ducato, fondò l’Accademia degli Incogniti, favorì l’istruzione dei ragazzi con accordi con i conventi. Organizzò il matrimonio della figlia Bona Sforza con il re di Polonia.

Morì di idropsia nel 1524, la tomba è posta in s. Domenico Maggiore a Napoli.

La storia del Ducato di Bari merita una conoscenza per una valida visita guidata culturale nella città vecchia di Bari.

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