L’opinione. Parliamo di immigrati? Ok se accettano le condizioni del paese ospitante. E l’Ue decida che fare: chiudere porti? Allora per tutti

L’opinione. Si parla di accoglienza tout court: un errore. Gli immigrati devono accettare le condizioni del paese ospitante e l’Ue deve decidere che fare. Se chiude i porti, allora così tutti

di Pino Gadaleta

Martina, segretario pro-tempore del Pd, sta cercando un rilancio in chiave europeista della sinistra, per questo presto incontrerà il leader socialista spagnolo Sanchez e poi quello portoghese. D’altra parte, invece, i “renziani” (grazie all’amicizia personale del renziano Gozi con Macron) puntano a un asse con Macron e gli spagnoli di Ciudadanos in grado, secondo loro, di contrastare più efficacemente l’avanzata popolarsovranista. Due scelte politiche diverse che esaltano la concezione “macronista” del Pd di Renzi e la vocazione di Sinistra del Pd.

Il tentativo di internazionalizzare la crisi del Pd non approda a niente se prima il Partito non fa i conti con i suoi errori che hanno procurato la sua disfatta elettorale e il conseguente successo dei 5s e Lega che viaggiano, ancora oggi, nei sondaggi con il vento in poppa.

L’establishment del Pd è saldamente ancorato e consolidato dagli equilibri interni della nuova segreteria di Martina, anche se si sono registrati alcuni mal di pancia. Martina si è posto “in ascolto” delle periferie emarginate delle città, dove terrà incontri e riunioni di segreteria; ha poi messo in agenda alcuni temi fondamentali come le disuguaglianze, i flussi migratori, il welfare.

Insomma è stata messa in piedi la solita “liturgia” con i “soliti” celebranti, niente di nuovo, mentre il Partito ha bisogno di una “rivoluzione” che ridimensioni il renzismo e l’inefficacia suoi oppositori che devono subire ancora una volta l’arroganza di Renzi con la vicenda del consigliere di amministrazione Rai eletto coi voti di parlamentari renziani e di Fi, mentre il Partito aveva in mente professionisti di valore.

Affrontiamo limitatamente il tema dell’immigrazione. Un fenomeno che sollecita l’emotività e genera spesso reazioni irrazionali. L’Italia è la frontiera del Mediterraneo ed è soggetta alla pressione dei flussi migratori, inarrestabili perché alimentati dal business di organizzazioni criminali che spingono i migranti verso il Mediterraneo, e verso l’Italia che ricattano e chiedono soldi, tanti soldi, per un viaggio che si può rivelarsi mortale.

Sono i cosiddetti “signori del traffico”, quattro nomi, individuati da un report dell’Onu sul fenomeno criminale del traffico degli esseri umani.

È mai possibile che quattro delinquenti debbano mettere in scacco l’Europa? Chi li protegge, perché? A chi fa comodo questa situazione e relativa organizzazione dei salvataggi e accoglienza i cui costi ingenti sono a carico di contribuenti? Perché non vengono assicurati alla Giustizia, invece di “trattare segretamente” con loro? Queste sono le domande che la Sinistra dovrebbe porsi e proporre soluzioni, invece di limitarsi agli “alti lai” per le morti e i porti chiusi più per propaganda pro-Lega, che per una seria politica di controllo dei flussi migratori.

La Sinistra, oltre a denunciare sdegnosamente l’attivismo di Salvini, si guarda bene dall’offrire un’alternativa valida e sostenibile, oppure, come ha fatto in passato, ha firmato accordi capestro con l’Ue per finanziare bonus, e ottenere spiccioli per organizzare l’accoglienza, o ha tentato la “trattativa” con i capitribù del Sahara per limitare gli sbarchi.

Gli immigrati pongono una questione di convivenza sociale, cioè, condivisione, di spazi, territorio, infrastrutture, aree pubbliche di servizi pubblici e privati. Convivenza sociale significa rispetto e adattamento reciproco, poiché l’immigrato, pur rispettando le sue convinzioni, deve adeguarsi all’organizzazione civile, alle leggi e ai costumi e alla cultura dei cittadini ospitanti. Se aggiungiamo a questo che in Italia ci sono 5milioni di cittadini sulla soglia di povertà, che il Welfare è stato pesantemente ridimensionato e che la disoccupazione giovanile e non, è critica, il quadro che ne esce è desolante per qualsiasi “politica dell’accoglienza” tout court.

Quindi emergono due aspetti fondamentali: il concetto di convivenza sociale e la gestione dei flussi migratori. Considerando che Paesi più “evoluti” e con più risorse hanno chiuso le loro frontiere senza rendere conto a nessuno e senza ricevere indignazione da chicchessia. Solo mugugni in lingua italicamente politichese che non hanno smosso di un centimetro la situazione. Il premier Conte scrive lettere per sollecitare l’Ue a prendere decisioni sull’argomento alle quali riceve solo niet.

La questione degli emigranti, cosiddetti economici, si risolve con un piano d’integrazione fattibile che tenga conto dei seguenti aspetti:

  • La volontà dell’immigrato di accettare un ordinamento sociale diverso da quello di origine e la conoscenza e l’accettazione della cultura, dei costumi, delle leggi e delle regole della comunità di arrivo, ammettendo anche quelle che sono in contrasto con quelle del Paese di origine;
  • La conoscenza della lingua del posto;
  • Le capacità lavorative e di ricerca di una occupazione legale, o rendendosi disponibile a dare, comunque, un servizio alla comunità ospitante.

Un processo di “integrazione” ha il vantaggio di sconfiggere la “radicalizzazione” e far diventare una “risorsa”, oltre che economica, culturale, la “diversità” di cui sono portatori i migranti, e sopratutto evitare i “ghetti”.

L’integrazione, inoltre, consente di dare un obiettivo a inutili costosi e disastrosi “hot spot”, renderli, cioè, luoghi di “transito” per l’integrazione e la promozione personale dell’immigrato.

Sono 700mila i potenziali partenti dalla Libia, all’Ue va chiesto se intende risolvere la questione chiudendo le frontiere, un provvedimento che deve valere per tutti, Italia compresa, o decidere un piano di interventi economici e di stabilizzazione dell’Africa occidentale, iniziando a ridimensionare gli interessi delle multinazionali occidentali che continuano a sfruttare le risorse di quella Terra.

La sinistra europeista che dice a riguardo, qual è la sua vision, la sua strategia?

(continua)

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