I preconcetti e le chiacchiere da bar favoriscono gli investimenti sbagliati.. e ‘qualcuno’ ne gode. Piccola analisi di apertura della nostra rubrica di economia

Il comportamento economico è influenzato da preconcetti (o convinzioni) e chiacchiere da bar. Mentre gli errori si compiono, ‘qualcuno’ ci gode. La nostra rubrica di economia

di Maria Verna

Per rompere il ghiaccio, cominciamo con la domanda che mi pongono quasi tutti quando leggono il mio curriculum: perché studi economici con studi psicosociali?

La risposta l’ha data l’Accademia di Svezia, quando il 9 ottobre 2017 ha assegnato il Premio Nobel per l’Economia a Richard Thaler (Università di Chicago), per “…aver costruito un ponte fra l’economia e l’analisi psicologica del processo individuale di decisione”. Decisione in cosa, vi chiederete? Decisione su qualunque “…comportamento economico, il quale ha un forte impatto sulle politiche economiche”.

Finalmente qualcuno ha dato un riconoscimento al legame tra economia e psicologia!

(Ma) in questioni “quotidiane” e terra terra, che significato ha questo connubio surreale?

Nelle scelte economiche (es. scelte d’investimento, scelte di vita futura che comportino anche bivi di natura economico/finanziaria, le stesse scelte di politica economica), il cervello umano è assediato dal conflitto tra la componente più emotiva (e atavica) e quella razionale portata a seguire il mero calcolo dei nostri interessi. Il tutto si complica se pensiamo che i mercati finanziari riflettono tutta l’informazione in essere, mentre gli investitori non posseggono in maniera completa tutti i dati necessari (asimmetria informativa).

Chi deve effettuare un investimento (o comunque prendere una decisione finanziaria) è chiamato a prendere decisioni in contesti incerti e deve – in poco – stimare la probabilità di uno o più eventi.

Bene… è qui che si innesta la psicologia: l’uomo ha la necessità di sminuzzare un evento complesso per ridurne la difficoltà e per far questo usa le euristiche (vere e proprie scorciatoie cognitive che il cervello mette in atto per ottimizzare le energie utilizzate). I processi euristici si basano su stime che derivano da stereotipi ed etichette, su ricordi passati e su ipotesi fortemente influenzate da poche informazioni giudicate salienti (i cosiddetti ancoraggi). Quelli più pericolosi sono gli stereotipi perché spesso hanno scarse informazioni a supporto. La probabilità, invece, sarà influenzata dalla somiglianza ad altre situazioni (es. chiacchiere ascoltate al bar su investimenti azzeccati o meno ad opera di amici, parenti o per sentito dire). Qui rientrano i ricordi disponibili che ci fanno apparire attuali anche informazioni reperite tempo addietro… magari su scelte di investimento e/o società non più esistenti! In più valutare una probabilità richiamando le scorciatoie dei ricordi, può generare correlazioni in realtà inesistenti, viziando di fatto il processo decisionale di scelta nel fatto economico/finanziario. Oltre a tutto ciò, si innesca l’umana distorsione fra memoria e immaginazione, come anche il fatto che si ricordano più le perdite che i guadagni.

In sintesi siamo esseri umani, e anche nelle scelte che abbiano una razionale base economica, usiamo scorciatoie mentali che a volte (anzi spesso!) portano a compiere errori sistematici, dovuti anche alla presunzione di battere il mercato che però al contrario di noi, ha in sé – insita – l’enorme mole di informazioni che noi non abbiamo.

Ecco il ponte, forse inaspettato, fra economia e psicologia… sul cui tragitto – per i vuoti e le pieghe che si vengono a creare fra razionalità ed emotività – riserva occasioni di velato guadagno per alcuni.

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