Sulle orme delle regine con imprinting “pugliese”, da Bari a Lecce passando per Casamassima

La storia delle regine che hanno segnato la Puglia, da Bari a Lecce a Taranto, passando per Casamassima.

di Pino Gadaleta

Maria D’Enghien

Maria d’Enghien figlia di Giovanni, conte di Lecce e di Sancia Del Balzo.  (1367-1446) in prime nozze sposò Raimondello del Balzo Orsini, un cavaliere esperto in tornei e giostre, un bravo condottiero con una spiccata abilità diplomatica di cambiare fronti e alleanze nei conflitti del regno napoletano. Raimondello creò una sua signoria in Puglia che comprendeva, oltre il Salento, Molfetta, Barletta, Altamura, Minervino, Monopoli. Re Ladislao gli concesse il merum et mixtum imperium (il diritto di giudicare e condannare a morte) i suoi sudditi..

Dalla loro unione nacque Giovanni Antonio Del Balzo Orsini, il futuro Principe di Taranto (1421) e duca di Bari, che divenne il più potente signore del regno con ben 300 castelli e con la totalità dei feudi compresi tra Salerno e Taranto, tanto da competere con il sovrano aragonese Ferdinando I (congiura dei Baroni-1485). Nel 1463 fu strangolato ad Altamura, nel castello, da un sicario, molto probabilmente prezzolato dal Re aragonese. Sua figlia Caterina, Signora di Casamassima, Bitetto, Gioia, Turi e Noci sposò nel 1456 Giulio Antonio Acquaviva d’Aragona, VII Duca d’Atri, conte di Conversano. Egli nel 1480 si distinse per recuperare Otranto dai musulmani e impedire che conquistassero Brindisi. Nel 1481 fu catturato e decapitato dai turchi. La sua testa fu a Costantinopoli come trofeo di guerra. Presso la chiesa di santa Maria dell’Isola a Conversano è sepolto il suo corpo insieme a quello della moglie.

Maria d’Enghien, morto prematuramente il marito, dimostrò coraggio e determinazione tanto che nell’assedio che Ladislao tenne a Taranto, lei stessa si recò nella città e “armata di una pansiera d’argento, tutta ornata di gioie con un elmo del medesimo metallo sopra un gran corsiere… seguita da duecento cavalieri”, combatté con coraggio e valore.

Ladislao per avere ragione della sua resistenza e mettere fine all’assedio, propose a Maria d’Enghien di sposarla inviandole un’ambasciata con l’anello nuziale. Maria accettò divenendo, così, regina di Napoli. Si ritiene che il re condotta Maria d’Enghien a Napoli, la tenesse prigioniera nel castello, quasi in cattività, poiché distratto dalle sue amanti. Per questo Maria d’Enghien è stata definita “la regina in catene”; in verità, pare che così non sia stato, e che la stessa si dimostrò, invece, avveduta e molto attiva. Ella ha lasciato una splendida testimonianza artistica a Galatina, la chiesa di santa Caterina, affrescata tra il 1417 e 1446, con un ciclo pittorico mariologico e dove sono rappresentati vari personaggi (compresa la “lussuriosa” Giovanna II d’Angiò) e costruì il mausoleo del primo marito, Raimondello. Ritornata a Lecce, dopo la morte di re Ladislao, si adoperò moltissimo per il suo feudo e per i suoi sudditi, disponendo provvedimenti che favorirono le attività e la vivibilità dei leccesi. La sua tomba è stata demolita per via di una ristrutturazione del castello di Carlo V e ne resta solo una descrizione.

L’altra regina ”pugliese” fu Bona Sforza (1494 -1517), figlia di Isabella di Aragona, fu una donna molto colta, aveva studiato Virgilio, Cicerone, il Petrarca, scriveva e parlava molto bene. Oltre alla letteratura latina ella conosceva la storia, suonava il monocordo, era cultrice della danza, espertissima nel cavalcare. La sua esperienza di governo si avvalse della conoscenza del sistema amministrativo angioino del regno napoletano. Il 3 febbraio del 1518 partì da Manfredonia per la Polonia per sposare l’anziano re di Polonia Sigismondo Jagellone. In Polonia svolse un’intensa attività di governo e diplomatica, incrementò le casse del regno, e portò nella corte una ventata rinascimentale, fondò a Cracovia l’università. Pretese la scelta dei vescovi, il suo comportamento verso la religione fu molto laico, non opponendosi al protestantesimo di Lutero. L’influenza di Bona Sforza fu invece molto importante per lo sviluppo del pensiero politico moderno e per l’introduzione di nuove forme di amministrazione nello stato. In seguito alle incomprensioni con il figlio, e i magnati polacchi, nel 1556 tornò a Bari soggiornando nel castello. Si adoperò molto per la città con opere e miglioramenti edili, istituì la “dote” per consentire alle giovani più povere della città la possibilità di sposarsi.

Morì tre anni dopo giunta a Bari, il 19 novembre 1557 di febbre, molto probabilmente avvelenata da un suo fidato cortigiano, Pappacoda, che le aveva fatto sottoscrivere un testamento che favoriva il ritorno del ducato di Bari al re spagnolo Filippo II. Riavutosi, fece in tempo a cambiare il testamento nominando erede suo figlio. La sua tomba si trova nella basilica di S. Nicola in Bari, dove la figlia Anna, nel 1593, fece costruire un sontuoso mausoleo di marmo.

Due regine coraggiose e abili amministratici che ebbero con il territorio pugliese un rapporto molto generoso e privilegiato. Donne fiere e determinate sensibili alla cultura e al benessere dei loro sudditi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...