Ogni nostro silenzio di comunità è complice della disgregazione di coscienze. Riflessione sulla vita a voce alta

Una riflessione ad alta voce in ricordo di Lino Gargaro. Ogni nostro silenzio di comunità è complice della disgregazione di coscienze

di Danilo Nesta

Abbiamo perso l’uso delle parole semplici: buongiorno, grazie, scusa…

Abbiamo perso anche la capacità di farci e di fare domande semplici: perché?

Posso fare qualcosa per te? Possiamo parlarne? Che cos’hai?

Nelle nostre isole ipocrite abbiamo chiuso la parte migliore della nostra anima per farci scivolare addosso ogni cosa spietatamente pur di non comunicare, trincerati dietro gli scuri del cuore, arroccati nel silenzio ottuso.

Mai un urlo, nemmeno liberatorio. Una società in maschera perpetua incapace di comunicare perché comunicare significa esporsi, far cadere barriere, scoprire debolezze ed è pericoloso al giorno d’oggi succubi di una omertà indotta da una società ipocrita ed opportunista e il potere lo sa, quel potere oscuro che sottilmente isola e divide. Dividi et impera. Dividi e comanda.

Così, perdendo parole semplici e chiudendo gli scuri, lasciamo che ogni vita intorno a noi, anneghi nel suo dolore individuale di solo/a, nella sua, tutta sua, tragedia.

In qualcuno si tramuta in cattiveria premeditata, spavalda e opportunista, in altri in timidezza, vigliaccheria, incapacità.

In tutti e due i casi, così allenati, dimentichiamo facilmente, lasciando brevi spiragli all’ipocrisia che colma il nostro senso di colpa.

Chi era vicino a quel nostro giovane perso per evitare che perdessimo tutti, oggi?

Chi era vicino a quella morte silenziosa e solitaria di un anziano nella sua casa?

Non abbiamo già dimenticato forse?

Ogni nostro silenzio di comunità è complice della disgregazione di coscienze.

Coscienze?

Fateci caso (dietro i nostri scuri), ci mettono contro ogni giorno con attenzione capillare e certosina pur di spegnere la nostra coscienza.

Non avvezzi a comunicare, per terzi opportunisti, è un gioco da ragazzi far quello che si vuole; non avvezzi a comunicare, qualcuno può morire.

Senza coscienza non ci si può indignare e senza indignazione, una intera società muore e con essa un popolo.

Ma, ogni tanto, la tragedia scopre la nostra patologica ipocrisia, ci restituisce secondi di “umanità”, libera il peso dei sensi di colpa intimi e ci rispedisce al nostro comodo qualunquismo inconsapevole.

Così per ogni cosa che ci accade intorno, provocata o naturale, fino a quando la tragedia non toccherà noi e vedremo in faccia l’ipocrisia altrui, ma la sapremo riconoscere, oh se la sapremo riconoscere.

“La morte sta anniscosta in nell’orloggi e gnisùno po’ dì: dimani ancora sentirò batte er mezzogiorno d’oggi” (G.G.Belli-La Golaccia)

Ciao Lino, perdona anche me.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...