Matera, il sindaco del vessillo civico si consegna all’opposizione. Ma la città è pronta per il 2019? Matera resiliente: ma fino a quando?

A Matera il sindaco del vessillo civico perde tutta la maggioranza e si consegna all’opposizione. Ma la città resiliente è pronta per l’appuntamento con la storia, l’anno prossimo?

di Vito Labarile*

“La Resilienza è come il vento… accende i fuochi grandi e spegne quelli piccoli”, si potrebbe dire di Matera parafrasando una celebre canzone di Modugno, ma anche della Resistenza della Città a conservarne il suo enorme Patrimonio materiale e immateriale!

Ma quali sono i principali nemici che incombono oggi sulla città? Certamente il turismo di massa che ne sta snaturando fisionomia e identità.

Sotto l’incalzare dei tanti bed&brakfeast, case-vacanze, alberghi, ristoranti, paninoteche, gelaterie, orde di mangiatori di pizze; la città è invasa da mostruosi autobus e il suo sistema viario va in pezzi, così come ogni commercio antico e di artigiani perde la sua ragione d’essere. Si aggiunge la micidiale movida che ne anima le notti, il tutto all’insegna di un paradigma sociale che in città ben si avverte: ”liberi tutti di divertirsi e arricchirsi!”
Ma questo è l’effetto prima ancora della causa di questo rovinoso destino della città, che è rappresentato in primis dall’enorme deficit politico dei suoi “decisori pubblici”!
Matera come tutti sanno si appresta a celebrare il suo grande evento di Capitale europea della cultura dell’anno 2019. Due le direttrici su cui in Europa da sempre le città designate giocano questo evento: rinnovamento urbano e nuove infrastrutture culturali, tale per cui il cartellone degli eventi diventi soprattutto il risultato della ricerca e produzione di quelle stesse infrastrutture.
Sull’attuazione dell’intera vicenda si è registrato in città, fin dal suo avvio, una sorta di diarchia tra la Fondazione MT2019 da una parte e il Comune di Matera dall’altra, e tra entrambi gli enti non si può certo dire che ci sia stato dialogo e utile collaborazione: alla Fondazione la responsabilità dell’attuazione del dossier (infrastrutture culturali ed eventi), al Comune l’attuazione delle infrastrutture fisiche del miglioramento del tessuto urbano cittadino. Vediamo allora come stanno le cose, almeno quelle principali, a pochi mesi dall’avvio dell’evento!
La Fondazione ha in programma per il 2019 l’attuazione e gestione di tre importanti imprese culturali: l’Idea, l’Open school design e la Cava del sole, oltre al cartellone degli eventi!
L’Idea è essenzialmente un museo virtuale della memoria delle culture tradizionali della città e di un territorio vasto che si allarga a quello regionale: prevede la realizzazione di una piattaforma digitale su cui inserire i contenuti degli archivi della memoria collettiva scelti attraverso una regia scientifica e curatoriale.
La presentazione dell’idea dell’Idea è avvenuta nella parte finale dello scorso anno e ad oggi non è dato sapere nulla sul suo stato di attuazione: progettazione della piattaforma digitale, scelta degli archivi, contrattualizzazione delle rispettive licenze d’uso, scelta dei contenuti da estrarre da ogni archivio per poi riportarli sulla piattaforma, insomma quale l’avanzamento dell’impianto museologico e museografico di questo curioso museo virtuale?
L’open school design è stata presentata come una sorta di “Engineering del territorio”, di inedito modello “Bauhaus” teso a diffondere in città una nuova temperie culturale conseguente alla diffusione di una cultura della progettualità degli oggetti e dei luoghi, rivolta al suo tessuto produttivo e professionale. Anche qui si sa poco o nulla sulla qualità/quantità della sua azione innovativa, di quanti e quali prototipi sono stati pensati e progettati, del suo livello di integrazione con il sistema delle imprese locali, il cosiddetto genius loci. L’unica cosa che si conosce è che lo staff della scuola, affollato di tecnici di diversa estrazione e provenienza, sta progettando in totale solitudine gli allestimenti dei siti e delle strutture che accoglieranno gli eventi: si spera di ricevere utili riscontri a riguardo, perché se fosse questo il solo risultato dell’impiego delle importanti risorse pubbliche che sono state destinate a questo obiettivo, potremmo dire che “la montagna ha partorito il topolino”!
La Cava del Sole è un sito bello e delicato dentro il sistema delle antiche cave di tufo: lì la Fondazione intende realizzare attraverso una concessione di lavori e gestione una struttura definita mobile, che contiene un auditorium per 800 posti oltre le strutture per i servizi connessi. Non capisco come una struttura del genere possa considerarsi provvisoria e come possa essere pronta in sei mesi, visto l’importo complessivo dell’appalto di concessione che è di 10m/€ (70 per cento fondi privati, 30 per cento fondi pubblici). Sarebbe utile a riguardo conoscere il piano di gestione del privato affidatario della concessione, comunque ciò che mi preme sottolineare in questa vicenda è l’errore progettuale strategico. Si enfatizza l’adeguamento del sito da destinare ad attività di spettacolo dal vivo, mentre la Cava del Sole doveva invece rappresentare la porta d’ingresso e i servizi di un più vasto progetto: “L’intero Parco delle cave di tufo, da quelle più antiche fino a quelle dismesse alla fine degli anni 50/60, come grande parco di Arte ambientale, dove i linguaggi dell’Antico si intrecciano con quelli della contemporaneità”.
Gli eventi, sono sostanzialmente raggruppati in due categorie: i progetti leader proposti dai creativi locali, e le 4 mostre ideate e realizzate in house dalla Fondazione: Pitagora, Antropocene, Ars escavandi, Rinascimento! Mi chiedo a riguardo: come sia stato possibile dimenticare il tema del Novecento a Matera, in particolare del secondo Novecento. In quel periodo a Matera giunse tutto l’establishement nazionale della Cultura urbanistica e delle scienze sociali per studiare modelli di politica culturale che erano pensati per un livello che trascendeva quello locale. E lì che Matera diventa un paesaggio culturale di importanza mondiale, pertanto una mostra sul Novecento a Matera, narrata attraverso i linguaggi intrecciati dell’Architettura, delle Arti visive e delle scienze sociali, doveva rappresentare “L’Incipit” delle grandi mostre della Fondazione: non averlo né pensato, né tanto meno programmato, è un errore grave che dice molto sulle priorità politiche di questo ente, prima sempre e necessariamente la comunicazione, poi magari…!
E siamo al Comune, ovvero al capitolo delle infrastrutture materiali e del rinnovamento urbano: sul primo l’unica nota di rilevo riguarda i “Parchi dell’Uomo”, sul secondo il tema di Piazza della Visitazione!
I Parchi dell’uomo raggruppano 4 interventi: preistoria, civiltà rupestre, civiltà contadina e città dello spazio ovvero la realizzazione di un planetario. Prevedono l’impiego di una somma di 13m/€, suddivisa in 4 interventi e sono compresi in un “magniloquente contratto di sviluppo” sottoscritto con il governo per un importo complessivo di 22m/€ (13 più altri 9 per interventi di mobilità urbana). I 4 interventi dei Parchi dell’uomo rappresentano di fatto lo spezzatino del più vasto e completo progetto del Museo etno demo antropologico della città, un tema questo dove si sono susseguiti nei decenni precedenti tanti illustri esperti e studiosi che han prodotto studi e progetti, e che costituiscono un enorme e importante patrimonio del Comune: l’ultimo, elaborato a seguito di un importante concorso internazionale di progettazione e sotto la regia di un qualificato comitato scientifico, è completo di fattibilità tecnica e gestionale. E invece cosa fa il sindaco a riguardo? Affida a  Invitalia la gestione dell’intera operazione per l’intera spesa dei 13 milioni, abdicando a una competenza che ben poteva restare nell’ambito del suo ruolo. Risultato: sono state espletate le gare della progettazione dei 4 interventi impiegando una somma per i soli servizi di progettazione per quasi il 20 per cento dei 13m/€, a questo seguiranno i tempi per la consegna degli elaborati, approvazione dei progetti, appalto, esecuzione e collaudo dei lavori, per poi arrivare all’apertura al pubblico di questi siti. Quando tutto ciò avverrà il 2019 sarà passato e mancherà la cornice per una gestione unitaria dei luoghi.
Piazza della Visitazione (in foto, ndr) è il luogo cerniera tra la parte nuova e la parte storica della città, vi giunge interrata la ferrovia che percorre linearmente la città, ed è stata oggetto nel passato di ben due concorsi di progettazione urbanistica in cui si affermava il ruolo della piazza quale “Centro civico della città”! Anche qui il sindaco spiazza tutti: invece di partire dal progetto urbano del luogo, comprendendone anche l’ammodernamento della stazione ma lasciandola rigorosamente interrata, in linea con quanto si fa in tutte le città per stazioni di questo standard, in accordo con un giovane e ambizioso presidente delle Fal, dà corso a un progetto di una stazione fuori terra e fuori scala, trasformando quel luogo da centro civico a piazza della stazione. A nulla sono valsi i convegni affollati che si son tenuti sul tema, gli appelli di tanti qualificati cittadini, oltre all’importante iniziativa che ben otto sindaci suoi predecessori (quasi 50 anni di amministrazione pubblica) hanno meritoriamente e autorevolmente intrapreso sul tema! Tra l’altro l’ammodernamento della stazione di Matera centrale faceva parte di un progetto ben più ambizioso che riguardava tutto il tema del tratto urbano delle Fal, denominato la ‘Città lineare’: un grande progetto di rinnovamento urbano dove ogni stazione, pensata come Clips urbana, diventava porta di accesso ad altrettante parti storiche della città, e con il ricorso a episodi di arte urbana, le stazioni diventavano parte di un ‘Museo obbligatorio’, sull’esempio di quel che in grande è successo a Napoli.
Concludo con il Teatro pubblico che non c’è! Su questa vicenda il deficit di governo è imbarazzante: un teatro cittadino è “Infrastruttura calda” e per idearne la realizzazione si parte sempre da un piano di fattibilità definito nei suoi assets strutturali e gestionali, anche per un possibile e utile coinvolgimento dei privati. È questo il presupposto per giungere a concludere: teatro nuovo o recupero dell’esistente? In città c’è il Duni, esempio di un’architettura di qualità degli anni ‘50, su cui oggi è apposto il vincolo di “Bene di interesse storico e artistico”! Chiedo allora al sindaco: il Comune, il Duni intende acquistarlo: Sì o No? A riguardo è mai stata formalizzata una proposta di acquisto ai privati secondo modalità giuridiche che la legge prescrive in casi come questi? Perché, sempre a valle di quel piano di fattibilità di cui prima si diceva, non esamina anche il ricorso a procedure espropriative del teatro, utilizzando qualificati pareri legali, senza ostilità verso la proprietà visto che oggi non si espropria a prezzo vile ma di mercato? Ma può una città designata Capitale europea della cultura presentarsi alla ribalta internazionale di questo evento senza un teatro cittadino!?
Conclusioni: il quadro che emerge non è certamente esaltante, c’è solo da chiedersi quale la causa dei ritardi, delle incompiute, delle mancate realizzazioni! Tutto non può che riportare a una conclusione: l’assenza della Politica.

Matera per ben due volte nelle elezioni cittadine ha innalzato il vessillo civico: entrambe le volte una maggioranza civica ha vinto le elezioni, in entrambe le occasioni ha perso il governo. Con una sola ma non trascurabile differenza tra le due vicende: nella prima il sindaco dell’epoca si è prontamente dimesso, nella seconda l’attuale sindaco, dopo aver perso tutta la sua maggioranza, invece di dimettersi come l’etica politica avrebbe dovuto suggerirgli, strappa il vessillo civico e lo consegna unitamente a se stesso all’intera opposizione. È il segno dei tempi che cambiano, il segno di una crisi che non è più solo economica, ma culturale e morale!

[pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di oggi]

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