Casamassima, il Cammino di Santiago per i 4 soci Masci: dalla preparazione dello zaino al percorso spirituale fino a Finisterra (la fine della terra)

Santiago: il Cammino raccontato da 4 casamassimesi. Vito Daddato, Fedele Amleto, Nica Lilli e Maria Teresa Camardella hanno parlato della loro esperienza e gli aneddoti di una convivenza

di Marilena Rodi

Il Cammino di Santiago è una metafora della nostra vita, tra salite e discese, peso dello zaino e carico delle esperienze, convivenza col gruppo e condivisione con le persone, sopportazione delle sofferenze e convivialità nella gioia. Chi ha la fortuna (o la voglia) di scegliere di fare un’esperienza di cammino – qualunque esso sia – sceglie di vivere una dimensione parallela e sconosciuta di se stessi. Così come percorriamo la vita senza sapere esattamente cosa ci riserva il giorno dopo, così un’esperienza di cammino ti dona emozioni e scoperte man mano che lo percorri e che metti un passo dopo l’altro.

Molte volte si usa la metafora del cammino per rappresentare un preciso momento storico della propria vita, ma solo quelli che il cammino fisico lo fanno, riescono a comprenderne davvero l’essenza. Il profumo dell’esplorazione o la nausea della scoperta. Una sorta di esercizio materiale che aiuta a mettersi a nudo.

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Ieri sera il Masci (Movimento adulti scout cattolici italiani) di Casamassima – coordinati da Maria Verna – ha presentato in pubblico all’auditorium dell’Addolorata una porzione di questa avventura: la narrazione dell’esperienza percorsa da 4 casamassimesi partiti a giugno e rientrati all’inizio di luglio. Hanno scelto il percorso portoghese, quello che parte da Lisbona e si conclude a Santiago. “Abbiamo partecipato a questa esperienza propostaci da don Salvatore, parroco di Adelfia, che già da gennaio aveva lanciato la prima chiamata. Alcuni di noi lo hanno accettato subito – hanno raccontato – altri si sono accodati in base alle disponibilità delle ferie”. Tra il pubblico erano presenti anche i pellegrini di Adelfia.

Vito Daddato, Fedele Amleto, Nica Lilli e Maria Teresa Camardella sono partiti insieme al gruppo Masci di Adelfia e hanno restituito al pubblico le loro sensazioni, le loro emozioni, le loro scoperte. A loro, infatti, era affidato il compito di accompagnare con 4 temi il pubblico in sala: la logistica (come ci si prepara fisicamente e come si prepara lo zaino, la trasferta, i punti di ristoro etc.); il servizio (cioè cosa possono fare gli scout nel gruppo in viaggio); il cammino come metafora; e la spiritualità della strada.

“È un’esperienza che avevo già fatto come turista – ha riferito Vito Daddato – ma rifarlo con una guida spirituale è stato tutt’altro. Non è solo l’esercizio fisico e la visita alla cattedrale, è stata più una scoperta di se stessi accompagnati da don Salvatore, una guida essenziale e davvero efficace. Ci ha sostenuti spiritualmente e ci ha aiutato a metterci a nudo”. “L’essere scout – ha aggiunto Fedele Amleto – ci ha permesso di aiutare altri pellegrini in cammino, ma quello che ne abbiamo tratto è stata davvero la crescita personale”.

“L’impatto con il grande gruppo – ha raccontato Nica Lilli – che sarebbe stata la mia famiglia in quei giorni, è stato interessante. Confrontarsi ed essere “costretti” a vivere 24 ore al giorno con gente sconosciuta insegna parecchio ed è un’altra metafora della vita. Mentre percorri sentieri sterrati, strade in salita, sbagli strada, cadi, ti rialzi, affronti la pioggia o il sole cocente potresti dire “basta, non ce la faccio, torno indietro”. Nel viaggio c’è l’ignoto, una delle minacce che attendono chi si inoltra nei territori sconosciuti. Alla fine del viaggio ho scoperto che la mia meta non era Santiago ma Finisterra (dove finisce la terra e comincia l’oceano, ndr), ma non è vero che finisce tutto. Solo: si trasforma. È stato lì che mi è venuto in mente il versetto biblico in Giovanni 1: In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di Lui, e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. Lì ho capito che il viaggio non si interrompe mai”.

“Viaggiare con persone che non conosci – ha detto Maria Teresa Camardella – all’inizio ti crea qualche problema di compatibilità caratteriale. Poi ti insegna la condivisione e ciò che ti pesava ieri oggi diventa un motivo per essere alleati, e scopri la piacevole sensazione di avere un fratello al tuo fianco che sta condividendo con te quella fatica, quel viaggio e guarda insieme a te la meta. Non è semplice vivere 24 ore spogliato delle tue abitudini, ma spogliandoti del vecchio acquisti il nuovo, una sensazione di piacevole leggerezza. Poi don Salvatore per noi è stato speciale e ci ha accompagnati in questa dimensione spirituale che non potevamo nemmeno immaginare. Il momento più toccante è stato quando ci ha chiesto di toglierci le scarpe, di mettere a nudo i nostri piedi. Condivisione anche in quel momento. Poi i piedi ce li ha baciati”.

La narrazione è stata arricchita da un aneddoto di Gerardo Spinelli, dall’apposizione delle spillette ai 4 camminatori da parte dell’assessore Azzurra Acciani e dalle letture dei contributi di Paolo Calisi e Flora Lanzolla.

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