Bari, chiude un altro ufficio pubblico per problemi di agibilità. Dopo il Palagiustizia è da sgomberare anche la delegazione Anagrafe di Ceglie

Il Comune di Bari sta per chiudere un altro ufficio pubblico: l’immobile che ospita l’Anagrafe nel quartiere di Ceglie va sgomberato per problemi di agibilità: il servizio accorpato a Carbonara

Il consigliere comunale Michele Caradonna: “Ho denunciato il fatto un anno fa. A sindaco, assessori, Asl, uffici. Sono rimasto inascoltato. Tutti sapevano. Adesso Si preferisce chiudere un ufficio invece di adeguarlo alle norme? Decaro va in deroga a se stesso”.

di Marilena Rodi

Un ufficio pubblico ha problemi di agibilità e accessibilità e invece di adeguarlo alle norme si preferisce chiuderlo e spostare il Servizio altrove sottraendolo al quartiere. Questa la sintesi di questa vicenda che appare surreale visto che l’immobile in questione sarebbe pure di proprietà comunale. Come dire: chi deve far rispettare le norme è esso stesso fuori norma? Ma andiamo per ordine.

A segnalare la questione è il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Michele Caradonna: “Un anno fa, a seguito dell’agitazione messa in atto dai dipendenti comunali proprio per le condizioni di inadeguatezza dell’immobile dell’Anagafe di Ceglie, avevo cominciato a interrogare l’amministrazione”.

Qual era la situazione?

“Sono anche il presidente dell’Anmic, associazione che si occupa della tutela delle persone con disabilità e all’epoca avviai un’intensa attività di verifica tramite interrogazioni consiliari per chiarimenti sul rispetto di ciascuna delegazione periferica della normativa vigente in tema di abbattimento delle barriere architettoniche e di sicurezza sui luoghi di lavoro. Chiesi chiarimenti sulla copertura assicurativa per il tragitto e per il tempo che il personale in servizio impiegava a raggiungere la sede di lavoro diversa da quella abituale in quanto frequentemente per ordine di servizio ricevuto “telefonicamente” al fine di sopperire alla mancanza di personale si verificano spostamenti di risorse da una sede all’altra”. “Un altro punto interessante delle interrogazioni presentate – continua Caradonna – riguardava la copertura dei servizi di vigilanza per tutto il tempo di apertura degli uffici delle delegazioni in quanto si erano verificati diversi episodi di aggressioni verbali e fisiche a danno del personale in servizio”.

Cos’ha fatto allora?

“Non avendo ottenuto risposte in pubblica assise avviai un tour degli uffici pubblici per verificarne le condizioni. Da lì la scoperta, alla quale seguirono le denunce anche alla Asl e agli uffici competenti (oltre che sui giornali e in televisione): l’immobile di Ceglie era completamente inadeguato: non accessibile a persone con disabilità, ad anziani con problemi di deambulazione e a mamme con passeggini perché per accedere esiste solo la rampa di scale. E gli scivoli o gli ascensori o le soluzioni alternative? Una violenza inaccettabile”.

Ha parlato di denunce, o sbaglio?

“Sì, l’anno scorso. Evidenziando le gravi carenze dei requisiti elementari per consentire l’accesso e la fruibilità delle presone con disabilità, ma anche la carenza dei requisiti di sicurezza propri dei luoghi di lavoro (come ad esempio uscite di sicurezza) chiesi l’immediato intervento del Sisp (Servizio igiene e sanità pubblica) per la verifica dell’agibilità dell’immobile e l’intervento dello Spesal (Servizio prevenzione sicurezza ambienti di lavoro) . A distanza di un anno però non arrivano i nomi dei responsabili delle inosservanze rilevate e neanche vengono messe in atto iniziative utili per adeguare la sede, ma la delegazione viene chiusa”.

“La beffa? L’immobile è di proprietà comunale – aggiunge Caradonna – e quindi non si può dire che se ne siano accorti solo ora! Hanno lasciato un servizio aperto al pubblico con queste gravi carenze strutturali. Ma l’Asl non aveva accertato l’immobile del patrimonio comunale?”. “Si preferisce – prosegue – sopprimere una delegazione territoriale invece di adeguare l’edificio alle norme? Il paradosso: la pubblica amministrazione va in deroga a se stessa, roba da pazzi! Decaro va in deroga a se stesso. Come un monarca fa la legge per sé, poi la disfa. Insomma, prima tiene aperto un ufficio pubblico, poi – scoperto dal sottoscritto – lo chiude perché non poteva essere aperto al pubblico. Un ufficio della Pubblica amministrazione! Siamo all’assurdo”.

“Oggi – continua il consigliere che dell’abbattimento delle barriere architettoniche ha fatto la sua

Il consigliere comunale Michele Caradonna nella sede della delegazione di Ceglie un anno fa (luglio 2017)

missione – dopo un anno dalle mie denunce, arriva la chiusura di una delegazione e accorpano il servizio di Ceglie in una sede di Carbonara. E poi: che se ne farà adesso di questo immobile di proprietà comunale?”.

“Una vergogna istituzionale – incalza Caradonna – gli uffici pubblici sono inaccessibili perché inagibili e quindi li chiudiamo. Qualcuno dovrebbe soltanto vergognarsi e chiedere scusa ai cittadini e tornare a casa. Perché sono inadeguati, inefficaci e lenti!”.

“Ma che razza di umanità è quella che costringe una persona disabile a non essere autonoma per entrare in un ufficio pubblico? È stato violato il servizio alla persona disabile”. “Non si può privare – conclude Caradonna – un quartiere di una delegazione perché la sede non è adeguata. Questo significa totale disinteresse per i disagi dei cittadini e dei dipendenti (che da tempo avevano chiesto incontri e soluzioni all’amministrazione), i cui diritti vengono calpestati anche se sono i contribuenti e i datori di lavoro di questa amministrazione e dei funzionari”. “Alla fine Decaro risolve male un problema e non chiede neanche scusa: né ai cittadini né ai suoi dipendenti”.

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