Neuroscienze e neuromarketing, ecco come ci manipolano il cervello attraverso la pubblicità e i messaggi elettorali

Neuroscienze e neuromarketing. Come ci manipolano il cervello attraverso la pubblicità e i messaggi elettorali. Come prevenire? Coscienza e conoscenza di sé

di Pino Gadaleta

Le neuroscienze hanno consentito nuove interessanti e inesplorate applicazioni in molti settori, non solo nel campo medico, dell’Intelligenza artificiale, didattico, anche nel settore commerciale. Ricordiamo il contributo di scienziati parmensi Rizzolato e Gallese, studiando la corteccia celebrale di un macaco scoprirono i “neuroni mirror” presenti nel cervello che una volta attivati sono alla base dei fenomeni legati all’empatia.

Il marketing, che si rifà alla parola “mercato”, si basa sulla soddisfazione dei bisogni (materiali e immateriali) e sviluppa una “relazione” commerciale e fiduciaria tra il consumatore e il fornitore del bene, attraverso uno scambio di “valore”.

Si deve a Philip Kotler (Chigago 1931) e alla sua opera fondamentale Marketing Management (1967) la sistemazione del marketing come disciplina scientifica.

Dall’individuazione di Kotler della 4p del marketing, cioè prodotto, prezzo, promozione, placement (canali di distribuzione), il marketing ha adottato una molteplicità di strategie per influenzare il consumatore: il viral marketing, la guerilla marketing, il marketing emozionale, il visual marketing, e strumenti di analisi come la matrice Swot valida per ogni tipo di business (L’analisi Swot, sta per Strong, Weakness, Oppotunity, Threat). Si tratta di una matrice divisa in quattro quadrati: quelli inferiori riguardano elementi esterni, quelli superiori sono interni. Prendono il nome di: punti di forza, di debolezza, minacce e opportunità. Strumenti di analisi e di strategie di marketing molto utilizzate oggi.

Strumenti che ora sono superati dalle applicazioni del Neuromarketing, sempre più usate nella promozione (pubblicità) ma anche nella rappresentazione delle pagine web, nella ricerca di nuovi prodotti.

Cos’è il Neuromarketing?

È un sistema che studia i nostri comportamenti decisionali in base a degli stimoli che il cervello riceve, attraverso i suoi sensi, di marche, pubblicità, concetti o parole chiave legati a temi specifici con l’obiettivo di ottimizzare le strategie di marketing.

Per questo si avvale di metodi diagnostici come la elettroencefalografia (Eeg-Biofeedback) o di risonanza elettromagnetica funzionale (Fmri, Functional Magnetic Resonance Imaging).

Si può parlare, quindi, di “manipolazione” del consenso del consumatore?

Uno spot pubblicitario è fatto vedere da un volontario e si registrano gli stimoli che il suo cervello percepisce, lo spot, successivamente, viene modificato per attivare le aree del cervello legate al rilascio della dopamina, un ormone che ha molte funzioni stimolanti nel comportamento e nella cognizione, producendo in genere gratificazione.

Una tecnica usata dalle grandi case che utilizzano il veicolo pubblicitario. Quindi è legittimo domandarsi se siamo di fronte a un atto provocatoriamente manipolativo del consenso, basta pensare ai guasti che produrrebbero eventualmente nella “comunicazione politica”.

Funziona questo subdolo metodo per influenzare le decisioni di acquisto o strappare il nostro consenso a una tesi, seppure di tipo politico, ideologico?

In molti casi funziona, infatti, la spesa pubblicitaria presenta discreti ritorni, tutto però, dipende dalla “resilienza” che siamo in grado di mettere in campo per difenderci dall’influenzatore di turno. Dipende dalla capacità di discernimento, dalla capacità di spirito critico, dalla conoscenza che ciascuno di noi possiede, dalla nostra capacità del “sé” di essere sempre vigile e cosciente. Un “sé” che coincide con la coscienza, una ricchezza interiore che nessuna pratica di “neuromarketing” potrà sostituire.

Vale anche nel caso dell’Intelligenza artificiale, nulla potrà sostituire l’uomo che la natura gli ha donato un Dna uno diverso dall’altro, la capacità di sognare, di amare.

Tocca a noi rendere positive le risorse e le implicazioni che le nuove conoscenze che le “neuroscienze” ci mettono a disposizione, trovare i punti di equilibrio che annullino gli usi devastanti che la conoscenza e la scienza ci offrono neutralmente.

Non rimane che essere vigili e ottimisti e guardare la pubblicità con occhio critico sapendo che nasconde un principio manipolativo.

Quando a Bari approdò la nave Vlora con 40mila migranti albanesi, ospitammo a casa un giovane albanese, con studi classici e tanta voglia di integrarsi. Una sera a cena mi lasciò basito, chiedendomi: “Ma tutti quei giovani che si riuniscono in spiaggia danzando e bevendo e che vedevo in tv in Albania, dove li trovo?”.

Non ci volle molto per capire che si riferiva alla spot pubblicitario di una nota bevanda.

[Datum S. Raffale Ceglie Messapica, 9 luglio 2018]

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4 pensieri su “Neuroscienze e neuromarketing, ecco come ci manipolano il cervello attraverso la pubblicità e i messaggi elettorali

  1. Transit ha detto:

    Penso e credo che a condurmi qui sia stata l’influenza stregonesca e manipolatrice di Daniela del piano di sopra. Mannaggia. Devo stare più attento: mica aspiro al baratro della perdizione. Scherzo eh, ciao.

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  2. Daniela ha detto:

    argomento molto interessante e forse poco trattato, per ovvi motivi. Si parla tanto e a vanvera di legge sulla privacy, quando di fatto siamo costantemente monitorati in ogni nostra azione quotidiana; qui però si va oltre, la manipolazione mediatica ha effetti disastrosi su certe tipologie di individui. Rebloggo molto volentieri questo articolo.

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