L’opinione. Il leaderismo fallito deriva dalla mediocrità dei capetti, concentrati sul consenso degli inutili

L’opinione. Le “clientele” e il “leaderismo” hanno fatto flop. La classe dirigente mediocre è diventata ceto politico

di Pino Gadaleta*

Dopo il 4 marzo siamo in una fase nuova della pratica politica? Si può affermare che siamo di fronte alla terza Repubblica?

Sostanzialmente sono mutati gli equilibri che per quasi un secolo hanno governato l’Italia con i Partiti tradizionali (o loro derivati) grazie all’avvento di un governo popolaresovranista dai confini incerti tra una destra sovranista e da un movimento politico che si fonda su una piattaforma informatica gestita da un’azienda che rappresenta alcuni aspetti di vision futurista d’incerta sintesi politica.

La politica alla fine resta comunque quella che è sempre stata. Per Aristotele (Politica, 384 a.C.-322 a.C.) è un’esigenza di una comunità a darsi regole per costituire un bene comune e governarlo con equità e lungimiranza.

Platone (Politico, 360-347 a.C.) invece rappresenta la politica come un ideale, dove il Capo di stato è assimilabile a un capo famiglia, e opera per il bene di tutti. La politica è un’arte teoretica, non pratica: riguarda la conoscenza, non l’azione. Esistono tre regimi politici: monarchia, aristocrazia, democrazia con le rispettive degenerazioni: tirannia, oligarchia, demagogia. Il governo, per Platone, va affidato a uomini saggi (filosofi). La legge è necessaria perché la polis è abitata da uomini imperfetti. Il vero uomo politico sa equilibrare gli opposti nella giusta misura. Sappiamo come andò a finire, invece, a Crotone quando scelsero Pitagora per governare la città: un fallimento.

L’organizzazione della Politica è svolta dai Partiti che sulla base dei loro orientamenti, concorrono con le loro strategie, i loro programmi per ottenere il consenso degli elettori.

Dal pensiero dei due grandi filosofi greci discendono poi le varie scuole di pensiero sul tema della Politica, da Hobbes e Weber, all’idealismo di Hegel che influenzò il pensiero di Marx in una lettura in chiave storica della politica, giungendo al materialismo storico. A quest’ultimo si contrappone il liberismo di Adam Smith (1723-1790), filosofo ed economista scozzese, che scrisse nel 1776 la “Ricchezza delle nazioni”, che segna simbolicamente l’inizio della storia dell’Economia e del capitalismo e dello sviluppo storico dell’industria e del commercio tra le nazioni europee.

A ben vedere L’Europa è la culla della nascita delle scienze sociali, storiche ed economiche.

Ricordo che quando mi approcciai alla politica all’età di diciotto anni aderendo alla sinistra Dc di Base, una corrente fondata da Enrico Mattei che pubblicava il settimanale Politica di Nicola Pistelli, assessore di punta del sindaco Giorgio Lapira, mi fu consigliato di studiare Storia delle dottrine politiche di Gaetano Mosca (Roma 1923-1933). Poi seguirono una serie d’incontri formativi con Galloni, professore e giurista “dossettiano” Marcora, un ex comandante partigiano di Mattei, Bassetti, primo presidente della Lombardia. I giovani del Pci, invece, frequentavano la scuola politica delle Frattochie.

Purtroppo oggi nel Pd, e non solo in esso, la selezione della “classe dirigente” ha altri presupposti: innanzi tutto la fedeltà al “capo”, la gestione delle tessere, lo sviluppo delle “clientele”. Il partito ha un’organizzazione feudale fatta di vassalli, valvassori, e valvassini legati al feudatario territoriale di turno. La selezione della classe dirigente non avviene per merito e attività di militanza, ed essendo mediocre, si è trasformata in “ceto politico”.

Sono emersi cacicchi e piccoli ras di borgata, che oltre ad assicurare il “controllo” delle tessere, delle candidature, del sottogoverno, hanno abbassato sia il livello della partecipazione sia l’elaborazione d’idee e proposte politiche che partissero dal basso.

A questo dobbiamo aggiungere il “leaderismo”, una piaga che mal si concilia con la capacità di un partito di condividere collegialmente e dialetticamente le decisioni. Il “leader” di turno ha un pullulare di “fans” sostenitori del “pensiero unico”.

Il 4 marzo tutto questo è andato in crisi e le “clientele” e il “leaderismo” hanno fatto flop e spiaggiato il Pd, costretto, ora, a ritrovare il senso politico, con molte difficoltà, della sua ragion di essere.

Quali sono le domande cui rispondere per tornare a essere punto di riferimento della Sinistra, facendo ammenda delle politiche neoliberiste inseguite dai Leopoldini finiti nella brace di quella “globalizzazione” che ha impoverito il ceto medio, non solo in Italia, ma anche in Germania negli Usa?

Come risolvere le contraddizioni del neo capitalismo globalizzato? Come riequilibrare le ingiustizie sociali così come previsto dalla Carta costituzionale? Come rispondere efficacemente ai guasti prodotti dalle potenze neocolonialiste (Francia, Inghilterra, Olanda, Germania, Belgio ecc) del primo Novecento che ora si traducono in flussi migratori? Come affrontare il dilagante protezionismo commerciale degli Usa? Verranno risposte agli aspiranti segretari del Pd?

[Datum in San Raffaele 4 luglio 2018]

*contributo volontario di opinione politica

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