L’opinione. ‘Prima gli italiani’ era anche un concetto di Mussolini. Forse occorre limitare gli interessi delle grandi multinazionali per salvare gli italiani (e non solo)

L’opinione. Il concetto ‘prima gli italiani’ ricorda la partenza sprint di Mussolini, che si dedicò subito al sociale. Ma chi c’è dietro gli interessi delle multinazionali? Forse meglio limitare lo strapotere

di Pino Gadaleta*

Nei commenti di autorevoli giornalisti e intellettuali è evidente un concetto: Il Pd è superato, in alcuni casi si giunge a richiedere l’incenerimento del gruppo dirigente di questo partito. Dopo il sostegno dato da alcuni editorialisti a Renzi ora, si proclama l’esatto contrario. E non è tutto, si associa la marginalità del Pd con la fine di una sinistra riformista e moderna.

Tutti rincorrono suggerimenti e proposte affinché la sinistra (quindi il Pd) risorga a un nuovo protagonismo nella scena politica. Stucchevole.

Se il Pd non fa i conti e le ragioni delle cause della “Caporetto” con la sostituzione dello “stato maggiore” responsabile della sconfitta, c’è ben poco da rilanciare proposte e suggerimenti affinché la Sinistra ritorni a svolgere il suo ruolo politico di forza politica riformista e progressista.

Nel Pd, mancando questa presa di coscienza collegiale, vi è smarrimento e tentativi di recuperare la scena politica con il fiorire di candidature che si propongono come leadership del partito vecchio, rifondato, o nuovo che sia.

La Sinistra in Italia ha sempre avuto la capacità di frammentarsi, ereditando il frazionismo tipico di forze politiche che in qualche modo si rifanno al Marxismo.

La domanda di fondo resta: Gramsci, Marx, sono superati? Il cattolicesimo democratico ha esaurito la sua spinta ideologica e riformista in chiave sociale?

Qui sta la ragione di una seria discussione sul ruolo politico cui la moderna Sinistra è chiamata a svolgere. Non sono sufficienti i decaloghi di alcuni autorevoli opinionisti, e quelli in parte scopiazzati degli aspiranti candidati alla leadership del Pd.

La realtà chiede che bisogna fare i conti con le politiche monetarie imposte dall’Ue che vincola i bilanci nazionali e con le pretese neo-nazionalistiche di alcuni stati che hanno imboccato la difesa dei propri interessi con politiche di protezionismo e rivendicando i loro ruoli nelle ex colonie.

Il colonialismo dell’800 e primo ‘900 è la causa del fenomeno migratorio dall’Africa, un colonialismo che continua, ad esempio, con l’espulsione di migliaia di contadini dalle terre più fertili dell’Africa divenuti preda di potenti multinazionali e governi che hanno acquistato migliaia di ettari di terreno coltivabile.

La querelle tra Italia e Francia sula questione migranti si può racchiudere nella contesa tra la Total francese e l’Eni sui ricchi giacimenti di gas e petrolio in Libia. La Francia potente nazione colonialista (o ex colonialista) ha puntato gli occhi sulla Libia non per ragioni umanitarie ma solo per interessi. Vogliamo rammentare gli ex possedimenti francesi in Africa? Madagascar, Gabon, Camerun, Ciad, Tongo, Mali, Sud Sudan, Costa di Avorio, Niger, Algeria, Tunisia, protettorati in Somalia e in Marocco ecc., insomma gran parte dell’Africa nord-occidentale è sotto l’influenza francese, stati da cui provengono la maggioranza dei migranti economici.

E allora in questo caso che politica deve svolgere la “sinistra” italiana? Insistere sulla solidarietà e sull’accoglienza o puntare al riequilibrio delle influenze interessate in Africa? Accettare i diktat, di fatto tali sono, o grazie all’Ue offrire azioni diplomatiche ed economiche per restituire dignitosamente l’Africa agli africani?

Nei vari decaloghi proposti questo argomento è ignorato.

Hanno buon gioco le forze politiche sovraniste leghiste: “prima gli Italiani”. Con cinque milioni di cittadini in povertà assoluta, con le disuguaglianze sociale ed economiche aumentate, un paese in coma demografico, prevalgono gli egoismi a scapito della solidarietà. Il conto lo pagano i più deboli e i ricchi si arricchiscono sempre di più.

L’avvento del Fascismo fu causato dalla situazione di disagio in cui l’Italia post bellica versava. I primi provvedimenti di Mussolini furono di ordine sociale ed economico, Inps, Scuola, aiuti economici alle famiglie ecc. che lo resero popolare e accettato: “Prima gli italiani”, lo stesso slogan che ritroviamo in risonanza oggi in alcuni fondatori di questo governo giallo-verde.

E quale deve essere, in questo scenario, il ruolo dell’Ue?

I “decalogisti” e gli aspiranti leader di una Sinistra, nuova, devono partire a dare risposte credibili e sostenibili a queste domande. Altro che proporre partiti nuovi, riverniciati, o abbelliti.

*contributo volontario di opinione politica

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